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Giovedì, 30 Gennaio 2014 15:39

Francesco. Tracce, Parole, Immagini. In mostra alla biblioteca della Camera dei deputati

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"Francesco. Tracce, Parole, Immagini" la mostra allestita presso la biblioteca della Camera dei deputati. Un'esposizione prodotta e organizzata dall'Associazione Metamorfosi, il cui intento è quello di avvicinarsi e conoscere Francesco D'Assisi, come santo e soprattutto come uomo. Un viaggio che parla attraverso le testimonianze antiche uniche e preziose e raramente accessibili al pubblico. 

Roma, Palazzo san Macuto, Camera dei Deputati, dal 30 gennaio al 1 marzo 

 

ROMA - Alcuni tra i fondamentali documenti di San Francesco in mostra a Palazzo San Macuto, una tra le sedi della Camera dei Deputati: un messaggio, quello francescano, da sempre altissimo e universale, e ancor più adesso che papa Bergoglio ne ha amplificato l’eco; dal 30 gennaio al 1 marzo 2014, la semplicità della Regula fratrum minorum del 1223 (la legge che ha istituito l’Ordine francescano), e di numerosi manoscritti e codici ad essa connessi, sono in uno dei luoghi emblema della nostra unità nazionale.

Credenti e no. La singolare esposizione, intitolata Francesco, Tracce, Parole, Immagini. San Francesco nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi, è organizzata dall’associazione MetaMorfosi, curata dalla presidentessa dell’associazione Antiqua, Flavia de Sanctis, ed allestita nella sala del Refettorio, cuore della storica biblioteca della Camera. «Racconta una figura di straordinaria importanza nella storia e nella vita culturale del nostro Paese», dice la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, «che da sempre interroga la coscienza di credenti e non credenti con l’attualità del suo messaggio».

Svelare i segreti. «La mostra sul Patrono d’Italia rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di MetaMorfosi: quella di valorizzare i tesori più nascosti e raramente visibili», spiega Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi. «Siamo convinti che anche i manoscritti, i testi miniaturizzati, e i documenti possano interessare al grande pubblico e creare una scintilla emotiva, come nel caso del Cantico delle Creature».

Dove e quando. Roma, Camera dei Deputati, Palazzo san Macuto (via del Seminario 76), dal 30 gennaio al 1 marzo 2014.

Rarità. Le preziose testimonianze esposte sono raramente accessibili al pubblico: se il manoscritto della Legenda maior è conservato alla Biblioteca nazionale di Roma, gli altri 14 in mostra, tutti del XIII e XIV secolo, sono da sempre custoditi nella biblioteca del Sacro convento di Assisi. E il cuore dell’esposizione è proprio uno dei documenti provenienti dal monastero, la più antica stesura del Cantico delle Creature, parte del Manoscritto 338, del XIII secolo.

L’uomo. Dalle opere non emerge soltanto la vita religiosa del santo, ma anche l’essenza dell’uomo Francesco, che dà il senso di quanto grande fosse l’influenza della sua opera sui compagni. Poi, emergono il suo rapporto con la Chiesa, e lo scandalo provocato dai suoi modi. La regola di San Francesco, infatti, evoca «valori della tradizione, oggi drammaticamente diventati ineludibili, anche per la modernità prossima ventura», dice Fabrizio Bracco, assessore alla Cultura dell’Umbria.

 Tracce. La vicenda di San Francesco è raccontata dalla prima sezione, con il Manoscritto 338 che, tra gli altri documenti originali, contiene i 12 capitoli della Regula, approvata nel 1223 da papa Onorio III Savelli: è l’indirizzo spirituale del santo ai frati della comunità, per normare la vita quotidiana. E, ancora parte del Codice 338, sono visibili anche le Laudes creaturarum, meglio conosciute come Cantico delle Creature, tra le prime opere in volgare antico e, sin dal Settecento, riconosciuto come il più remoto testo poetico della letteratura italiana. Accanto ad essi, alcune Bolle papali, tra cui una del 1220: per la prima volta, il nome del santo compare in un documento ufficiale della Chiesa.

Parole. Nella seconda sezione, le più antiche biografie del “poverello”, tra cui un frammento della Vita beati Francisci di Tommaso da Celano, che è onsiderata la prima. E accanto, il Memoriale in desiderio animae, o Vita Seconda, del 1247; e la Legenda Maior, proveniente dalla Biblioteca nazionale di Roma, qui affiancata alla Legenda Minor di San Bonaventura da Bagnoregio, del principio del XIV secolo. Infine, i Fioretti di San Francesco, la famosa raccolta agiografica francescana in volgare: uno strumento tramite il quale chiunque ha avuto accesso alla regola del suo ordine.

 

Immagini. Qui sono di scena la maestria dei miniaturisti e la bellezza delle loro piccole creazioni: l’Antiphonarium (o Cantorino 2), il Breviarum francescano, la Bibbia di Giovanni da Parma, e la Legenda Maior tramandano nelle loro miniature le immagini degli affreschi nella Basilica superiore, capolavoro di Giotto, e quelle delle attestazioni degli agiografi.

L’attuale. «Le mostre non riguardano soltanto ciò che è noto, devono anche offrire percorsi che valorizzino quanto è poco conosciuto e, come in questo caso, valorizzare qualcosa che in un passato recente non si pensava potesse essere oggetto di una mostra», aggiunge Folena. «A tal proposito, mi piace ricordare che al Cantico delle Creature si sono ispirati tanti di coloro che si sono battuti per difendere l’ambiente e l’acqua come bene comune: come Enrico Berlinguer nel 1983, in uno storico incontro con i frati ad Assisi; come, più di vent’anni prima, Aldo Capitini, che nel 1961, in una marcia per la pace, innalzava un cartello con scritto “Buddha, Cristo, Francesco, Gandhi”», conclude.

Lo scrigno. I documenti, lo abbiamo detto, sono custoditi nel Sacro convento di San Francesco ad Assisi. L’edificio, nel nucleo originario, sorge nella prima metà del XIII secolo come “palazzo pontificio” annesso alla basilica papale assisiate, destinata ad accogliere le spoglie del santo. Nel convento, che ospita fin dalle origini la comunità francescana, attualmente risiedono i Frati minori conventuali: 48 religiosi di 16 diverse nazionalità.

Un po’ di storia. Il terreno nel quale sorge il convento fu donato da Simone di Puzzarello a papa Gregorio IX di Anagni nel 1228, proprio con lo scopo di farvi edificare la chiesa-sepolcro dedicata a San Francesco. Il 17 luglio, dopo la canonizzazione del santo, il pontefice ne pose la prima pietra. Il progetto è quello di una doppia chiesa, basilica inferiore e superiore, per disporre sia si un santuario sepolcrale, sia di un’aula monastica. Il corpo del santo viene qui collocato nel 1230, anno in cui la chiesa è completata.

La citazione. «Se io incontrassi un sacerdote ed un Angelo, saluterei prima il sacerdote e poi l’Angelo», scrive San Francesco d’Assisi.

 

LEGGI ANCHE Una mostra per ritrovare il senso delle cose e della vita di Pietro Folena

Immagini

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