Domenica, 04 Ottobre 2020 17:02

Mostre. “L’avventura dell’arte nuova, anni 60-80. Cioni Carpi, Gianni Melotti”, fino al 6 gennaio 2021 alla fondazione Ragghianti

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LUCCA – E’ degno di nota il complesso medievale di San Micheletto, che a Lucca ospita la Fondazione Ragghianti. Una sede tersa, con un porticato che respira silenzio e meditazione perché ha un albero genealogico religioso e antico: la prima struttura della chiesa di San Michele fu, infatti, edificata nel 720 dopo Cristo.

Dal 3 ottobre 2020 fino al 6 gennaio 2021 la Fondazione Ragghianti accoglie una mostra di Cioni Carpi e Gianni Melotti, sintetizzata in “L’avventura dell’arte nuova | anni 60-80”. Cioni Carpi e Gianni Melotti: due artisti diversi, con opere multiformi realizzate con materiali che ben identificano la corrente di sperimentazione dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, in un percorso sorprendente e per molti aspetti da scoprire. La priorità nominale delle mostre sui due è dettata da ragioni anagrafiche: Cioni Carpi, nome d’arte di Eugenio Carpi de’ Resmini è nato a Milano nel 1923 e ivi scomparso nel 2011; Gianni Melotti era presente alla conferenza stampa sull’esposizione. 

L’esposizione di Cioni Carpi è stata curata da Angela Madesani che, nel catalogo delle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, così scrive di lui: “Cioni era questo, un artista nella sua essenza più totale, un uomo scomodo, complesso, libero che non ha mai sfruttato i vantaggi che potevano derivargli dalla sua condizione, che a un certo punto ha avuto anche il coraggio di smettere – circostanza rarissima – di ritirarsi, di farsi credere in altri territori o forse morto”. Nato in una famiglia di artisti, Cioni iniziò a dedicarsi alla pittura negli anni Cinquanta a Parigi; si trasferì poi a Haiti, a New York e in Canada, dove visse fino alla metà degli anni Sessanta, prima di tornare definitivamente a Milano. Negli Stati Uniti conobbe Maya Deren, regista statunitense di origine ucraina, che lo incoraggiò verso la sperimentazione cinematografica, ambito in cui realizzò dal 1959 al 1980 numerosi film attualmente ospitati da importanti archivi, fra i quali quello del MoMA. Altro ambito di sperimentazione fu per lui il teatro. Sua è la prima scenografia costituita da un filmato per L’istruttoria di Peter Weiss al Piccolo di Milano nel 1966, girato nel campo di concentramento in cui era stato ucciso il fratello Paolo. La persecuzione razziale fu nei fatti una tragedia che segnò la vita di tutta la sua famiglia e la sua. La mostra alla Fondazione Ragghianti comprende il percorso artistico di Carpi dal 1960 circa agli anni Ottanta. Si possono vedere una quarantina di sue opere di grandi dimensioni tra dipinti, installazioni, lavori fotografici, filmati, disegni, progetti, il suo concetto di arazzo e libri creati dall’artista in unica copia, ma anche documenti e cataloghi su un protagonista dell’arte del secolo ventesimo non ancora a sufficienza conosciuto.

In conferenza stampa Gianni Melotti (nella foto) ha dichiarato di sentirsi in qualche modo figlio, anche per ragioni anagrafiche essendo nato a Firenze nel 1953, di Cioni Carpi pur non avendolo mai incontrato. La mostra di Melotti è stata curata da Paolo Emilio Antognoli. L’esposizione a San Micheletto presenta i risultati di una ricerca storica e archivistica inedita riguardante l’opera dell’artista nel suo decennio iniziale, dal 1974 al 1984. La mostra documenta lo sviluppo dei primi dieci anni di attività di Gianni Melotti, dalle sperimentazioni senza uso della macchina fotografica in bianco e nero, alle sue coloratissime opere tridimensionali, realizzate con materiali cibachrome su tessuti decorati. A Firenze negli anni ’70 intorno ad alcune associazioni, gallerie, case editrici e librerie si era sviluppato un nuovo circuito artistico e culturale, in un clima favorevole alla sperimentazione: Gianni Melotti è stato uno dei suoi protagonisti, con un linguaggio originale e trasgressivo. Alla Fondazione Ragghianti si possono vedere una trentina di lavori di Melotti. Tra le sue realizzazioni emblematiche si ricordano: 9,30/10,30, opera d’esordio del 1975; Giallo (1979), installazione site-specific con fotografie e testi ambientata in un parcheggio genovese; Gli angoli della Biennale (1976), serie di fotografie dedicate a Pier Luigi Tazzi riferite ai Corners Portraits di Irving Penn; Come as you are / Jacket and necktie (1981), fotografie e film super8 in loop sul tema del rapporto di coppia; la dia-proiezione di Uovo fritto (1980) per la piazza fiorentina di Santo Spirito; Ritratti nella rete (1982), serie di polaroid che Melotti scatta agli amici mascherati con una calza a rete, in cui si teorizza il network come arte prima dell’avvento del personal computer; la serie di cinque videografie Foto fluida (1983); Pelle/Pellicola (1987-1989), tre lavori in silicone trasparente, sul rapporto tra opera e cornice.

Carlo Ludovico Ragghianti è stato uno storico dell’arte, critico cinematografico, politico, accademico e antifascista. Fu appoggiato dalla costante e infaticabile collaborazione della moglie Licia Collobi. Nel 1984 nacque la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, ad essa aderirono oltre che il Comune, la Provincia di Lucca, la Regione Toscana e la Cassa di Risparmio di Lucca che ha acquisito la fondazione 

L’avventura dell’arte nuova | anni 60-80.

Cioni Carpi | Gianni Melotti

3 ottobre 2020 – 6 gennaio 2021

Complesso monumentale di San Micheletto Via San Micheletto 3 – 55100 Lucca

Info: www.fondazioneragghianti.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel. +39 0583/467205

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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