Mercoledì, 26 Febbraio 2014 14:15

“Tra donne sole”. Il suicidio dell’arte. Recensione

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“C’è gente che per morire si circonda di fiori? Forse è un modo per darsi coraggio.”(Tra donne sole- Cesare Pavese)

ROMA- E’ lo stesso Pavese, ne “Il Mestiere di vivere” suo diario personale, a commentare e spiegare il suo romanzo:

 23 Marzo 

Senza parere, cominciato nuovo romanzo, Tra donne sole. Lavoro pacato, sicuro, che presuppone una solida organatura, un’ ispirazione diventata abitudine.

17 Aprile

Scoperto oggi che “Tra donne sole” è un gran romanzo. Che l’ esperienza dello sprofondamento nel mondo finto e tragico della haute è larga e congruente e si salda con i ricordi wistful di Clelia. Partita alla ricerca di un mondo infantile (wistful) che non c’è più, trova la grottesca e banale tragedia di queste donne, di questa Torino,, di questi sogni realizzati. Scoperta di sé, della vanità del suo solido mondo. Che si salva come destino (“tutto ciò che volevo l’ ho ottenuto”)

A conclusione del suo lavoro, Pavese scrive:

26 Maggio 

Finito oggi “Tra donne sole”. Gli ultimi capitoli scritti ciascuno in un giorno. Venuto con straordinaria, sospetta facilità. Eppure si è chiarito poco a poco e le grandi scoperte (viaggio nel mondo sognato da piccola e ora vile e infernale) sono venute quasi dopo un mese, ai primi di aprile. Ho avuto un bel coraggio. Ma sospetto di aver giocato di figurine, di miniature, senza la grazia dello stilizzato. L’ assunto non era tragico?

                                            (Il mestiere di vivere, anno 1949 da pag. 366 a 370, Einaudi, Cesare Pavese)

Pavese, dunque, appena finito il suo romanzo, sente che c’è una contraddizione tra la tragicità del soggetto trattato e la piccolezza, morale, dei personaggi descritti, accompagnata da una sproporzionata pesantezza, rispetto ai ruoli ricoperti dalle singole persone.

Italo Calvino, in una lettera di risposta a Pavese che gli aveva invitato la sua opera, scrive:

“Tra donne sole è un romanzo che ho subito deciso che non mi sarebbe piaciuto.”

Il suo giudizio, ben poco mite, si canalizza soprattutto sul personaggio di Clelia, che altri non è che Pavese, “Con parrucca e seni finti”.  Clelia è una lavoratrice mascolina, secondo i canoni di femminili di Calvino che non accetta la libertà sessuale di questa, protagonista e allo stesso tempo spettatrice passiva. L’ autore, in una lettera di risposta ad Augusto Monti del 18 Marzo 1950, ribatte alle critiche di questo spiegando che “Tra donne sole” mostra la sorte dei personaggi appartenenti ad un mondo borghese che non fa nulla e non crede a nulla. E’ quindi giusto maltrattare i borghesi oziosi, ed è altrettantanto giusto trattar bene quelli che qualcosa fanno. Bisogna salvare il salvabile.

Rosetta è forse il personaggio, del romanzo, più caro a Pavese. Più vicino a lui. Ella è una vittima. La più innocente di tutti. Si suicida perchè è l’ unica ancora capace di sentire ciò che le manca. L’ autore non specificherà mai quale sia quella mancanza, tanto profonda sa spingere la ragazza ad un gesto estremo. Forse è l’ amore, nel senso generico del termine. “In fondo se era vero che s’ era uccisa senza motivo, non certo per quella stupida storia del primo amore con Momina o qualche altro pasticcio. Voleva stare da sola, voleva isolarsi dal baccano, e nel suo ambiente non si può star soli, non si può far da soli se non levandosi di mezzo.”

                                                                                      (Tra donne sole, cap XIX, Cesare Pavese)

Pavese usa Clelia, la protagonista, per esprimere il suo punto di vista, e, magari inconsciamente, per congedarsi dalla vita, dal baccano, in cerca di una tranquilla solitudine.

La scansione temporale del romanzo è breve, da Carnevale a Pasqua. Un lasso di tempo altamente simbolico: il carnevale è frivolezza, il poter diventare ciò che si vuole, nascondendosi dietro una maschera. La Pasqua rappresenta la resurrezione, il tornare ciò che si era. In un romanzo di donne, gli uomini appaiono e spariscono senza far troppo rumore. Il Morelli è un uomo maturo, nonchè guida di Clelia in quella Torino borghese. Egli conosce e vede con occhio distaccato. Suggerisce, ma non rivela. Beccuccio, invece, ha un rapporto, strettamente fisico, paritario con Clelia. Con serenità decide di non continuare la loro storia.

“No, padrona” disse “Non arrivo più in là dei ceti medi. Non serve.”

(Tra donne sole, cap XXVII, Cesare Pavese)

Appartengono a mondi troppo distanti.  Ancora una volta, proprio come ne “La bella estate”, è presenta la figura del pittore, Loris, un artista di poco valore che si crede un genio. Pavese in questo romanzo trasmette tutto il suo disprezzo per l’ arte, ormai sentendo la morte avvicinarsi in maniera inettutabile. Rosetta per suicidarsi affitta lo studio di un pittore, impersonificando la morte dell’ arte.In questa sua ultima opera, l’ autore, crea il suo personaggio perfetto Clelia, una donna lavoratrice, amara, esperta, curiosa, fiera, ostinata, corazzata internamente. Questo libro, come ogni opera di Cesare Pavese, va letto come si leggono tutti i grandi, che hanno saputo racchiudere nelle loro parole la sintesi del loro io interiore e la visione universale della realtà.

 

TITOLO: Tra donne sole

AUTORE: Cesare Pavese

EDIZIONE: Einaudi

COSTO: 11 euro

PAGINE: 264

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