Martedì, 30 Giugno 2015 14:15

Fantafestival. Barbara Steele: “Sono felice di aver iniziato sotto il sole felliniano”

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Intervista alla regina dell’horror e madrina del Fantafestival

ROMA (nostro inviato) Barbara  Steele, madrina e grande richiamo del Fantafestival, ha affermato di considerare Roma come la sua seconda casa, di essere innamorata di questa città che tanto le ha regalato.  L’attrice si è generosamente concessa alle domande prima di Adriano Pintaldi e dei giornalisti poi, rispondendo in italiano con qualche digressione in inglese.

D. Tua madre, grande pianista. Tuo padre imprenditore. Tu hai iniziato con il teatro.  Quale il cammino per diventare una icona del cinema horror?

B. S. Sono felice che questo mio nuovo cammino sia iniziato in Italia, un Paese pieno di sole. Perché quando recitavo nelle pellicole horror avevo una forte tensione,  sapevo di star giocando con forze oscure.

D. Barbara Steele conosce la paura del subconscio? 

B.S. Sì, certo. La stessa paura che conoscono tutti.

D. Che ricordo hai di Fellini?

B. S. Fellini è il re del cinema. Quando girai “Otto e mezzo” era un periodo così vitale per il cinema italiano con Antonioni, Pasolini,  un momento creativo unico e Federico era l’imperatore di Roma e di Cinecittà.

D. Tra i ricordi con Fellini c’è anche una passeggiata sulla via Appia… 

B.S. Federico aveva questo contatto unico, molto personale, con gli attori e gli amici. Abbiamo continuato ad avere sempre una stretta amicizia anche quando sono andata via dall’Italia. Federico era un uomo notturno, amava camminare per Roma di notte e mi invitava ad andare con lui. Mentre dormivo, alle quattro del mattino squillava il telefono. Era Federico.  Ricordo la passeggiata notturna sull’Appia Antica in mezzo alle prostitute e lui era incantato da tutto questo. Mi scriveva lettere con poesie e molti colori. Davvero unico e gentile. A Federico non interessava se eri una diva, era gentile nello stesso modo anche con le comparse. E se durante le passeggiate notturne vedeva un barbone che aveva freddo gli dava la sua sciarpa.

D. Hai lavorato anche con Mario Bava…

B. S. Ho un bellissimo ricordo di Mario, abbiamo girato due film insieme. Un talento fantastico, molto italiano, molto espressivo.

D. Eri nel cast de “L’Armata Brancaleone”, che ricordo hai ?

B. S. Questo film è legato a Vittorio Gassman, era un attore creativo. Aveva un teatro vittoriano all’interno della sua villa e di sera interpretava per noi pièces teatrali. Inesauribile.

D. Dopo questa esperienza italiana sei tornata negli Stati Uniti.

B. S. Sì mi sono sposata e sono andata lontano portandomi Roma nel cuore, uno dei momenti più importanti della mia vita.

D. Hai girato anche con Cronenberg che ricordo hai?

B. S. Cronenberg è il regista che ogni volta fa “primi film”. Questo in particolare era molto libero e scuro. Mi sono trovata spesso a lavorare nelle prime opere di quelli che sarebbero diventati grandissimi autori e in tutti loro, benché giovanissimi, ho sentito che avrebbero avuto un grandissimo futuro perché avevano un’ossessione. Per essere grandi registi bisogna essere ossessivi. 

D. Per quanto riguarda le pellicole horror, ricordi con maggior affetto un regista in particolare? 

B.S. Ricordo con grande affetto tutti e con loro anche il cast e i tecnici. Ma non ce n’è uno in particolare.

D. Era difficile per una ragazza fare film horror?

B. S. È meglio fare ruoli diabolici perché hanno più spessore. I film horror seguono sempre uno stesso schema e nella mia carriera mi sono trovata a interpretare ruoli del Bene e del Male e devo dire che mi sono sempre trovata meglio nella parte del Male. (ride)

D. Sono diversi oggi i film horror da quelli  da te girati?

B. S. È incredibile che oggi ci sia tutta questa attenzione per me e per i miei lavori. All’epoca avevamo script  con importanti risvolti psicologici. I miei film sono molto diversi da quelli splatter di oggi.

D. Differenze tra Mario Bava e Corman?

B. S. Erano due registi simili per me. Entrambi riservati discreti, quasi timidi. Avevano grande interesse per come venivano realizzati i film e meno per gli attori.

D. Che diversità c’è  tra il cinema horror di inizio secolo e quello successivo?

B.S. Io credo che il cinema muto sia stato quello più in grado di capire e rappresentare la paura pensiamo a film come Nosferatu, riuscivano a colpire l’inconscio della gente, il cinema muto è riuscito a trasmettere la paura più di ogni altro.  Perché i film muti sono come un sogno e possono essere molto profondi. 

D. Cosa ci puoi dire del tuo prossimo film con Ryan Gosling? 

B. S. Per ora non so molto del progetto però mi ha promesso che sarò coinvolta e che mi darà molti dialoghi, spesso nei film horror sono muta! È ora di cambiare.

  

Sam Stoner

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