Venerdì, 10 Ottobre 2014 11:03

Salute. L'arteriopatia colpisce 1 paziente su 5 spore i 60 anni

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Parla Adriana Visonà, presidente società angiologia e patologia  vascolare

ROMA - La chiamano ‘malattia delle vetrine’ perché - chi ne soffre - deve smettere di camminare per un dolore alla gamba, una specie di crampo, che costringe a frequenti pause con la scusa di guardare le vetrine dei negozi. In termini tecnici si parla invece di claudicatio intermittens, il sintomo più tipico dell’arteriopatia periferica, condizione caratterizzata da occlusioni o restringimenti nelle arterie degli arti. “È in assoluto la patologia vascolare più frequente- fanno sapere gli esperti-: in Italia colpisce 1 paziente su 5 sopra i 60 anni, cioè il 20% della popolazione”. Per saperne di più la Dire ha intervistato Adriana Visonà, presidente della Siapav (Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare).

Quali sono i sintomi dell’arteriopatia periferica?

“Questo tipo di patologia si manifesta con dolore agli arti inferiori quando il paziente cammina. Nello specifico, si tratta di un problema circolatorio che consiste nell’ostruzione delle arterie delle gambe. Tale condizione è un marcatore prognostico sfavorevole, il che vuol dire che chi ha la malattia arteriosa periferica ha un’alta mortalità cardiovascolare”.

I pazienti che ne soffrono hanno un aumentato rischio d’infarto?

“Non solo d’infarto, ma anche di ictus cerebrale. Purtroppo, per quanto riguarda questa patologia, c’è una grossa sottostima oltre che una scarsa consapevolezza. Eppure l’arteriopatia periferica è facilmente verificabile attraverso un semplice parametro (indice caviglia braccio), che consiste nel rapportare la pressione della caviglia a quella del braccio. Con una spesa minima, insomma, si ha un’informazione molto importante che ci dice sia se la malattia c’è sia quanto è grave”.

Quali sono i soggetti più a rischio? Anche i giovani possono esserne colpiti?

“Tra i soggetti più a rischio ci sono quelli che hanno colesterolo e pressione alta, diabete, insufficienza renale, e ovviamente i fumatori. Per quanto riguarda i giovani, invece, possono esserne toccati, ma ovviamente in maniera molto più limitata. Il problema li può riguardare soprattutto se c’è una familiarità della patologia, per cui possono verificarsi situazioni di gravi malattie cardiovascolari arteriose anche in pazienti tra i 35 e i 45 anni”.

Qual è la qualità di vita di questi pazienti?

“Al di là del rischio di infarto o ictus, la qualità di vita di questi pazienti è molto scadente: basti pensare a come si è limitati semplicemente nell’attraversare una strada, a causa del male ai polpacci. Se passiamo poi agli stadi avanzati, quindi con ulcere o dolori notturni, la qualità di vita per loro diventa così scadente da essere paragonabile a quella di pazienti che hanno il cancro o lo scompenso di cuore”.

Arteriopatia periferica e angioplastica: quali sono le nuove frontiere?

“Stanno progredendo sia le tecnologie sia l’organizzazione. Ci tengo a sottolineare però un concetto: il paziente vasculopatico va affrontato con un team multidisciplinare, di cui faccia parte l’angiologo, il chirurgo vascolare, e l’emodinamista. Sembra ‘l’uovo di Colombo’, eppure è essenziale che queste tre figure lavorino insieme: le indicazioni per rivascolarizzare il paziente, con un intervento di angioplastica, devono essere appropriate. E questo può accadere solo se il paziente viene analizzato a 360 gradi, grazie alla presenza di un team multidisciplinare. Solo questa è un’organizzazione vincente”.

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