Alessandro Ceccarelli

Alessandro Ceccarelli

E’ uscita una nuova raccolta di brani del cantante e chitarrista scomparso tragicamente nel 1997. Intervista al fotografo Roberto Covi che conobbe il musicista californiano

NEW YORK - E' morto il noto tastierista Keith Emerson. Il musicista 71enne cofondatore della band 'Emerson, Lake and Palmer'  e' stato trovato nella sua abitazione di Santa Monica con una pallottola in testa. Potrebbe quindi trattarsi di un suicidio. La sua fidanzata, Mari Kawaguchi, ha chiamato la polizia all'1,30 ora locale. "Si sta indagando per suicidio" afferma il sergente della polizia Erika Aklufi.

Lunedì, 29 Febbraio 2016 09:50

Oscar 2016, finalmente Di Caprio e Morricone

Miglior film “Spotlight”, miglior attrice Brie Larson, sei statuette a “Mad Max , fury road”

Lunedì, 15 Febbraio 2016 11:35

I rischi del sistema bancario italiano

Il recente fallimento di quattro istituti di credito ha messo in luce fragilità sistemiche mai superate

Giovedì, 11 Febbraio 2016 11:55

Cina: gli scenari economici per il 2016

Per molti analisti sarà un anno decisivo per il gigante asiatico

Il trombettista torinese si è esibito a Milano con il suo quartetto


“Quella dei 40 anni è sicuramente una tappa della vita che arriva inaspettata, come tutte del resto. Forse è la prima che, al contrario di quella dei 18, non si cerca di raggiungere poi così in fretta. E invece è arrivata velocemente, come mi sembra siano stati veloci tutti i viaggi, i concerti fatti fino ad oggi. Posso certo dire serenamente che sono stati anni densi di vita, di incontri, di esperienze, giunti al culmine nel 2010 con la nascita di mio figlio”  (Fabrizio Bosso)

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Grande successo di pubblico e due bis finali per il concerto del quartetto di Fabrizio Bosso che si è esibito al “Blue Note” di Milano, storico jazz club del capoluogo meneghino. Il trombettista torinese ha offerto ai presenti una performance di altissimo livello ben equilibrata fra straordinaria tecnica strumentale e forti emozioni scaturite nei momenti più intimisti. 

Nel fraseggio di questo vero e proprio virtuoso della tromba emergono prepotentemente i suoi amori che vanno da Clifford Brown, Luis Armstrong, Freddie Hubbard e Wynton Marsalis. Fabrizio Bosso si distacca decisamente dagli altri grandi interpreti italiani del suo strumento come Enrico Rava e Paolo Fresu. Se i suoi colleghi sono più orientati verso un intenso lirismo, lo stile di Bosso è permeato dal be-bop e dal sound delle big band. Il suo punto di riferimento dal punto di vista compositivo e armonico è senza ombra di dubbio Duke Ellington (Non è un caso che il suo ultimo album sia proprio un omaggio al grande pianista scomparso nel 1974).

Anche nel concerto al “Blue Note” Fabrizio Bosso ha eseguito una splendida versione della celeberrima “Caravan”, uno dei brani più significativi della produzione di Duke Ellington.

I punti di forza del 42 trombettista piemontese sono un suono molto definito e potente soprattutto sulle note più acute, un fraseggio estremamente virtuoso e spettacolare e una capacita’ improvvisativa a dir poco stupefacente.

Nel concerto milanese ha suonato con un quartetto composto dall’eccellente pianista italo-inglese Julian Oliver Mazzariello, classe 1978; dall’efficace contrabbassista Luca Alemanno, 28 anni, nativo della provincia di Lecce e dal pirotecnico batterista Nicola Angelucci, abruzzese di 37 anni. La band di Bosso, perfettamente coesa tra le spettacolari parti solistiche e gli intensi momenti corali, ha dimostrato una grande padronanza tecnico-esecutiva mai fine a se stessa senza dimenticare l’aspetto più importante del jazz: comunicare profonde emozioni attraverso il giusto equilibro tra melodia e improvvisazione.

Giovedì, 21 Gennaio 2016 11:28

Michele Fazio: emozioni in musica

Il pianista barese si è esibito nella Villa Reale di Monza e ha presentato i suoi due album: “Visione passeggera” e “L’Acrobata”

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 10:38

Addio a Ettore Scola, un maestro del cinema

“C’eravamo tanto amati”, “Una giornata particolare” e “La famiglia”, ci hanno spiegato il significato di essere italiani


Nel piccolo italiano medio c'è una zona nobile, un soprassalto di dignità che non arriva all'eroismo ma che lo spinge ad agire, anche solo con una dimostrazione di affetto e di appoggio all'amico”  (Ettore Scola)

Scola e il nostro essere italiani

E’ stato uno dei maestri della commedia all’italiana, ha scritto le sceneggiature di film epocali come “Un americano a Roma”, “Il conte Max”, “Il mattatore”, “Il sorpasso”, “La marcia su Roma” e “I mostri”. I suoi capolavori come “C’eravamo tanto amati”, “Una giornata particolare” e “La famiglia” hanno raccontato con realismo e amarezza le tragedie collettive e individuali del nostro Paese. Stiamo parlando di Ettore Scola che la scorsa notte ci ha lasciato all’età di 84 anni. I suoi film hanno segnato in maniera indelebile emozioni, rimpianti e disillusioni dell’Italia uscita devastata dagli orrori della Seconda guerra mondiale. Ettore Scola, come pochi suoi colleghi, grazie alle sue pellicole ci ha fatto capire e riflettere sulla natura profonda del nostro essere italiani. Nel cult-movie “C’eravamo tanto amati” grazie alle caratterizzazioni di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores e Stefania Sandrelli, tutti noi spettatori ci siamo identificati in questa sorta di amara “resa dei conti” attraverso trent’anni di storia italiana. Scola descrive senza pudori la tipica vigliaccheria italiana, lo squallido cinismo e la fragilità interiore del nostro Paese e anche qualche (raro) sussulto di dignità che è tipico dei popoli latini. Contraddizioni, lacerazioni, rimpianti e speranze disilluse sono la cifra stilistica dell’opera di questo raffinato maestro che ora raggiunge gli altri grandi protagonisti del cinema italiano: Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Francesco Rosi.

Genesi e analisi di tre capolavori

Ettore Scola, nato a Trevico (Avellino) il 10 maggio del 1931 si forma giovanissimo a Roma come vignettista nella rivista umoristica “Marc’Aurelio”. Tra la fine degli anni ’40 e l’inizio del decennio successivo collabora prima alla radio e poi nella neonata Rai. Negli anni seguenti si mette in luce come uno dei più brillanti giovani sceneggiatori della nascente commedia all’italiana. Debutta dietro la macchina da presa nel 1964. Il suo primo film significativo è “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) con Alberto Sordi e Nino Manfredi. Negli anni ’70 firma i suoi capolavori che resteranno per sempre nella storia del cinema italiano ed europeo. “C’eravamo tanto amati” (1974), “Una giornata particolare” (1977) e “Brutti sporchi e cattivi (1976) fanno di Ettore Scola un punto di riferimento per l’impegno civile, politico e soprattutto per la memoria collettiva italiana. Nel decennio successivo dirige il monumentale “La Famiglia” (1987) che riprende il discorso storico-politico di “C’eravamo tanto amati” e “Che ora è?” (1989), una sorta di film minimalista sui sentimenti e sul sofferto rapporto tra un padre (Marcello Mastroianni) e il figlio (Massimo Troisi).

scola-ettore-ciao315.jpg“C’eravamo tanto amati” (1974)

“Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi…”

Questo straordinario e sofferto affresco inizia dalla guerra partigiana. Tre amici (Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores), combattono insieme contro i nazifascisti per contribuire alla liberazione dell’Italia. Il film poi si snoda attraverso tre decenni di storia del nostro Paese. Le vite e le vicende personali dei tre amici si snodano con la storia collettiva di un’Italia che attraverso lacerazioni e contraddizioni usciva dalla disperazione della guerra, conosceva l’effimera felicità del boom economico sino alla crisi degli anni ’70. Insieme a “Una vita difficile” di Dino Risi, “C’eravamo tanto amati” è il film più riuscito e sincero nello sforzo di fare i conti sul significato di essere italiani. Un film indimenticabile, struggente, epocale.

“Una giornata particolare” (1977)

“L'ordine è la virtù dei mediocri....”

Raramente il cinema italiano ha raccontato con realismo e sensibilità la solitudine e l’arrogante disumanità del regime fascista. Ettore Scola ha descritto l’incontro di due solitudini durante i duri anni del ventennio Mussoliniano.

Grazie alla presenza di due attori straordinariamente umani ed espressivi come Marcello Mastroianni e Sophia Loren,  l’interno austero di un tipico condominio razionalista del quartiere Nomentano, il regista ha superato se stesso dipigendo un film profondo, delicato e disperatamente vero dal punto di vista dei sentimenti. Il film narra una storia d’amore travolgente, ricca di passioni e incomprensioni tra un malinconico speaker radiofonico e una casalinga frustrata e sola. “Una giornata particolare”, affresco crepuscolare del cinema italiano rimarrà per sempre un episodio irripetibile della geniale creatività di Ettore Scola, del coraggio del produttore Carlo Ponti, della maestria di Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo per il realismo dei dialoghi e dell’immenso talento di Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

“La famiglia”(1987)

“Il momento più bello delle feste è quando si resta soli a sparlare”

Film monumentale che racchiude l’epopea di una famiglia borghese romana dai primi del Novecento sino al 1986 quando il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) compie ottant’anni. Ettore Scola dirige con profonda maestria un cast di attori straordinari come Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Carlo e Massimo Dapporto, Renzo Palmer, Philippe Noiret, Sergio Castellitto, Ricky Tognazzi e Monica Scattini. Ancora una volta Scola approfondisce quasi un secolo di storia italiana tutta raccontata attraverso le pareti di un elegante appartamento del Rione Prati di Roma. La grande casa è il ‘teatro vivente’ del nostro Paese: guerre, morti, resurrezioni, delusioni, sogni infranti, invidie, rimorsi e speranze attraverso lo straordinario occhio del maestro Ettore Scola.

 

 

Lunedì, 11 Gennaio 2016 10:04

Addio a David Bowie, il re del trasformismo

Scompare uno dei più grandi protagonisti della musica contemporanea stroncato da un tumore a 69 anni

“Per una stella” con Marta Comerio e Tommaso Banfi mette in scena l’amore e la morte nel primo conflitto mondiale

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