Mercoledì, 28 Febbraio 2018 09:55

Teatro Sistina. “Il Conte Tacchia”, un successo con Enrico Montesano. Recensione

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©Antonio Agostini ©Antonio Agostini

ROMA - Enrico Montesano ancora una volta ha fatto bingo, con il suo nuovo spettacolo “Il Conte Tacchia”, liberamente tratto dall’omonimo film di Sergio Corbucci del 1982, che tanto successo ebbe all’epoca.Montesano, in splendida forma, ovviamente è il protagonista della commedia musicale, ma ne è anche regista e autore, avendo scritto la  versione teatrale insieme con Gianni Clementi

Sicuramente un ennesimo omaggio alla romanità, di cui Montesano è a buon diritto un autentico e consapevole rappresentante: nato nel rione Monti, cresciuto e vissuto a Piazza Capranica, all’ombra del Pantheon, egli è un profondo conoscitore della storia, dell’arte, della tradizione, della musica della capitale. E dopo Rugantino e Il Marchese del Grillo, grandi successi applauditi in tutta Italia, la  trilogia si chiude con la riproposizione de “Il Conte Tacchia”, un’amatissima figura romana vagamente ispirata a un nobile realmente esistito, e così chiamato in quanto di origini popolari. 

Francesco Puricelli (è questo il nome del protagonista della storia) è una specie di Rugantino in chiave novecentesca, certamente impunito e sognatore, ma allo stesso tempo anche coraggioso e sprezzante del pericolo.  Figlio di un falegname (nel film era il grande Paolo Panelli), Francesco, anzi Checco, avrebbe tanto voluto essere un nobile: la prossimità con il Principe Terenzi (patrizio squattrinato, nel film un superbo Vittorio Gassman) alimentava ulteriormente i suoi sogni, compreso quello di andare in America con la fidanzata Fernanda. 

L’incontro casuale con la duchessina Elisa gli fa toccare con mano gli aspetti decadenti e i falsi moralismi della nobiltà romana. Per scampare a una trappola matrimoniale tesa da Elisa, Checco va in Libia a combattere (siamo nel 1913 circa). Dato per caduto in battaglia, il nostro ne approfitta per scappare in America con Fernanda, che però verrà respinta dalle autorità USA. E così Checco tornerà molti anni dopo, da militare americano al seguito del gen. Clark; e finalmente potrà riabbracciare la sua donna!  Ma la storia è abbastanza nota, quindi, non ci dilunghiamo più di tanto nei dettagli. 

Indubbiamente, il film ci viene riproposto fedelmente, arricchito peraltro da alcune scene aggiunte (che vanno a integrare la storia), ma anche da preziose “chicche”. Va dato atto ad Enrico Montesano di aver saputo “teatralizzare” una sceneggiatura che “nasce” cinematografica (e non è cosa semplice). Bella intuizione è stata quella di risolvere i cambi scena più semplici, eseguendoli a vista mediante lo spostamento di elementi mobili e divenendo di fatto dei momenti coreografati ovvero parti di movimenti scenici. Per i cambi di scena più consistenti, si ricorre invece a un pannello coprente con un’immagine suggestiva  del Lungotevere! 

Uno dei momenti più intensi e delicati, a nostro avviso, è rappresentato dal finale del primo tempo, quando due angeli di marmo si animano di fronte ai due amanti, sorprendendo ed emozionando il pubblico. Altro elemento inserito, è quello del Sor Capanna, che con i suoi siparietti facilita in maniera gradevole cambi scena e altro.  A parte tali trovate, comunque di grande efficacia scenica, vanno evidenziati i momenti più esaltanti della commedia musicale:  tra questi sicuramente la scena del risveglio a casa di Elisa, che diventa addirittura esilarante; o quella in cui Checco sbanca il Circolo dei Nobili, vincendo a carte di tutto e di più! 

Insomma, abbiamo visto uno spettacolo insieme comico, romantico, nostalgico; un lavoro che tocca tutte le corde della romanità e che Enrico Montesano, da quel grande mattatore che è sempre stato, riesce a dominare con maestria. Altra chicca da sottolineare sono le musiche originali del M° Armando Trovajoli (rimaste a lungo nel cassetto) e le nuove canzoni scritte appositamente dal M° Maurizio Abeni Ovviamente, la sigla finale non poteva che essere la celeberrima “Ansai che pacchia”, a suo tempo scritta da Trovajoli per il film di Corbucci. 

Altro punto di forza è il meraviglioso cast di cui Montesano si è avvalso. Tra questi, spiccano un favoloso Giulio Farnese (il Principe Terenzi), il brillantissimo Andrea Pirolli (Alvaro Puricelli, padre di Checcho), una spettacolare Monica Guazzini (la ironica e disinvolta Duchessa), la bravissima Elisabetta Mandalari (nell’impegnativo ruolo di Fernanda); e ancora ricordiamo Roberto Attias (nella parte del Duca Savello), Benedetta Valenzano (la Duchessina Elisa), Michele Enrico Montesano (Lollo D’Alfieri), Tonino Tosto (il Delegato di Polizia), Gerry Gherardi (il Ciriola), Giorgio De Bortoli (Ninetto), Sergio Spurio (il Sor Capanna). E molti altri, insieme ai performers, che ballano, cantano e recitano. Un bravo! incondizionato a tutti! Va detto che rendono bene l’atmosfera romana le scene di Carlo De Marino, piacevoli e funzionali. Molto curati i costumi d’epoca, realizzati da Valeria Onnis.  Le coreografie, fantasiose ed emozionanti, sono di Manolo Casalino. 

Complimenti a Enrico!!!!!! Sarà un successo.... anzi, lo è già! 

Teatro Sistina

Via Sistina, 129 00187 Roma

Fino al 25 marzo 2018

Info e prenotazioni: 06 4200711

www.ilsistina.it

di Salvatore Scirè 

Salvatore Sciré

Giornalista e autore teatrale

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