Martedì, 11 Ottobre 2011 14:56

Filosofi al posto di psicoterapeuti e psicofarmaci

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ROMA - Sei depresso, stressato, sei in crisi coniugale? Hai difficoltà genitoriali, devi elaborare un lutto, hai un impasse professionale? Non ce la fai a superare un divorzio, un rovescio economico?

Hai complicate questioni sentimentali dai quali non riesci ad uscire? Non c’è problema, ora ci sono i ‘philosophical counselors’ che usano la tecnica del ‘problem solving’. Non dovrai più ingollare decine di psicofarmaci, quelle stupide pillole della felicità che hanno degli effetti collaterali anche gravi, né entrare in quella psicanalisi, che Luciana Sica, su La Repubblica di ieri, ha definito “di un piccolo Freud” … dovrai solo “prenderla con filosofia”.


Qualche giorno fa il filosofo Galimberti, tanato varie volte nell’atto di scopiazzare a destra e a manca -  vedi il saggio ‘La cassapanca del filosofo’ di Francesco Bucci” – sollecitato da una lettera inviata al settimanale D di Repubblica, così rispondeva: “Di fronte a patologie conclamate, soprattutto di natura psicotica, la consulenza filosofica è impotente, ma lo stesso può dirsi della psicoterapia psicoanalitica, anche se un ascolto partecipe e interessato può alleviare la sofferenza psicologica e togliere i pensieri, i sentimenti e le emozioni di chi soffre da quella radicale solitudine e da quel senso di isolamento che aggrava la condizione di chi ha perso i contatti con il mondo e con gli altri”.
Della serie qui lo dico e qui lo nego: in questi dissoi logoi, ovvero discorsi duplici, il filosofo, prima dice che la filosofia di fronte “a patologie conclamate”  “è impotente”, come d’altronde lo è la “psicoterapia analitica”, poi però afferma che “un ascolto partecipe e interessato può alleviare la sofferenza psicologica”.  E cos’è una patologia psichica se non una ‘sofferenza psicologica’? Non è che, chiamando la malattia psichica in modo diverso, questa possa svanire come brina al sole, o trasformarsi in un’emicrania.
Ma sembra che sia proprio questa la malattia di coloro che si occupano filosoficamente della psicoterapia: i loro ‘dissoi logoi’ che potrebbero anche essere tradotti come ‘discorsi dissociati’.

Scorrendo l’articolo, sopra citato, ‘Alla cura anti-stress adesso provvedono i consulenti filosofici’, di Luciana Sica, ci rendiamo conto che questa apparente ‘dissociazione verbale’ in realtà nasconde la volontà di occultare una truffa che potremmo definire psicofilosofica.
Naturalmente dopo la recente sentenza della Cassazione, la 14408 del’11 aprile 2011, questi signori ci vanno cauti. Quest’ultima sentenza sancisce lo scorretto comportamento di una persona la quale, “poteva dirsi ragionevolmente portatrice “della tranquilla convinzione di porre in essere un’attività lecita e di non esercitare abusivamente la professione di psicologo né attività di psicoterapeuta”.  ma che di fatto agiva illecitamente. Continua la Sentenza:  “La psicoanalisi, è pur sempre una psicoterapia – atta a – disturbi mentali, emotivi e comportamentali.(…) Né può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della formazione medica (…) diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia).”

Questa sentenza, commentata ed esposta molto chiaramente da Paolo Fiori Nastro e Luca Fagioli, la si può trovare sull’ultimo numero della Rivista di psichiatria e Psicoterapia ‘Il sogno della Farfalla’, edita da ‘L’Asino d’Oro’, in vendita nelle librerie. Inoltre nel Blog segnalazioni.blogspot.com, si possono trovare molte altre sentenze su questo argomento.
Ma qui si vorrebbe parlare soprattutto di come, queste ‘consulenze filosofiche’, che, come recita la sentenza citata, sono vere e proprie psicoterapie, e quindi devono essere ‘cura con fine della guarigione”, vengano coperte da una pioggia acida di parole, che dissolve il vero significato degli accadimenti presentandoli poi con abiti alla moda.
Nell’articolo della Sica il linguaggio dei ‘consulenti filosofi’ intervistati, è scientemente adulterato per scardinare il senso del fatto reale, utilizzando un gergo che altera completamente il significato dell’incontro tra il cosiddetto ‘consigliere’ e il cosiddetto ‘ospite’. In queste ‘consulenze filosofiche’ che possono essere di gruppo o individuali, il più delle volte esentasse,  il malato psichiatrico viene chiamato, ‘ospite’ e non ‘paziente; la malattia “non è psicologica ma culturale”; lo psicanalista non è psicoterapeuta ma ‘consulente’ che non consiglia nulla ma “prende parte alla ricerca filosofica, alla pari del ‘consultante’, pertanto non ha nulla da ‘insegnare’ e si limita ad accompagnare ‘l’ospite’ nella sua visione del mondo.”


Scrive giustamente  la Sica “L'oggetto rimane comunque sfuggente, misterioso, evanescente. Sarà anche probabile che spesso Platone è meglio del Prozac, ma è esclusa la prescrizione dei filosofi al posto dei farmaci, a differenza di quanto promette quel titolo ad effetto del best seller un po’ facile di Lou Marinoff.”  E questi sono i titoli eloquenti di Marinoff: ‘Platone è meglio del Prozac’, ‘Le pillole di Aristotele. Come la filosofia può cambiare la tua vita’,  ‘Aristotele Buddha Confucio per essere felici ora.’

Eppure, anche se la Sica dice “è esclusa la prescrizione dei filosofi al posto dei farmaci”, ci sono ‘consulenti filosofici’ come Neri Pollastri, che operano spalla a spalla con psicoterapeuti. Dice alla Sica, Pollastri: “Sono uno di quei tre o quattro che in tutta Italia vivono facendo esclusivamente il consulente filosofico. Lavoro a Firenze: nel mio studio e da un anno anche in un Centro di salute mentale, insieme con psichiatri e psicoanalisti: un esperimento davvero interessante... Come mi definirei? Una persona che con i suoi strumenti puramente filosofici indaga sulla visione del mondo di un'altra che ne fa richiesta. È una definizione minima, lo so, ma è anche la sola condivisa a livello internazionale. Certamente non dò mai consigli e tanto meno spiegazioni di storia della filosofia: chi viene da me è interessato a ben altro”. Ci chiediamo se, come, quanto e in qualità di, viene pagato dai contribuenti questo filosofo. E quando Pollastri dice “È una definizione minima(…) la sola condivisa a livello internazionale, intende dire che alcune associazioni private hanno già fatto richiesta di riconoscimento come associazioni professionali di psicoterapia, ma non lo hanno ottenuto o dichiarano di essere in attesa di riscontro. E intanto sottobanco…
Ma dice la Sica che questo non è il solo caso in qui il pubblico interviene in questo scenario di ‘consulenze filosofiche’: “A Roma ce n’è uno aperto dal Comune e affidato a Rosanna Buquicchio, attivissima presidente di “Vivere con Filosofia”. Sentiamo che dice: “Affrontiamo il disagio esistenziale dei nostri consultanti attraverso un dialogo che si fonda sullo stile e il metodo della filosofia. (…) il servizio è gratuito...”. Tranquilli, sentito? È  tutto gratuito, paga il contribuente.

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