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Venerdì, 14 Ottobre 2016 18:15

Rome Film Fest. Intervista a Tom Hanks

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Tom Hanks parla del suo lavoro, delle elezioni americane e del nostro paese

ROMA (nostro inviato) Nei suoi film e nella vita, che parli con i fan o con i giornalisti, per Tom Hanks la prima cosa è intrattenere. Non lo fa in maniera forzata, è il suo modo di essere fin da quando al liceo scoprì che frequentare il corso di teatro e far ridere le persone era l’unica cosa che gli facesse venire voglia di andare a scuola. Due Oscar alle spalle e due film in uscita, Inferno di Ron Howard e Sully di Clint Eastwood, Tom Hanks è la star che ha inaugurato il red carpet della prima giornata della Festa del Cinema di Roma. È stato protagonista del primo incontro con il pubblico moderato dal direttore artistico Antonio Monda e ha ricevuto dalle mani di Claudia Cardinale un premio speciale alla carriera. 

 Il festival le ha dedicato una retrospettiva di 16 film.  Come si sente ripensando alla sua vita e alla sua carriera?

Secondo un filosofo è meglio non guardarsi mai indietro perché c’è il rischio che il passato possa prendere il sopravvento sul presente. Io non rifletto molto sui film che ho fatto, prima di tutto perché li ho visti e non è che cambino con il tempo! Se posso darvi un consiglio è quello magari di preferire qualche film che si è visto meno, come Larry Crowne, ai classici come Splash e Forrest Gump.

Cosa ne pensi delle prossime elezioni americane?

Ogni quattro anni, negli Stati Uniti arriva un circo che poi ci porta a decidere chi sarà il nostro nuovo presidente. Questa volta però, stiamo assistendo al festival della merda 2016, perché non abbiamo mai avuto un candidato così autoreferenziale con idee così assurde. Ma sono sicuro che alla fine gli americani non lo sceglieranno. Mi hanno chiesto: “Ma come è possibile che abbiate un personaggio come Trump che si candida alle presidenziali Usa?”. Ma io potrei replicare: “E perché voi avevate Berlusconi?".

Nelle sale italiane è appena uscito Inferno di Ron Howard dove per la terza volta interpreti il professor Robert Langdon alle prese questa volta con un enigma che riguarda Dante Alighieri. Ci sono personaggi che ti hanno dato una grandissima notorietà, come sfuggi al rischio di identificazione con un certo ruolo?

Certo se avessi fatto otto sequel di Forrest Gump mi sarei assicurato il successo ma c’è una cosa che non va tradita mai ed è il rapporto tra un attore e il suo pubblico. Ogni volta si parte da zero e si viene valutati da zero per guadagnarsi l’apprezzamento della gente. Quel che conta per un attore è la longevità artistica, questo è il significato del successo e io sono fortunato anche perché faccio un mestiere magnifico, per me ogni film è un'avventura, un'esperienza nuova.

Nelle sale americane invece è arrivato il tuo ultimo film Sully, che racconta l'ammaraggio del volo US Airways 1549 avvenuto il 15 gennaio 2009 nel fiume Hudson (in Italia arriverà il 15 dicembre). Come è stato essere diretti da Clint Eastwood?

Ho letto la sceneggiatura e tutto ciò che gli ho detto è stato: “Quando iniziamo?”. Nella sua carriera da attore ha visto tante volte sprecare tempo sul set perciò è uno che non butta tempo e parole. Lui tratta gli attori come i cavalli dei tanti Western che ha interpretato: dato che i registi facevano un gran chiasso con tutti i “Ciak!”, “Stop!”, “Si Gira!” e spaventavano gli animali, lui per non spaventare gli attori parla pochissimo, per lo più si esprime a gesti. 

Come scegli i tuoi ruoli?

Sono molto istintivo. Leggo la sceneggiatura e se nelle prime 15 pagine penso: “questo ruolo deve essere mio e di nessun altro” allora accetto. Magari è solo una questione di egocentrismo e di competitività ma in fondo c’è in ogni attore.  È facile accettare un ruolo perché magari ti pagano bene, hai l’occasione di lavorare con un regista che stimi o magari hai una bella partner. Dire di no è molto più difficile.

Oltre che attore sei anche regista di That Thing You Do! e Larry Crowne ma anche produttore. In che veste ti riconosci di più?

Un attore accetta un ruolo e non deve rendere conto a nessuno. Un produttore deve continuamente pregare le persone di fare o non fare qualcosa. Secondo te cosa è meglio?! Come attore posso dire che me la cavo, da produttore sto ancora cercando un mio equilibrio e quello che faccio è cercare di circondarmi di una grande squadra con grandi capacità.

C’è un attore italiano con cui vorresti lavorare?

Con chiunque mi offra un progetto interessante ma se proprio dovessi fare un nome, mi piacerebbe recitare con Roberto Benigni. Saremmo fortissimi noi due insieme.

Maria Teresa Squillaci

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