Giovedì, 27 Giugno 2019 15:53

Fotografia. Jeff Bark - Paradise Garage

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A Palazzo delle Esposizioni la prima personale in Italia del fotografo statunitense 

ROMA - La fotografia quasi mai si può riassumere in un semplice scatto. Tralasciando le motivazioni più futili e superficiali, soprattutto in questi tempi di social, la foto ha sempre un’altra valenza. Può essere un ricordo, un’emozione, un sentimento, una denuncia, un desiderio. Ma se la fotografia vuole essere qualcosa di più profondo, allora incontra necessariamente il senso artistico di colui che intende rappresentare un soggetto specifico e diventa raffigurazione più complessa e matura di un pensiero estetico. Qui si parla di Arte con tutte le sue sfumature ed è in questa specifica modalità che si muove ed opera Jeff Bark, la cui prima personale in Italia è ora in mostra al Palazzo delle Esposizioni.

La mostra, curata da Alessio de’ Navasques, è costituita da un corpus di cinquanta opere inedite dedicate alla Città Eterna. Il progetto è iniziato circa due anni fa, quando l’artista ha fatto una breve visita nella capitale italiana rimanendone affascinato e stimolando in lui l’esigenza di ricostruire, secondo un onirico processo creativo, un Gran Tour nel Bel Paese. Recuperando oggetti, in parte trovati nei market americani, Bark, in uno spazio ridotto come quello del suo garage, ha inteso riprodurre delle solenni e grandiose composizioni, arrivando a toccare temi simbolici e allegorici che scompongono e superano la banalità del quotidiano. Grazie anche ad un uso sapiente della luce e alla raffinata ricchezza dei dettagli, la bellezza della fotografia di Bark si concentra su una dinamica tra autenticità e ambiguità, tra ironia e sensualità, tra desiderio di citazione colta e scavo psicologico, dove viene superato il mero tecnicismo per raggiungere una vetta artistica davvero unica e singolare.

Nulla viene lasciato al caso, ma tutto è portato ad un livello superiore, dove si procede oltre i sentieri conosciuti per toccare le corde più profonde dell’animo umano. I momenti artistici, dunque, pur percorrendo un viaggio artisticamente riconoscibile che va dal rinascimento al barocco al contemporaneo, sono tappe di un vissuto interiore che coinvolge lo spettatore in una sorta di straniamento emotivo capace di spezzare l’ingabbiamento della propria ragione per toccare territori inesplorati.

I set ideati dal fotografo per la mostra al Palazzo delle Esposizioni, frutto di un processo di studio e di creazione artigianale che ricordano le grandi quadrerie allestite per temi nei palazzi barocchi romani dove troviamo interni domestici, nature morte, paesaggi naturalistici, wunderkammer, sono dunque solo il punto di partenza per spronarci a nuove letture delle situazioni che ci circondano e mettere così in discussione tutte le nostre convenzioni, i nostri cliché, le nostre certezze. Del resto, il ruolo vero dell’artista è proprio quello di destrutturare e ricostruire per spingere la nostra coscienza verso un nuovo orizzonte di riflessione che superi la nostra concezione del vissuto troppo spesso limitata e racchiusa in esigenze stereotipate.

www.palazzoesposizioni.it

 

 

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