Giovedì, 30 Giugno 2016 11:42

“Sicily Jass”. Poesia per un pioniere del “jazz”. Recensione Featured

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In Italia c’è una generazione martoriata, quella degli anni Ottanta, la mia. Ma se di questa generazione martoriata, che non ha più sangue neanche per rivoltarsi, volete conoscere un vero talento, allora guardate Sicily Jass: un documentario, forse una poesia.

Scritto e diretto da Michele Cinque, questo racconto fatto di immagini e suoni vi porterà dentro la vita di Nick La Rocca, un siciliano nato a New Orleans alla fine dell’Ottocento.

 
Il destino di quest’uomo, un elettricista, era di incidere nel 1917, insieme agli altri componenti della Original Dixieland Jass Band, il primo disco della storia del Jass: Livery Stable Blues, oltre un milione di copie vendute. Ho scritto “Jass”, non è un refuso. C’è un momento, nel film, in cui si parla dell’origine della parola: un esperto spiega che inizialmente così era chiamata quella musica vivace, spesso suonata dai neri e per lo più poco conosciuta al di fuori di New Orleans. Anche il gruppo cambierà il suo nome in Original Dixieland Jazz Band solo verso il 1918. Il termine “jazz” in ogni caso è stato dapprima legato a qualcosa che, nell’immaginario collettivo dell’epoca, era basso e volgare, per poi invece recuperare l’idea di “movimento” e “dinamismo” a cui è probabilmente più vicino. 


Controversa è la storia della parola, controversa la storia del Jazz, la sua origine. Non rinuncia a tutta la problematicità della materia Michele Cinque e ci porta con delicata grazia dentro la vita di un eroe della musica destinato a un crepuscolo amaro.
Tre piani narrativi si intrecciano con felice naturalezza: la New Orleans del passato (fatta di immagini d’epoca e documenti), quella del presente ( le interviste) e una Sicilia mitologica, atemporale (Salaparuta, città fantasma, le note di Roy Paci, i pupi). La nitidezza del racconto e anche il suo lirismo sono accompagnati da una fotografia pittorica, a tratti intima, comunque perfetta, di Martina Cocco, mentre i diversi livelli della trama sono alternati con grande senso del ritmo dal montaggio di Piero Lassandro.

L’idea più bella di Michele Cinque è la presenza nel film di un cantastorie come Mimmo Cuticchio: un contrappunto dolce e distaccato, fatto di pupi, di sicilianità, di lontananza. Colpisce la mano felice con cui il regista ha dato vita a un ritratto realmente umano del jazzista. Grazie a documenti, di cui alcuni inediti, a interviste incisive, tra le quali spicca quella a Jimmy, il figlio di Nick, a una scrittura asciutta, il profilo complesso del protagonista non viene mai deformato. Il cornettista della Original Dixieland Jazz Band, a forza di voler apparire nella vita più di quello che era, finirà per non essere ricordato neppure per quello che era: La Rocca non era infatti l’inventore del Jazz, come pretendeva, tuttavia diede a questo genere una spinta decisiva, portandolo molto al di là dei suoi confini, procurandogli una popolarità che non aveva raggiunto, tingendolo di sicilianità solenne e popolare, di sacro e di profano tra vicoli di pietra, influenzando con pezzi di clamoroso successo, come Tiger Rag, anche Louis Armstrong. 

L’orgoglio ferito, il declino della celebrità, incomprensioni con gli altri compagni della band, porteranno Nick a una grande amarezza, a posizioni dure ed estreme, razziste, eppure Michele Cinque non racconta queste derive del trombettista con tono giudicante, ma anzi è capace di entrare nell’intimo dramma di La Rocca, nella sua fragilità, scrive: “Sicily Jass, è il viaggio nell’anima di un uomo che ha tentato, sbagliando quasi tutto, di riservarsi un posto tra le stelle della musica”. Se questo sia avvenuto non so dirlo, certo è che Sicily Jass è un documentario di restituzione, rende infatti a Nick la sua complessità, quella sua anima piena di inquietudini, di genio, di limiti. Alla fine non sembra essenziale stabilire se Nick sia stato davvero così importante nella storia della musica: la sua tenacia, la sua passione, la sua storia sono belle da raccontare, questo è quel che conta di più.


In concorso al Salina Doc Fest (dove ha guadagnoto una menzione speciale), nella rassegna del Taormina Film Festival, da ieri anche nelle sale romane, qualcosa mi dice che questo documentario ne farà di strada, come Michele Cinque, che con la sua laurea in filosofia, i suoi 32 anni, 7 film alle spalle più questo altissimo Sicily Jass ci vendica un po’ tutti. Parlo di noi degli anni Ottanta, ovviamente.

Distribuito da GA&A Productions  

Regia: Michele Cinque 

Soggetto: Michele Cinque 

Montaggio: Piero Lassandro 

Fotografia: Martina Cocco 

Musiche di: Salvatore Bonafede 

Prodotto da: Gioia Avvantaggiato, Alessandro Leonardi 

Line Producer: Ida Faletra 

Field Producer: Adele Dell’Erario 

Assistente alla regia: Tiziana Luna Forletta 

Consulenza alla Produzione: Edoardo Rummolo, Laura Romano 

Colour correction e Grafiche: Adriano Mestichella 

Sound design e Mix: Giuseppe D’Amato, Giancarlo Rutigliano 

Ricerche: Alessia Petitto 

Una produzione MRF5, GA&A Productions in associazione con RAI CINEMA in collaborazione con LAZY FILM Realizzato con il sostegno del MiBAC e della Regione Sicilia Nazionalità: Italia Anno: 2015 Durata: 73’

Sicily Jass - Trailer

 

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