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PARIS –Dans le cadre des Journées du Livre Européen et Méditerranéen. 

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I racconti di Versailles

I racconti di Versailles. Gli innamorati del Petit Trianon. Ventunesimo

Un attimo ancora maestà… ecco…. Adesso!

Elisabeth Vigée Lebrun ritoccò la tela con precisione, scostandosi per vedere il lavoro. Maria Antonietta posava da più di un’ora e cominciava a dare segni di stanchezza. Indossava un cappello di paglia con un nastro grigio-azzurro e uno di quegli abiti bianchi che al Petit Trianon erano una divisa: semitrasparenti e trasgressivi, ricordavano la semplicità della servitù.

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I racconti di Versailles. Platoniche braci. Diciannovesino

Il sole d’agosto splendeva sul Petit Trianon, dove Antonietta era rimasta anche dopo il morbillo. Aveva scoperto che in quel palazzetto, le cui stanze si contavano sulle dita, lontana da occhi curiosi, dalla noiosa etichetta di corte, poteva essere molto più libera, vivere come e con chi voleva, tener fuori gli scocciatori, emanare, in barba alla legge salica, che escludeva le donne, direttive in suo nome. Per ordine della regina i duchi di Coigny e di Guines, il conte di Esterhazy, il barone di Besenval, Yolande e Vaudreuil, avevano abolito ogni formalità, sedevano all’aperto comodamente vestiti, non portavano cappelli, non si alzavano all’arrivo di sua maestà, continuando le attività intraprese.

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I racconti di Versailles. “Son regina e sono amante”. Diciottesimo. Video

    Notte fonda del 19 dicembre 1778.

   Quando il dottor Vermond, ostetrico e fratello dell’abate precettore di Maria Antonietta, fu buttato giù dal letto perché erano iniziate le doglie, implorò Dio che il nascituro fosse maschio, per essere graziato in quel caso di una pensione di quarantamila luigi, contro i diecimila, se femmina. Il vecchio praticone per raggiungere la regina trottava dietro la principessa di Lamballe, mentre per incanto le stanze si illuminavano e i cortigiani affluivano seguendolo con candele in mano.

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I racconti di Versailles. Mozart e Maria Antonietta. Diciassettesimo. Video

La reggia di Versailles era stata concepita da Luigi XIII come un luogo di ritiro e riservatezza. La sua architettura in origine semplice, modesta e intima, era divenuta magnifica solo con l’avvento di Luigi XIV, il re Sole, che influenzato dalla cultura italiana dei suoi parenti aveva seguito il loro stile rifacendolo in grande, soprattutto dai giardini. Boschetti, cascate, labirinti, teatri d’acqua riecheggiavano quelli di Frascati e di Bagnaia, ma con un’inimitabile apertura verso l’infinito. 

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I racconti di Versailles. Yolande de Polignac la seduttrice. Sedicesimo

ROMA - La fine del 1775 fu freddissima. La neve aveva coperto di un bianco folgorante Versailles e Parigi. Luigi e Maria Antonietta trascorrevano molto tempo davanti al camino, lui leggendo dossier, lei con la principessa di Lamballe a far piani per rendere interessante la vita.

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I racconti di Versailles. La rabbia e le piume. Quindicesimo

Luigi XVI e Maria Antonietta, dopo l’incoronazione, erano ripartiti  da Reims con un tempo che si annunciava incerto. Avevano attraversato villaggi  perduti tra lande di erica, ginestre e felci, accolti dai rintocchi delle campane e dalle arringhe interminabili dei notabili di provincia orgogliosi dell’occasione in cui pavoneggiarsi.

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