Giovedì, 05 Novembre 2015 18:50

La Street art cambia volto a Santa Maria della Pietà

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Da luogo di dolore a parco della poiesis. Maurizio Mequio: «L’arte è l' unico strumento per cambiare le cose»

ROMA – Il Parco di Santa Maria della Pietà, l’ex Manicomio di Roma, cambia volto grazie a Caleidoscopio, un progetto straordinario ideato dallo scrittoreMaurizio Mequio, realizzato da un folto gruppo di artisti di Muracci Nostri, gli stessi che hanno celebrato l’umanità di una borgata come Primavalle, processo nato attorno allo stesso romanzo di Mequio Piccioni e farfalle fanno la rivoluzione. Neve a Primavalle. 

Caleidoscopio rappresenta quindi, come spiega Mequio, il secondo progetto di Street Art, a cui probabilmente ne seguiranno anche altri. «Si tratta di un progetto importante in quanto siamo intervenuti in una struttura totalizzante come Santa Maria della Pietà, il manicomio più grande d’Europa. Lo abbiamo fatto attraverso l’arte come risposta a un mondo che è oggi fermo, perché crediamo che l’arte sia l’unico strumento per cambiare le cose, è un modo di fare politica».  Perché Caleidoscopio?  «perché – risponde Mequio – significa vedere il bello, anzi far vedere il bello in un posto segnato dal dolore, da una storia così importante». I temi scelti sono stati affrontati dagli artisti con grande libertà di espressione, eppure nulla è stato lasciato al caso. Il progetto, sottolinea Mequio è frutto di un ragionamento e di uno studio del luogo col coinvolgimento dei cittadini. Libertà artistica si dunque, ma anche grande responsabilità nei confronti di un posto da rispettare e soprattuto anche nei confronti della cittadinanza e della loro richiesta di essere aiutata a far voltare pagina, una pagina molto pesante a questo parco. «La dimostrazione di come alcune cose, spesso le più più belle, possano nascere e partire dal basso» dialogando e coinvolgendo le persone.  

La speranza dunque è quella di lasciare una traccia in questo parco che rimandi alla poesia e a valori “altri” rispetto a quelli che lo hanno segnato. Agli artisti è stato chiesto di prendersi la responsabilità del proprio lavoro, riuscendo con la propria sensibilità a trasformare l’ex Manicomio di Roma in un parco della “poiesis”.  Per realizzare questo è stato necessario avere un confronto anche con chi questo luogo lo ha vissuto intensamente, tra cui infermieri e pazienti psichiatrici che lo hanno “abitato”. L’aggregazione tra le persone  e tra gli artisti è stata fondamentale per la realizzazione del progetto, «è in questo modo che si riescono a fare cose davvero belle. Luis Gomez ad esempio – racconta Mequio – per il suo intervento ha lavorato insieme agli utenti del Centro diurno per pazienti psichiatrici Bambù e alla Comunità per disabili psichici Fuori dal tunnel. Ha fatto con loro diversi incontri, ha operato in maniera interattiva con i ragazzi e a volte ha dovuto ricominciare il lavoro, perché giocando con loro magari qualcosa di importante si era cancellato. Oppure Monica Pirone che ha lavorato insieme a una comunità che accoglie un progetto relativo ad alcuni ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile».  

Il gruppo degli artisti è cresciuto man mano che il progetto procedeva e andava avanti. Col tempo probabilmente aumenteranno ancora, perché in fondo si tratta di un progetto in divenire, che si fermerà momentaneamente, quasi a voler fare un punto della situazione, per vedere quanto è stato fatto finora. «Ma proseguirà» – assicura Maurizio – anche perché attorno a questa iniziativa si è sviluppata una comunità di persone attente e partecipative. Sono stati organizzati dei tour per bambini delle scuole elementari e sono stati invitati i bambini stessi del quartiere a partecipare alla realizzazione di alcune opere insieme agli artisti. Sono stati ospitati anche due centri per richiedenti asilo che hanno potuto incontrare e parlare con gli artisti. «Ciò a cui eravamo interessati era aprire una modalità alternativa di fare arte, che oltre al livello qualitativo, avesse come obiettivo un ampio coinvolgimento delle persone, che avesse un impatto sulla comunità, sul territorio, ma sempre in maniera condivisa». 

Il lavoro va avanti da tre mesi, trenta sono stati finora i muri “dipinti” e ventotto gli artisti coinvolti,  destinati a crescere. 

Il 14 novembre 2015 alle 15.30 questo luogo di dolore e sofferenza verrà inaugurato e apparirà diverso da quanto è stato finora. Qui arte e vita in questi mesi si sono intrecciati lasciando un segno indelebile. «Mani che si incontrano, pensieri a Goya, Schifano (che è stato “ospite di Santa Maria della Pietà), Sofocle, Bacon, Merini, ai bimbi che verranno, ai Pinocchi bianchi davanti alla tv e a quelli migranti, tra alberi antropomorfi, nel bosco ci sono occhi che sognano, abbracci e porte dalle quali escono farfalle, camminano piccioni, corrono caffettiere, cadono i miti, quando piove la bellezza». Questo è ciò che si potrà vedere nel Parco rinnovato. Saranno previsti anche interventi teatrali e musicali e infine in collaborazione con il Museo della mente anche racconti della storia di questo luogo così simbolico.

Alcuni degli autori del nuovo Parco:

Gomez, Jerico, Atoche, X, Sgarbi, Roncaccia, Loiodice, Lommi, Durelli, Beetroot, Gore, Chew Z, Alvarez, Lus57, Cutrone, Russo, Farinacci, Pirone, Kenji, Zinni, Lenzi, Fast, poeta del nulla, Carpino, Sbardone, Sabellico, Carletti, Leone, Mobydick, Pino Volpino, Giuliacci, i Pat.

Vademecum

Piazza Santa Maria della Pietà, 5
Ingresso Libero

ore 15.30 Presentazione del Progetto al Teatro Basaglia con la presenza degli artisti e la proiezione del video che promuove l’evento
ore 16.15 Tour tra le opere con interventi teatrali, musicali e racconti sulla storia del posto in collaborazione con il Museo della mente

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