Sabato, 23 Giugno 2012 10:44

Il libro. La Nemesi della Rossa di Carla Macoggi

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ROMA - La parola Nemesi viene dal greco nèmesis (νέμεσις) e deriva dal verbo nèmo, “distribuire”. Nel corso della storia al fonema sono stati attribuiti vari significati. Oggi la parola viene utilizzata, erroneamente, come sinonimo di vendetta. Per capire meglio il senso profondo di questo sostantivo si deve conoscere la visione greca del cosmo: per il pensiero greco il cosmo è ordine, equilibrio, armonia e conseguentemente giustizia. Quando questo ordine viene interrotto esplode il caos, il disordine, che scinde, disarticola la realtà.


Soltanto quando Dike, la dea della giustizia, avrà punito la tracotanza (ybris) degli esseri umani che hanno trasgredito a quelle leggi cosmiche che garantivano l’equilibrio del mondo e quindi della società - a cui si appella Antigone -  interverrà Nemesis la Giustizia distributrice che dovrà riequilibrare il cosmos. La nuova realtà naturalmente non potrà più essere quella di prima: la condanna dei rei non riporterà più in vita le vittime, né ridarà il sorriso a chi è stato rubato. Neppure Nemesis è in grado di riportare cronos sui suoi passi per cancellare un accadimento tragico. Ma il suo ruolo è fondamentale per coloro che devono continuare a vivere … no-no-stan-te, cercando di separarsi dal passato senza annullarlo.

Si è parlato delle leggi a cui si appella Antigone per contrastare le leggi disumane ad personam di Creonte: «le leggi non scritte e incrollabili degli dei. Non soltanto da oggi né da ieri ma da sempre esse vivono, da sempre: nessuno sa da quando». Con queste parole la ragazza di Tebe rifiuta con estrema sicurezza la tracotante violenze del tiranno. Antigone non ha dubbi: ciò che “sente” nelle viscere per lei è legge.

E sono queste leggi interne capaci di dare senso e ordine ai suoi pensieri che cerca Fiorella, la ragazza etiope protagonista di questo breve romanzo di Carla Macoggi. Le cerca con le parole, unico mezzo in grado di ricomporre un pensiero verbale capace di fermare il caos che è stato indotto nella sua mente.
L’autrice del romanzo e la protagonista ‘sanno’ di queste leggi, strutture di un pensiero umanamente coerente, che reggono l’ordine del mondo. Fiorella ‘sa’ da sempre di portare incisi nel corpo i segni di una scrittura primaria che devono solo trovare un linguaggio condiviso per rendersi intellegibili: «Voglio mettere ordine in questa confusione. Scrivere per eliminare l’imprecisione. Ripensare a tutto per eliminare lo scompiglio. Rimuovere l’incoerenza della vita con le parole. Nuove parole in sostituzione di quelle mai dette, mai pronunciate, diventate silenzio doloroso».

La lunga lotta di Fiorella per realizzare la propria identità umana, contro il disumano degli individui che le sono stati addosso per tutta la vita con l’unico scopo di far sparire anche la sua più tenue vitalità, appare come un’impresa titanica. Una lotta impari che ha inizio quando lei è una bambina di 10 anni che viene praticamente rapita ad Addis Abeba da Romana, un essere abbietto che «era in grado di esercitare il controllo della mia mente, mi conosceva nell’intimo, conosceva la mia vera storia e sapeva insinuarsi nei meandri delle mie insicurezze».
Per difendersi la ragazza ha pochi strumenti che sembrano fatti della “stessa materia dei sogni” ma che in realtà le offrono la capacità di reagire ed opporre un rifiuto interno. La tossicità dei rapporti a cui è sottoposta è elevata ma il suo corpo non mente: «… d’un tratto sentivo incontenibile il bisogno di fuggire a quella sua angoscia opprimente, prima che si diffondesse nell’aria e entrasse nei miei polmoni …». “Sentivo”, “bisogno”, “aria”, “polmoni”, parole che danno alle cose un’aura animistica che serve a definire l’invisibile ‘contaminazione’ della mente.


Le parole … se fosse possibile parlare con la protagonista del romanzo gli si potrebbero regalare altre parole che definiscono bene la personalità di Romana. “Schizoide” per esempio. Un termine psichiatrico che definisce bene la personalità di questa donna che per anni ha avuto in pugno la realtà umana di Fiorella.
Lo schizoide è un borderline e come tale è poco riconoscibile. Per mantenere un equilibrio psichico, che gli consenta un comportamento sociale ineccepibile, deve alienare la propria dissociazione interna in un altro essere umano, di solito un depresso.
Fëdor Dostoevskij, nel racconto “La mite” descrive molto bene le sottili dinamiche di rapporto tra uno schizoide e una ragazza depressa.
Quindi non è possibile per Fiorella «Rimuovere l’incoerenza della vita con le parole» … deve sapere che “vita” è un termine astratto; la vita non è incoerente. Incoerenti sono gli individui che tentano di dissociare gli esseri umani quando intuiscono che questi sono troppo umani e troppo deboli per poter resistere. Ed è difficile resistere a questi malati di mente dal comportamento sociale ineccepibile, che mentre ti dicono “ti amo” ti causano una ferita invisibile. Il comportamento sociale ineccepibile è una caratteristica che contraddistingue tutte le persone che si occupano di Fiorella: le Suore dell’istituto che le rubano il salario e incamerano le sovvenzioni statali, i due coniugi ciellini che la sfruttano, cristianamente, e che alle sue domande di aiuto le propongono di pregare la madonna.

Chi fossero quelli di CL si sapeva da tempo. Non era necessario attendere che gli cogliessero con le mani nel sacco dello Stato italiano per sapere quanto fossero ipocriti. Negli anni ‘80 si diceva: “di al ciellino di smettere , avvelena anche te”.

Fiorella, la giovane somala dai capelli ribelli, come una novella Justine, protagonista di un romanzo di de Sade, passa attraverso tutti gli abusi della mente che neppure un novello conte Donatien Alphonse-François era in grado di escogitare. I suoi aguzzini portano tutti la stigmate della dissociazione: comportamento sociale ineccepibile e violenza privata. Dissociazione che proiettano sulla ragazza rea di possedere una vitalità salvata dai naufragi causati da rapporti umani patogeni.
Il libro trascina il lettore in un vortice di flashback che cercano di ricomporre l’esistenza di Fiorella che va alla ricerca del sua passato e della sua più profonda identità umana.
Il suo vivere, resistendo, in mezzo a tanta criminale incoerenza di un’Italia provinciale, ignorante, dissociata, in sintesi cattolica, racconta l’antica storia dei bambini amati nei primi giorni di vita che poi ‘sanno’ distinguere per sempre cos’è l’amore e cos’è l’odio. E anche se, di fronte a tanta invisibile violenza nascosta tra le pieghe delle società cristiane, per brevi periodi, sembreranno affondare nella depressione e nel caos, poi sapranno riemergere.
Poi dovranno separarsi, e per farlo, come è stato per Fiorella, servirà loro un pensiero verbale che racconti di questa dissociazione indotta da persone profondamente malate che usano la stampella della religione cattolica come ancora di salvataggio.
L’ancora di salvataggio la lascino pure a quei cattolici ben rappresentati nel romanzo… l’unica a dar loro una parvenza congruità esistenziale che non posseggono.

Scheda
Titolo: La Nemesi della Rossa
Autore : Carla Macoggi
Editing: Sensibili alle foglie
Prezzo : euro14,00
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