Domenica, 10 Luglio 2011 20:17

“Sorelle d’Italia”: appassionatamente Silvio leader massimo

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ROMA - Lorenzo Buccella e Vito Robbiani sono due giovani giornalisti e cineasti svizzeri con ottima conoscenza e frequentazione del nostro paese. Il loro interesse sincero, unito al distacco di chi vive oltre confine, ha saputo regalarci uno spaccato storico, autentico, profondo, senza tempo e senza latitudine, del rapporto  psicologico che lega l’universo femminile al “grande capo”, duce, patriarca o presidente, nella nostra epoca incarnato da Silvio Berlusconi.


Il film-documentario muove in presa diretta, con immagini che affiorano dalla strada - sia essa un posto di blocco davanti la villa di Arcore o una panchina dove due ragazze chiacchierano a ruota libera – con protagoniste che gli intervistatori, capaci del rapporto maieutico che sa enucleare un punto di vista sincero, fanno agire liberi da dietrologie di parte. Il risultato: un film che ha la forza della completezza e della verità.
Telecamera digitale alla mano, Lorenzo Buccella e Vito Robbiani, ci conducono attraverso un percorso italiano che parte  da  Arcore, fa tappa a Milano, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Porto Rotondo, Villa Certosa, Villa San Martino, Palazzo Grazioli. Traversata che si fa seguire calamitandoci attraverso riprese suggestive: strada per strada, marciapiede per marciapiede, colonnato per colonnato, giardinetto per giardinetto, con volti femminili in primo piano, che riconosciamo per averne sentito l’ umore nell’aria. Polso di un paese al quale, attraverso questo documentario, possiamo tastare la temperatura.


Ottanta minuti in cui 101 donne italiane  dicono quello che pensano dell’uomo, padre, imprenditore, politico, maschio latino, proprietario di media, nonché Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.  E non è di poco conto che l’universo sia composto esclusivamente da donne: a parlare sono le innamorate, le figlie, le aspiranti amanti, le accanite contestatrici, le intellettuali distaccate, le femministe arrabbiate, ancelle, mogli, madri,  che aspirano o negano la pari dignità, sorelle d’Italia che odiano o amano il leader massimo.  Rapporto appassionato davanti al quale ci mette, epoca dopo epoca, la storia.
Inevitabilmente gran parte delle intervistate parla dei legami tra il premier e le donne,  veline ministro e escort. L’argomento ricade sulle componenti femminili di Parlamento e Governo la cui unica dote  è la bellezza fisica. Ci si imbatte  in chi discute dell’immagine dell’Italia all’estero:  nazione che gli scandali sessuali hanno ricondotto a una visione anni cinquanta, provinciale e ossessionata da  bisogni primitivi di denaro e possesso della donna come corpo.
Eloquenti sono le scene di apertura e chiusura del documentario, legate al ruolo delle Forze dell’Ordine che  fermando i registi  nelle vicinanze di Villa San Martino e nei pressi di Villa Certosa: gli ordini  arrivano a sfiorare il paradossale, rivelano la fragilità di un uomo tanto potente ma  tanto solo da aver paura di chi semplicemente arriva vicino a lui su suolo pubblico.
Il documentario è accompagnato da una accattivante colonna sonora che ripropone in sottofondo l’inno nazionale,  attraverso una scanzonata  chitarra che fa il verso alle voci variegate e appassionate  delle “Sorelle d’Italia”.

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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