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Il libro. Giuseppe Culicchia. “Mi sono perso in un luogo comune”. Recensione

Il libro. Giuseppe Culicchia. “Mi sono perso in un luogo comune”. Recensione

Da Flaubert a Culicchia: è arrivato il nuovo libro dello scrittore torinese “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità”

E’ in libreria, per Einaudi, l’opera ventiduesima di Giuseppe Culicchia “Mi sono perso in un luogo comune” , vale a dire il “Dizionario della nostra stupidità”. In pratica un catalogo delle frasi più conformiste, le opinioni che raccolgono consenso, le idee stereotipate “chic”, quelle kitsch, i cliché della conversazione nei salotti e nel social network, nate per fare la differenza ma specchio della nostra omologazione. Uno “stupidario” ironico, acuto, profondo e malinconico insieme, che disegna la tendenza di una civiltà. Culicchia non giudica, raccoglie con affetto d’entomologo le massime impronunciabili che passano di bocca in bocca. Topografo del nostro costume, le illumina di una vis comica personale.

Alcune sono frammenti divertenti. Ad esempio: “ADDOMINALI. Ciò che conta in un uomo oltre alla carta di credito. Io che non ho mai badato a queste cose, un giorno ho scoperto che avrei dovuto averceli a tartaruga. Sono subito corso a specchiarmi e invece ho costatato che ce li avevo a foca. Avete presente le foche? Ecco io ne ho una che dorme beata lì dove dovrebbe esserci una tartaruga. Ora, quanto è tenera una foca addormentata? Perché svegliarla? E come dirle che dovrebbe sloggiare per far posto a una tartaruga?”.  Oppure: “FACEBOOK. Aprirvi un profilo e rispondere al questionario iniziale mettendo in rete una montagna d’informazioni personali riservate con tanto di foto e video. Rimpiangere di averlo fatto. Chiedersi: ‘Beh, se mi ha chiesto l’amicizia vuole trombare, no?’ Chiedersi la stessa cosa ogni volta che si riceve un ‘mi piace’. Trarre le dovute conseguenze quando l’amicizia viene tolta e i ‘mi piace’ cessano”. Troviamo fotogrammi lapidari della collettiva superficialità: “ EINSTEIN. Sinonimo di cartolina spiritosa e di persona intelligente. Dire sempre: ‘Chi ti credi di essere? Un Einstein?’”

Sulla falsariga di Gustave Flaubert, anch’esso autore di un dizionario dei luoghi comuni, Giuseppe Culicchia aggiunge al catalogo del nostro sapere qualcosa che non avevamo. Un testo agile, brillante, utile, che si può leggere sia rispettando l’ordine numerico delle pagine ma anche a caso. E che si può condividere perché le sue pillole di saggezza si prestano, provocatoriamente, a essere postate su facebook.

Giuseppe Culicchia

Mi sono perso in un luogo comune

L’Arcipelago Einaudi

Pag. 229

Anno 2016

Euro 14.40

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