Martedì, 07 Febbraio 2017 10:20

Cambiamenti climatici: nel 2017 attesi 48milioni di migranti

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ROMA - I cambiamenti climatici causeranno una nuova ondata di profughi nel 2017: il numero dei migranti ambientali e climatici salirà a 48 milioni e molti di loro busseranno proprio alle porte dell'Europa ed in particolare dell'Italia.

Ad affermarlo è Avvenia, uno dei maggiori player italiani nell'ambito dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, che già nel 2015 aveva lanciato l'allarme sul fenomeno dei migranti climatici ed ambientali, mettendo in rilievo come il loro numero fosse raddoppiato in pochi anni passando dai 18 milioni del 2011 a 36 milioni. Ora, secondo le stime di Avvenia, questo numero si avvia ad una rilevanza ancora più considerevole. Nel 2016, infatti, le alluvioni, la siccità e gli altri eventi metereologici estremi hanno portato ad un ulteriore incremento del numero dei migranti climatici, arrivando ai 42 milioni di profughi climatici ed ambientali nell'anno che si è appena concluso. Secondo quanto rilevato da Avvenia, circa la metà di loro proviene da Siria, Yemen e Iraq, e l'altra metà altri da vari Paesi africani e dall'Asia meridionale ed orientale, con India, Cina e Nepal in testa. Certo le migrazioni ambientali sono per la stragrande maggioranza migrazioni interne, ma cresce anche la quota di chi rischia la vita per raggiungere le coste europee. 

"E la situazione peggiorerà nel 2017", sostengono gli analisti di Avvenia. Tra pochi anni, infatti, le attuali migrazioni in direzione dell'Europa sembreranno di modesta entità rispetto a quelle che verranno, spinte da fenomeni come l'attuale ritmo di emissioni di gas a effetto serra che porterà ad un innalzamento di oltre un metro del livello dei mari entro questo secolo. "E basti pensare che anche solo un innalzamento di qualche centimetro già provoca inondazioni e ingresso d'acqua salata nelle falde freatiche d'acqua dolce", commenta l'ingegner Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia. Queste alterazioni producono un numero considerevole di sconvolgimenti ecologici, economici e sociali, a partire dai deserti che si allargano ai terreni che diventano sempre più aridi, dalle risorse idriche che diminuiscono e si contaminano al bestiame che muore. Così, sempre secondo Avvenia, entro il 2050 se non si implementeranno adeguate politiche di efficientamento energetico si potrebbero superare i 250 milioni di rifugiati climatici. E non vi saranno solo i migranti ambientali. Vi saranno anche coloro che migreranno a causa delle guerre che nasceranno dall'insorgere degli squilibri ambientali. 

Lo stesso conflitto siriano è stato in buona parte determinato dalla spaventosa siccità che attanagliava il Paese da anni e che ha costretto popolazioni di fede religiosa opposta a migrare all'interno del Paese. E sempre a causa dei cambiamenti climatici si stima che nei prossimi 30 anni il Fiume Giallo, lo Yangtze, il Gange, l'Indo, l'Eufrate, il Giordano, il Nilo e molti altri fiumi soffriranno una riduzione di portata d'acqua del 30%. "Mentre allo stesso tempo crescerà la domanda di acqua per energia, agricoltura ed usi domestici", osservano gli analisti di Avvenia. Ma è possibile fare marcia indietro? Gli esperti sono sicuri di sì, se si adottassero maggiori programmi di efficientamento energetico nei Paesi più industrializzati. "Se invece non faremo nulla per limitare i cambiamenti climatici, dovremo attenderci migrazioni sempre più numerose" avverte l'ingegner Giovanni Campaniello.  

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