Venerdì, 22 Novembre 2019 17:30

Teatro Ghione: in scena un “Mercante” dalla travolgente umanità

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E' da poco calato il sipario su “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare messo in scena nello storico teatro di Via delle Fornaci, per la regia di Giancarlo Marinelli con un impareggiabile Mariano Rigillo. Sovrasta il pubblico con la sua maestosità nei panni di Shylock, il mercante ebreo, che per nulla fa rimpiangere l’interpretazione del compianto Giorgio Albertazzi. 

Una gravità nei movimenti e nelle espressioni che trasuda dolore: il dispiacere di essere additato e criticato perché “ebreo” ma soprattutto per praticare l’usura, peccato grave per i cristiani. Nei panni del suo nemico giurato, un mercante navale Antonio – il bravo Ruben Rigillo suo figlio – prodigo e benefattore in città, che per aiutare un amico dovrà farsi garante di un prestito proprio con Shylock, impegnando “una libbra di sua carne” in cambio dei tremila ducati da restituire in tre mesI. Un crogiuolo di sentimenti: invidia, avarizia, gelosia, amicizia e amore; una lotta tra il bene e il male, tra l’avidità incarnata da Shylock e la generosità rappresentata da Antonio. In campo anche il conflitto religioso che oggi come ieri animava il dibattito sociale. Un’epoca in cui mal si tollerava l’usura, che dilagava come una piaga nelle città, utilizzando le commedie quale specchio della volontà dei potenti patrocinatori per attirare lo sguardo dell’opinione pubblica sul “nemico ebreo”, distogliendolo così dal vero “mal governo” che affamava i poveri.

«Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite?» si difende Shylock di fronte al Doge che non vuole accordagli i suoi diritti, ribadendo di essere un “cittadino veneziano e non uno straniero”. Dello stesso parere è anche Graziano, l’amico di Antonio-  interpretato con brio e personalità da Simone Ciampi, un giovane attore già beniamino del Globe Theatre - che appunto pur parteggiando per i suoi amici, ribadisce “l’uguaglianza tra i popoli e culture”.

«Graziano è l’animatore del gruppo della gioventù, fautore della gioia di vivere – dichiara l’attore –e del rispetto dei valori dell’amicizia e della diversità: esiste un’unica religione per lui, quella dell’amore».

Una pièce di alto valore culturale e artistico che scuote gli animi, volgendo lo sguardo del pubblico verso il valore dell’uguaglianza e dell’umanità a dispetto delle discriminazioni religiose, ricordando che in tutti “batte lo stesso cuore”. 

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