Lunedì, 13 Luglio 2020 12:23

L’intervista: una storia di ripresa ai faraglioni dei Malavoglia

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ACI TREZZA (CT) - Il Covid 19 oltre a mietere vittime e lasciare, in alcuni casi, problematiche di salute non indifferenti a chi è stato colpito ma si è ripreso dalle conseguenze virali, ha purtroppo determinato situazioni negative in ambito economico, a causa della chiusura necessaria per evitare il diffondersi della pandemia.

Alcuni comparti sono stati maggiormente segnati per le loro peculiarità: come quelli dello spettacolo, recettivi e della ristorazione. Nonostante il virus sia stato più clemente in Sicilia, questi settori hanno pagato pesanti dazi riuscendo ad avviarsi verso la ripresa grazie a persone che hanno saputo immettere grandi energie e resistere nei momenti di maggiore difficoltà. Luigi Russo, che opera nel settore alberghiero luxury da circa trent’anni, con esperienze in hotel prestigiosi quali i taorminesi Villa Sant’Andrea e Grand hotel Timeo (entrambi by Belmond) e Orthea Palace, a Ortigia, ed è ora F&B Supervisor presso Grand Hotel Faraglioni del Faraglioni restaurant, situato nell’incanto di storia e bellezza naturale di Aci Trezza (in provincia di Catania), ci ha spiegato come ha trascorso il lockdown e come, secondo lui, si può ridare slancio e attualità alla ristorazione siciliana e italiana.

Come ha vissuto il lockdown, uno come te abituato a una vita dinamica, fatta di contatti con una clientela composta di artisti internazionali che popolavano il festival di Taormina?

In effetti, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere tantissimi personaggi del mondo del cinema che hanno reso ancora più eccitante la mia attività lavorativa, che trova nell’organizzazione e nel contatto con il pubblico una sua importante ragion d’essere. Il lockdown ovviamente ha comportato delle limitazioni importanti, problematiche pesanti per molti lavoratori di questo segmento economico, imponendoci una riflessione generale sull’effettiva solidità del nostro settore e, più intimamente, sulla necessità di riscoprire quelle piccole cose quotidiane, spesso dimenticate perché travolti dalla frenesia della vita. Soprattutto l’importanza di porre su un piano di rilievo la cultura e il trascorrere il tempo con la propria famiglia. Il nostro gruppo di lavoro si è compattato affrontando con coesione la bufera, con fiducia nella ripresa.

 Quindi il lockdown è stato un momento per comprendere il presente e affacciarsi in maniera diversa sul futuro, anche dal punto di vista della ristorazione?

In effetti, è diventato un momento per avere una maggiore consapevolezza di sé e di comprensione sulla direzione da intraprendere, per concepire un modello di sviluppo più sostenibile, improntato a un maggior rispetto delle persone e dei territori, con alla base un approccio anche culturale dei sapori e dei contesti in cui si generano.  La collocazione geografica del luogo in cui lavoro, di fronte ai Faraglioni, lì dove è ambientato “I Malavoglia” di Verga, consente una forte attrattiva verso i turisti che va alimentata in questa fase con una maggiore cura del cliente, che può sentire la necessità di essere “coccolato”, viste le regole di distanziamento sociale. Coadiuvati da una maggiore attenzione all’uso del virtuale, dando la possibilità, a chi fruisce dei servizi di ristorazione, di fare già un percorso sul sito dell’hotel (che riaprirà anche dal punto di vista recettivo a breve), traendo insegnamento dall’adozione di tecnologie, maggiormente usate proprio durante la fase di lockdown.

Come pensi si possa valorizzare il rapporto con il territorio, in una fase in cui il settore alimentare e vitivinicolo hanno avuto grosse difficoltà?

Credo che la strada giusta sia creare delle iniziative che esaltino le realtà prossime e a tal proposito, infatti, ho pensato di fare tre appuntamenti enogastronomici (il 16, 23 e il 30 luglio), proprio al Faraglioni restaurant, nel corso dei quali dall’amuse-bouche fino al dessert, tutto sarà declinato seguendo le voci dei territori e soprattutto valorizzando cantine vinicole locali, rispettivamente Tasca Conti D’Almerita, Al- Cantara, Principe di Corleone, con abbinamenti che sappiano valorizzare i sapori e la cultura siciliani. Credo che lo stesso possa riproporsi in altri contesti evidenziando il rapporto dell’ambito geografico con quello gastronomico e culturale per assicurare una ripresa all’economia italiana.

Gianmaria Tesei

Attore, giornalista

www.dazebaonews.it

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