Venerdì, 01 Luglio 2011 14:23

Freud cotto … in salsa taoista

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“E nun ce vonno ‘stà’ direbbe un trasteverino dopo aver letto il paginone che La Repubblica ha assegnato ieri a Luciana Sica, la quale cerca, come quei giapponesi che, nascosti nelle foreste, continuarono per anni la ‘loro’ seconda guerra mondiale, di tenere in piedi un idolo di cartapesta  che si sta lentamente ma inesorabilmente disgregando: Sigmund Freud.


La pietas cristiana dovuta  a chi ‘vaga nelle tenebre’ impone una difficile comprensione: gli epigoni del freudismo, i quali hanno dedicato tutta la loro vita ad adorare e far adorare dagli adepti, quest’uomo facendone una divinità,  come i giapponesi che, prima della fine della guerra, credevano e vedevano l’imperatore come una divinità invincibile, non ce la fanno a toglier dagli altarini la foto del loro dio, che ha donato loro, una illusoria ‘identità’ alla quale stanno attaccati come cozze allo scoglio per resistere ad oltranza al vento della storia che, da quarant’anni ormai, ha squarciato il velo di Maya, mostrando l’evanescenza e l’assurdità delle pseudo teorie freudiane.

E quindi si potrebbe liquidare questo articolo scuotendo con indifferenza la testa come davanti a degli adulti che si ritrovano, nonostante la loro bella età, festosamente deliranti, sulle pagine di giornali adusi a pubblicare assurdità ‘scientifiche’, come quelle della pecora di sei mesi che sogna, o l’altra dei bambini di cinque anni che non sognano. Oppure, peggio, gli ultimi adepti si possono incontrare nelle loro sedi dogmaticamente tappezzate da foto di Sigismondo, dove gli uomini possono entrare,  solo se con barba e sigaro puzzolente, e le donne solo dicendo “io sono un uomo castrato”, per tramare la conquista del mondo.

Si potrebbe liquidare in questo modo, ma forse è meglio osservare la pericolosità culturale di un simile articolo, facendo molta attenzione agli ultimi colpi di coda di un animale agonizzante. Anche perché l’articolo della Sica ‘Il cinese sul lettino’ tenta in tutti i modi, cominciando proprio dal titolo, di costringere il lettore disattento, a ‘vedere’ una fila indiana interminabile, lunga più o meno come la Grande Muraglia, di cinesi angosciati davanti ai portoni di migliaia di psicanalisti freudiani con gli occhi a mandorla.

Una visione risibile lontana anni luce dalla realtà  come evidenziano le risposte di Stefano Bolognini, neopresidente dell´International Psychoanalytical Association, fondata da Freud nel 1910, intervistato dalla Sica: “Nella capitale ci sono nove candidati in analisi dalla moglie dell´ambasciatore tedesco e altrettanti a Shangai, sempre da un analista tedesco che si è trasferito lì.” Quindi la verità è che le ‘ingenti forze di occupazione della psicoanalisi’, vale a dire gli psicoanalisti freudiani, in un paese di oltre un miliardo di persone, sono … due,  più diciotto aspiranti tali, Sembra di sentire quella vecchia canzone di Modugno: “ma se siamo in tre, tre briganti e tre somari, sulla strada da Girgenti a Monreale.” Anche da questo maldestro tentativo, di dare una visione adulterata della realtà, ci si può separare tranquillamente.

Quello che sarebbe utile approfondire invece è un certo aspetto del freudismo che traspare da ciò che afferma Bolognini: “ (La) psicoanalisi non solo è tollerata ma addirittura inserita in un progetto politico volto a creare una “harmonious society. (…) È così che la pensa la nomenklatura cinese …”. Questa frase ci mette in allarme, ci fa ricordare che Freud fu sempre un reazionario, pronto a mettere al servizio del potere fascista e nazista, le sue ‘tecniche’ per rendere docile e far rientrare ‘armoniosamente nella società’ anche coloro che, con un sussulto di vitalità, e contro il ‘principio di realtà’ freudiano, fossero divenuti eretici e quindi, secondo la norma freudiana, asociali.

Ricordiamo brevemente, attraverso le parole scritte da Michel Onfray, nel suo libro ‘Il crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane’, chi fosse in realtà il medico viennese: “Freud?  Un reazionario, non un rivoluzionario: simpatizzava per i ‘cesarismi’ del XX secolo e di questo testimonia una dedica, scritta nel 1933, piena di elogi per Mussolini, definito dal medico viennese ‘eroe della cultura’ . Per non parlare dell’appoggio dato da Freud al regime nazista del cancelliere Dollfuss, del suo lavoro per fondare l’Istituto Goering per fare in modo che la psicanalisi continuasse a esistere sotto il regime nazionalsocialista”. Nel suo libro Onfray afferma che il freudismo, e naturalmente anche la cultura della psicoanalisi freudiana: “riposano su una gigantesca affabulazione, a sua volta fondata su una serie di leggende.  Freud disprezzava la filosofia e i filosofi, ma non fu che un filosofo, autore di una soggettiva psicologia letteraria. In realtà sappiamo solo quello che di lui hanno scritto i freudiano-marxisti e che è ben lontano dai testi freudiani”.
Di fronte alle continue ribellione dovute alla sfruttamento disumano di una gran parte di cittadini cinesi,  la nomenclatura cinese, oltre all’esercito, ha l’assoluta necessità, per arginare le rivolte, di trovare, anche un sistema filosofico occidentale, come quello freudiano, che si ponga al fianco della tradizione taoista e confuciana del ‘dào’, vale a dire della divina armonia dell’universo, che tradotto in occidentale rappresenta il cosmos e quindi l’ordine sociale … quello che più conviene a chi detiene il potere politico-economico.
Su Asia News troviamo, in un articolo di Willy Wo-lap Lam, “Lo Stato di diritto è morto, l’ha ucciso la società armoniosa”, la congruità di ciò che è stato fin qui accennato. Il giornalista cinese è un Pekingologist, cioè una persona che studia e controlla l’attualità nella Repubblica popolare cinese. Questo suo articolo è illuminante perché spiega bene perché la nomenclatura, a cui Bolognini fa riferimento, vuole ‘una società armoniosa’ e che senso ha questo in seno alla politica attuale cinese.

Per fare fronte ai 180mila casi di rivolte sociali, proteste e manifestazioni che si sono verificati in Cina lo scorso anno, che secondo la nomenclatura sono il contrario dell’ordine armonioso auspicato, si sta larvatamente cambiando lo stato di diritto: “Imporre le risoluzioni fuori dai tribunali in nome dell’armonia ha ridotto le corti di giustizia a semplici saloni dove si parla, ma non si applica il diritto. E il Partito ha trasformato i giudici in aiutanti della polizia, incapaci di distinguere la verità e di rispettare la legge”. Questa è l’analisi di Willy Wo-lap Lam, uno dei maggiori conoscitori della Cina contemporanea.
È chiaro a questo punto che il concetto taoista di ‘società armoniosa’ e quello di ‘super io’ freudiano collimano perfettamente: entrambi auspicano una società di robot da poter controllare; una società come quella nazista e fascista, tanto amata da Freud,  che annulla, anche fisicamente, ciò che non aderisce perfettamente al modello di individuo coniato mentalmente dagli uomini al potere. Una società come quella descritta  da Platone ne ‘La repubblica’ nella quale comandano i filosofi-re. E non dimentichiamo che, da Platone in poi, tutti i filosofi, tranne pochi tra cui Giordano Bruno,  hanno sempre legittimato lo status quo voluto da aristocratici, principi, papi, nomenclature, oligarchi e i vari Marchionne di turno.

Ed ecco che il cerchio si chiude: una reazionaria pseudo teoria sulla realtà umana si mette a braccetto con il taoismo e entrambi vengono usate dalla nomenclatura mandarina per cercare di arginare i moti di rivolta e le istanze umane di trasformazione sociale, che percorrono la società cinese. Tutto questo con il bene placido degli epigoni del freudismo da sempre nascostamente a fianco degli uomini di potere.

Però, un ultimo sassolino nella scarpa si deve togliere per continuare il cammino della verità: il freudismo non è mai stato un “serio strumento di conoscenza e di cura” come invece afferma Bolognini. Per capire la veridicità di tale affermazione, basterebbe il fatto che le assicurazioni americane già da vent’anni non pagano più le cosiddette terapie freudiane, perché già da vent’anni non le considerano più strumento di cura.
Però, come disse Woody Allen dopo vent’anni di incontri con il suo psicoanalista freudiano, rimane pur sempre Lourdes!

Per approfondire si possono leggere questi due articoli, uno pubblicato sul nostro Dazebao News: ‘Freud la caduta di un idolo di cartapesta’ e ‘Lo Stato di diritto è morto. L’ha ucciso la società armoniosa’ di Willy Wo-lap Lam apparso su Asia News.

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