Lunedì, 25 Ottobre 2010 20:54

Nuvole a Vapore di Davide Dalmiglio

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L’immagine di copertina, pur nel tratto leggero e stilizzato, restituisce alla mente l’essenza, la cruda fatica del “lavorare alla poesia” e del “coltivare uno stile linguistico coerente”; attività da decenni oltraggiate e minacciate da sedicenti poeti e praticate da dopolavoristi della scrittura.

La fatica di perlustrare con passione e rispetto i tesori nascosti della nostra vulgata, sapendone scoprie di nuovi senza cedere alla facile scappatoia del riciclare antichi stilemi imbellettandoli a nuovo; la fatica di scrivere versi in una maniera che, metricamente quanto stilisticamente, risulti coerente.
La fatica di scrivere in questa temperie culturale in cui “si vive” alla maniera di chi “ci vive”, senza apparire marziani – pittosto che “flaiani” – in questo tempo, in questa terra.
“Nuvole a Vapore”, opera prima del giovane poeta Davide Dalmiglio – vincitrice del premio “Città di Penne 2010” sezione opera prima – porta nelle pagine le stimmate di questa fatica.
Opera dal linguaggio che frusta, che martorizza l’idioma cui nonostante tutto si affida. Lingua che stride, che graffia l’orecchio alla stessa maniera in cui, circa mezzo secolo addietro, la “Bossa Nova” inondava di dissonanze i timpani dei cultori dell’armonia tonale.


Poesia “desafinada”, dunque, fatta di una lingua tanto dura da poter essere scritta sulla carta vetrata, ma non per questo priva di grazia e freschezza. La freschezza di perdersi nella vertigine del gioco linguistico senza tentennamenti, di liberarsi da qualsiasi forma di facile manierismo, così privilegiando il gioco al “giogo”. Giogo sia verbale sia stilistico, da cui, inconsapevolmente, tanta, forse troppa giovane poesia non riesce a disarcionarsi.
Ed al gioco, immancabilmente, si aggiunge l’ironia, arma preziosa, se non indispensabile addiruttura, all’arte poetica di questo tempo, per scongiurare – consapevolmente o meno – quell’aura di immanente contrizione e patimento che ovunque aleggia.


E poi il coraggio: dissacratorio, pruriginoso, assoluto. Il coraggio di ascoltare schiere di coreuti eppure cantare un’ottava sopra, o sotto, senza il timore di venire additati o peggio espulsi dallo spazio scenico per oscenità – proprio nel senso etimologico di “fuori dalla scena – fraudolenta.
La poesia di Dalmiglio non cede alle convenzioni: pecca di “ineleganza” per scelta, senza per questo voler tracciare nuove, pretenziose mode; non poggia cappello e soprabito in guardaroba e, se lo ritiene opportuno, si toglie la giacca a tavola. Ordina alla carta, ma prima fa un salto in cucina per sincerarsi della freschezza degli alimenti, e se glielo impediscono arrivederci: va bene, anzi meglio, un altro posto.
Il coraggio, dicevamo, che emerge nel lucido disincanto di “A branchi” (...in fondo ci annoiamo e allora balliamo/poppe scacciapensieri, ipnotiche, formine da bigné/ a pieghe capovolte ai fianchi bianchi e lo slancio...), o di “I miei soldi” (... con loghi aggressivi, brucati in borsa da mattina a sera/all’alba i fondi mi obbligano ad investire in caffè...); farcito poi dell’ironia di “Le gru fanno su e giù” (...Lavorano le gru, i mattoni fan cucù/ sull’orizzonte ritagliato, sforbiciato e scalettato/ mano nella mano con la girandola di un pareo...) e della fresca goliardia di “Tutto a Porno” (La lumaca porta le corna da quando è nata, si grattugia/ a bordo strada, è questione di banda larga percentuali /download, velocità di acquisizione dati...).


Quattro sezioni – Uno, Due e Tre – chiuse da un “Sorbetto”: “Son diventato grande”, poesia per cui andrebbe istituito obbligo di lettura per le ultime due generazioni di italiani.
Ma sorbetto, per quanto piacevole e apprezzabile, non è mai chiusura; semmai intermezzo fra portate. Ragione per cui attendersi, quanto prima, un nuovo episodio: una nuova opera di poesia che sappia, al pari di questa, far sorridere e riflettere. Solleticare e frustrare.
La prefazione all’opera è Di Mario Lunetta, nome che, in termini di poesia e narrativa contemporanea, è molto più che una garanzia.


Il giorno 15 dicembre a partire dalle ore 17, presso la Biblioteca Comunale Enzo Tortora p
Presentazione del Libro di Davide Dalmiglio Nuvole a Vapore,  vincitore del Premio Penne 2010. Iinterverrano Mario Lunetta e Francesco Muzzioli

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