“Il monastero del Vangelo proibito”, il nuovo thriller di Bruschini. Recensione

ROMA – Un modo interessante e colto di viaggiare può essere quello di leggere un libro. Specialmente se la scrittura ci accompagna delicatamente attraverso luoghi fiabeschi,  addirittura inimmaginabili. 

Questa volta, nel thriller “Il monastero del Vangelo proibito”, il collega Vito Bruschini ci prende per mano e ci porta sino in Cappadocia, tra chiese scavate nella roccia e città medioevali sotterranee, che, in qualche segreta botola, nascondono qualcosa di clamoroso.   Bruschini, giornalista e autore di romanzi-thriller, ci accompagna così in un emozionante viaggio, facendoci vivere una storia che è totalmente frutto della sua ricca e fervida fantasia.  L’Autore, infatti, ci aveva abituati,  sin dal suo esordio come scrittore Newton Compton, a racconti  strutturati e concepiti come romanzi, ma regolarmente  inseriti in contesti storici ben precisi, in fatti di cronaca e di attualità, che hanno fatto parte della nostra storia recente o recentissima. Parliamo di opere sempre interessanti e complesse, ma in cui spesso era difficile distinguere la verità, storicamente accertata o verificata nei documenti, dalla fantasia della componente  romanzesca. 

Il protagonista, Brenno Branciforte, funzionario dell’Unesco e studioso di antiquariato, se ne va in giro per l’Anatolia, alla ricerca di un frammento del “Vangelo proibito”, scritto in aramaico mediante incisione su una lastra di rame. Purtroppo, molti altri individui vanno a caccia del prezioso reperto; e per motivi opposti: dagli uomini del Califfato ai servizi segreti di vari stati. E tutti si vanno comunque a scontrare drammaticamente con una congregazione millenaria, la quale a tutti i costi vuole continuare a custodire una profezia straordinaria, nascosta nel manoscritto; giustificando così ogni  crimine commesso a tale scopo!

Molti sono i riferimenti all’attualità, in particolare alla situazione politica che contraddistingue l’odierna Turchia: questo romanzo risulta così perfettamente contestualizzato e ancora una volta Bruschini non manca di stupirci con la sua maniacale passione per la descrizione dei dettagli: luoghi, ambienti, interni, edifici, vengono tratteggiati e raccontati anche nei particolari che potrebbero sembrare più insignificanti. Invece, ci troviamo innanzi a un vero e proprio “affresco letterario”, al quale manca solo il profumo delle spezie orientali.  Ecco perché parlavamo di “viaggiare-leggendo”… Nel romanzo, Vito Bruschini inserisce con grande naturalezza anche una tenera storia d’amore: un amore certamente complicato, quasi impossibile, tanto che…. Beh, altro non possiamo rivelare! 

Dobbiamo annotare (e questa è un constatazione molto, ma molto personale!) che ci è piaciuto seguire le avventurose peripezie di Brenno Branciforte, funzionario dell’Unesco e studioso di antiquariato: ci piacerebbe incontrarlo nuovamente, questo eroe buono, che si batte per la cultura. Magari in Sicilia… i Branciforte, infatti, erano i principi di Militello in Val di Catania, cittadina barocca Patrimonio dell’Unesco: Francesco Branciforte sposò Donna Giovanna d’Austria, nipote di Carlo V di Spagna! Chissà che qualche volta Brenno Branciforte non capiti proprio da quelle parti, alla ricerca delle sue radici? 

Intanto, buona lettura! 

             

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