Domenica, 31 Luglio 2011 17:00

Libro: "Gesù, l’invenzione del Dio cristiano" di Paolo Flores d’Arcais

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Certo fa un po' impressione prendere tra le mani il libro di Flores d’Arcais, dove, sulla copertina rossa, spicca la parola ‘Gesù’. Subito dopo però, leggendo il sottotitolo, ‘L’invenzione del Dio cristiano’, il giudizio subitaneo si affievolisce.
L’autore del libriccino, di esplicita volontà divulgativa, vuole “ … fare giustizia di ogni pretesa di storicità dogmatica che si è affermata dal Concilio di Nicea in poi”. Questo lavoro è stato scritto in contrapposizione al libro di Ratzinger, ‘Gesù di Nazaret’ uscito nelle librerie a marzo di quest’anno, che invece afferma, tra le altre cose, la storicità assoluta del documento niceno.

Il Credo, o Simbolo, niceno, redatto nel 325 ‘sotto dettatura’ di Costantino I e poi corretto, nel 381, da Teodosio, nel Primo Concilio di Costantinopoli, recita così :
“Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: - Dio da Dio - ),(…) Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; (…) Per noi uomini, e per la nostra salvezza, discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. (…) Coloro poi che dicono: “C'era (un tempo) quando (Gesù) non c'era”, e: “Prima di essere generato non c'era”, e che dal non essente fu generato o da un'altra persona o essenza dicono essere o creato, o trasformabile o mutevole il Figlio di Dio, (costoro li) anatematizza la Chiesa cattolica.”
Nel Credo niceno, che finisce con tanto di maledizione per chi non aderisce al suo dogma, vi è condensato tutto ciò che i cristiani devono, obbligatoriamente, credere di Gesù. Vale a dire che Gesù è stato concepito dal dio monoteista e da Maria, che è della stessa sostanza del padre, che è morto crocifisso e che dopo tre giorni è risorto e salito al cielo mediante apoteosi, come, nei miti greci e romani, usavano fare alcuni mortali chiamati dagli dei a divenire divinità e poi oggetto di culto: Asclepio il medico e Romolo primo re di Roma fanno parte di questi fortunati.
Anche la ‘copula mistica’ fra divinità e donne mortali era abbastanza normale nei miti greci, ad esempio Zeus ingravidò Leda in sembianze di cigno, e, poi, in forma di pioggia d'oro, si unì a Danae, generando così l’eroe semidivino Perseo. Anche Ismene, madre di Diòniso, non vede l’amante che la ingravida, perché Zeus è invisibile come il dio delle tre religioni monoteiste che prende il nome dal padre degli dei olimpici in quanto il genitivo di Zeus è Dios, ed entrambi hanno gli stessi epiteti e caratteristiche: Dio significa ‘il luminoso’ e Zeus è ‘lo splendente’.
Leggendo le prime pagine del suo libro si ‘vede’ un Flores d’Arcais piuttosto infastidito da un Ratzinger il quale, “pretende di fare anche opera di storico, e addirittura di “giungere alla certezza della figura veramente storica di Gesù”.
Certamente si può, e da esseri pensanti, si deve, essere d’accordo con l’autore del libro, ma viene anche da chiedersi che senso ha, in fondo, mettersi a contraddire uno che se ne va sempre in giro con le babbucce e un copricapo rosso fiammante e un vestito bianco con tanto di mantellina svolazzante come se fosse la cosa più normale al mondo. Verrebbe da chiedere a Flores d’Arcais: “ scusa, ma ti piace vincere facile? E non lo sai che intraprendendo un colloquio con uno che afferma cose assurde devi entrare nella sua credenza dogmatica?”.  Basterebbe l’assenza totale di fonti storiche documentarie, vergate nell’anno zero dell’era cristiana-occidentale, che attestano l’esistenza di questo fantomatico Gesù, per chiudere qualsiasi discussione sulla storicità di colui che Ratzinger chiama ‘figlio di dio’. Inoltre per affrontare una dialettica sull’argomento si dovrebbe assumere come dato reale anche l’esistenza della divinità che informa le tre religioni monoteiste.
Invece no, ci si accorge che ci si era sbagliati: Flores d’Arcais  ci  vuole parlare della ‘invenzione del Dio cristiano’ da parte di un nugolo di personaggi storici, i quali hanno preso un povero cristo morto come un infame schiavo sulla croce, e lo hanno pian piano divinizzato. E questo per i loro scopi di potere e di dominio sulle menti dei proseliti. L’autore introduce il lettore nelle mille e mille divergenze teologiche e nei mille cristianesimi che sono poi confluiti in una religione dogmatica e coercitiva voluta e protetta dall’imperatore Costantino, e resa unica religione di stato, e quindi obbligatoria, nel 380 dall’editto di Teodosio: “ (gli) stolti eretici(..) incorreranno nei castighi divini e anche in quelle punizioni che noi vorremo infliggere loro”.
Questo libro di Flores d’Arcais, svela la malafede millenaria della Chiesa cattolica che ha negato, anche nell’ultimo libro di Ratzinger,  la vera storia del cristianesimo, cha si sviluppa da un sincretismo di culture ed i religioni che si incontrano nel bacino del Mediterraneo. Queste religioni parlavano della resurrezione del corpo, di chiara provenienza iranica, idea estranea  all’ebraismo delle origini.
Per capire meglio il farsi di centinaia di religioni salvifiche, tra cui il culto di Mitra, sono di estrema importanza quei ΄manoscritti del mar morto’, - non citati da Flores d’Arcais -scoperti nel 1947 presso la località di Qumran, che hanno arricchito la nostra conoscenza relativa ai movimenti dissidenti ebraici esistenti intorno all’anno zero. Vi sono buone ragioni per ritenere che i manoscritti di Qumran appartenessero ad una comunità di esseni. Anche se in questi scritti non è stata trovata alcuna allusione alla presenza di figure messianiche, si è ormai certi che questa comunità esprimeva le stesse idee che appartennero poi al cristianesimo.
I Vangeli canonici e apocrifi sono chiaramente agiografie di un personaggio mitico chiamato Gesù. Chi fosse non si sa, non esistono fonti storiche che accertino l’esistenza di questo re dei Giudei. A meno che un’agiografia non si consideri storia vera.  Si potrebbe fare un’ipotesi di ricerca: la figura di Gesù non è altro che la concretizzazione di idee religiose e politiche, in divenire, che divengono, dopo essere state snaturate in tre secoli di rimaneggiamenti,  immagine percepibile solo dal terzo secolo d.C. quando, per l’incontro con la cultura greco-romana, diventa una vera e propria religione di Stato sostenuta da una codificata iconografia cristiana.
Il libro, di Flores d’Arcais, anche se piccolo di dimensioni, è incredibilmente ricco e denso di notizie che dimostrano “l’acrobatico falso’ di Ratzinger il quale vuole far divenire il credo della sua mente verità storica. In uno dei capitoli, ‘Nascita della Pentecoste’,  vi è la descrizione di come, durante delle cerimonie - che assomigliano molto a quelle che vediamo alla televisione dove pastori evangelici fanno miracoli a ripetizione e dove ogni tanto qualcuno ha una ‘visione mistica’ – alcune persone presenti venivano riconosciute come Gesù risorto, e di come alcuni partecipanti parlavano con un linguaggio che oggi un buon psichiatra potrebbe chiamare schizofasia. Questo linguaggio ‘misterioso’ veniva poi ‘tradotto’ da altre persone in un clima “invasato”. Questo fenomeno viene chiamato nel libro ‘glossolalia’ che è: “il dono pentecostale per eccellenza: discorsi ispirati da dio in una lingua incomprensibile: “la coniazione, talvolta patologica, (talvolta? N.d.R.) di associazioni sillabiche prive di senso. La presunta facoltà di pregare e lodare dio in una lingua misteriosa”.
Anche colui che, snaturandolo, mischiò il cristianesimo alla cultura greco romana, Paolo di Tarso, considerava la fede follia, e i cristiani dei primi secoli “proclamavano altrettanto orgogliosamente il credo quia absurdum”, ‘credo perché è assurdo’. Ma absurdum si deve tradurre innanzitutto come stonato,  e poi dissonante, stravagante, dissociato.
Non si capisce perché ancora oggi, nonostante la  libertà di pensiero,  vi sia una cecità tale negli esseri umani che si definiscono credenti. Una cecità che non permette loro di affrontare da esseri pensanti il problema della malafede della Chiesa di cui fanno parte. Certamente questa cecità, che può giungere a stati patologici, quando ad esempio si annullano fatti e accadimenti evidenti, trova il suo nutrimento nell’alienazione religiosa. Ci hanno provato grandi filosofi come Marx e Feuerbach a denunciare l’esistenza negli esseri umani dell’alienazione religiosa, senza spiegare però come nasce, quando nasce e perché nasce.
Ora la ricerca sul fenomeno dell’alienazione religiosa dovrebbe passare alla psichiatria: essendo la fede, solo un credere reale ‘qualcosa’ che ‘esiste’ solo nella mente umana, sono gli addetti ai lavori della psiche che ci devono spiegare il motivo per cui la credenza, vestita culturalmente in migliaia di vesti religiose indigene, è così radicata in quasi tutte le culture del mondo terracqueo.
Il fatto culturale tutto sommato conta poco, ogni manuale di storia della religioni spiega benissimo che le religioni sono funzionali alle società nelle quali si esprimono. Sono funzionali soprattutto alle caste di potere pluto-teocratico delle società nelle quali si esprimono.
Come dire: “se i fedeli credono perché è assurdo, allora crederanno anche che Berlusconi lavora per il bene comune degli italiani”. N'est pas?

 

"Gesù, l’invenzione del Dio cristiano" di Paolo Flores d’Arcais

add editore -  euro 5,00 – pagg. 132

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