Mercoledì, 02 Aprile 2014 14:11

Lars Von Trier: furbizie e limiti un grande regista

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Lars Von Trier Lars Von Trier

Il controverso regista danese alla prova del pubblico con il discusso “Nymphomaniac”

 

“Faccio i film che da ragazzino odiavo vedere,

quelli in cui ti viene voglia di urlare al protagonista: “Basta, ribellati!”.

Non so bene il motivo ma credo abbia a che fare con l’intuizione che guida sempre la mia mano mentre dirigo”

 

MILANO - E’ stato sicuramente uno dei talenti europei più interessanti emersi negli ultimi 25 anni. Il suo stile rigoroso, le tematiche esistenziali e psicoanalitiche dei suoi film hanno portato una forte ventata di novità nella settima arte del vecchio continente. I viscerali e disperati personaggi femminili hanno fatto discutere molti critici cinematografici. Almeno tre suoi film sono entrati nella storia del cinema: “Le onde del destino”, “Dancing in the dark” e “Dogville”, per originalità narrativa e per la geniale fusione tra il linguaggio cinematografico e quello teatrale. In altri film meno riusciti sembra emergere il suo smisurato narcisismo, i suoi incubi, le sue paure, i suoi traumi infantili che lo hanno portato a produrre film discutibili e dichiarazioni pubbliche imbarazzanti. Su tutte le sue parole su Hitler e sul nazismo durante il festival di Cannes del 2011 che sono state la causa della sua giusta espulsione dalla kermesse.

 

 

L’infanzia

I suoi genitori, Inger Høst ed Ulf Trier (nudisti, comunisti e atei), sono fermamente convinti del diritto del bambino all'autodeterminazione, così il giovane Lars cresce in un clima di libertà assoluta che gli crea non pochi problemi. In mancanza di un'autorità che gli indichi la strada, egli deve fare il “padre” di se stesso: questo gli fa nascere un forte desiderio di autodisciplina e lo spinge ad una propensione alla leadership che lo accompagna anche nella vita adulta.

Frequenta un istituto scolastico dai metodi molto autoritari, cosa che entra in contrasto con l'educazione libera che Lars conosce: questo lo spinge ad abbandonare la scuola all'età di 15 anni, ed a finire gli studi con un metodo di insegnamento a distanza solo tre anni più tardi. Ritenutosi ebreo da parte di padre, solo sul letto di morte la madre gli rivela che Ulf Trier non è biologicamente suo padre, e che quindi non è di origine ebraica. Lars sarebbe figlio di Fritz Michael Hartmann, appartenente ad una illustre famiglia danese di compositori, in quanto, secondo alcune fonti, la madre “voleva dei geni artistici per suo figlio”. Più volte il regista prova a riallacciare i rapporti con il padre naturale, ormai novantenne, ma riuscirà solo ad inviargli comunicazioni tramite un avvocato.

 

Il cinema

Nel 1977 gira i suoi primi due cortometraggi: “Il giardiniere delle orchidee” e “La ragazza felice”, quest'ultimo girato in francese. Vince il concorso per entrare al Danish Film Institute, con cui realizza altri film, “Immagine di una liberazione”, scritti dal compagno di corso Tom Elling. Ma il primo vero successo arriva nel 1984 con “L’elemento del crimine” , scritto ancora una volta con l'amico Tom Elling e Niels Vørsel. Il film, un insuccesso in patria, vince parecchi premi all'estero, tra cui quello per il miglior contributo tecnico al Festival di Cannes. Il film fa parte di un'ideale trilogia, “Europa”, ma questa denominazione non ha alcun legame con la geografia: Europa è uno stato mentale. Il secondo episodio è “Epidemic” (1987), girato con pochi mezzi, tanto che i ruoli principali sono coperti da von Trier stesso e dal co-sceneggiatore Niels Vørsel. Nel film è presente Cæcilia Holbek, la prima moglie del regista, che compare anche nel terzo episodio della trilogia, “Europa” (1991), in cui lo stesso von Trier interpreta una piccola parte: il suo personaggio, un ebreo, viene considerato un omaggio alle origini ebraiche perdute. Tutti i film della trilogia sono degli insuccessi in patria, ma riescono a ottenere premi in altri paesi europei. Nel 1992 fonda la casa di produzione cinematografica “Zentropa” con il produttore Peter Jensen.

 

Il Manifesto Dogma 95 e il successo

“Le onde del destino” (1996) è il primo film realizzato da von Trier dopo aver redatto il manifesto Dogma 95, ma l'opera è un compromesso tra lo stile precedente del regista e quello del manifesto stesso. Si tratta di un film duro, sconvolgente la cui eroina (la straordinaria Emily Watson) subisce tutta una serie di terribili umiliazioni nel corso della sua drammatica esperienza esistenziale.

La pellicola che viene girata secondo i dettami del Dogma 95 è “Idioti” 1998. In estrema sintesi Dogma 95 è la volontà di girare film senza l’utilizzo dei carrelli per panoramiche e soggettive. Secondo il regista danese tutti i movimenti di macchina devono essere eliminati per l’esclusivo utilizzo della camera a mano che segue da vicino gli attori. E’ un cinema molto personale, il linguaggio risulta essere realista e molto vicino allo stile documentaristico.

Nel 2000 riesce a ottenere un grande riscontro al botteghino con “Dancer in the Dark”, interpretato magistralmente dalla cantante islandese Björk. Il film è un musical sui generis ed è uno dei primi ad usare la tecnica di ripresa completamente digitale. Ancora una volta la protagonista è una donna che viene lentamente risucchiata in una serie di incredibili tragedie.

Il successo ottenuto dal film consente a von Trier di poter ingaggiare una diva hollywoodiana come Nicole Kidman per il suo “Dogville del 2003”, forse la opera più convincente e originale. Si tratta del primo capitolo di una nuova trilogia, che ha questa volta come protagonisti gli Stati Uniti d'America. Il secondo capitolo del progetto è “Manderlay”, in cui Bryce Dallas Howard prende il ruolo che fu della Kidman. Prima di concludere la trilogia “America: terra dell'opportunità”, von Trier scrive e dirige una commedia ambientata nel mondo aziendale: Il grande capo (Direktøren for det hele, 2006), cui dovrebbe seguire Washington. Nel 2009 realizza “Antichrist”, un “horror gotico” definito da Ciak un capolavoro delirante; per alcune scene, come avvenuto con “Idioti”, utilizza attori pornografici professionisti. L'idea generale del film è stata ispirata dal libro “L’anticristo” del filosofo Friedrich Nietzsche. La protagonista Charlotte Gainsbourg vince a Cannes il premio d'interpretazione, assegnato due anni dopo a Kirsten Dunst per il suo ruolo di sposa depressa nell'apocalittico “Melancholia”, vincitore di tre European Film Awards: miglior film europeo dell'anno, miglior fotografia (Manuel Alberto Claro) e migliore scenografia (Jette Lehmann).

Il 25 dicembre 2013 esce a Copenaghen Nymphomaniac, con Charlotte Gainsbourg. Le riprese sono iniziate in Germania nell'estate del 2012: la Gainsbourg interpreta Joe, una donna che racconta la sue innumerevoli relazioni sessuali all'anziano professore universitario Seligman, interpretato dall'attore svedese Stellan Skarsgard. Von Trier gira due versioni del film, una soft e un'altra hardcore, utilizzando anche qui attori hard come controfigure. In Italia il discusso film esce il 3 aprile.

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