Martedì, 13 Gennaio 2015 14:11

“Doo-bop”, il testamento di Miles Davis

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Nel 1992 uscì l’album postumo del grande trombettista statunitense

“La necessità che ho di suonare e creare musica è maggiore oggi di quando ero agli inizi”  (Miles Davis, 1991)

L’ultima tendenza

L’ultima fase della carriera di Miles Davis abbraccia un periodo di tempo che va dal 1981, anno della pubblicazione di “The man with the horn”, che segnò il ritorno sulle scene del trombettista dopo sei anni di assenza, sino al 1991, quando incise “Doo-boop”, l’ultimo album uscito postumo il 30 giugno del 1992. In questi dieci anni Miles Davis passò da un jazz elettrico con contaminazioni nel funk, rock e pop con grande eleganza e originalità sino all’acid jazz e al rap della sua ultima fatica discografica prima del suo decesso avvenuto a Santa Monica il 28 settembre del 1991. Il progressivo declino fisico aveva in qualche modo cambiato il suo modo di suonare. Il suo fraseggio era molto più asciutto, caratterizzato da poche note suonate con la sordina e spesso interfacciato ai sintetizzatori. Rimaneva invece intatta la sua voglia e la sua esigenza di cambiare, di prendere nuove direzioni e tendenze musicali sempre in apparente contrasto con gli album precedenti. “Doo-bop”, una sorta di testamento spirituale di Miles Davis fece un grosso effetto quando fu pubblicato. I ritmi ipnotici scanditi spesso da batterie elettroniche e campionatori, più la voce del rapper J.R, del produttore, musicista e rapper Easy Mo Bee, erano in apparenza stridenti con il percorso musicale del protagonista assoluto del jazz mondiale. L’ultima svolta di Miles Davis rientrava invece coerentemente del suo percorso di continuo cambiamento e soprattutto sulla voglia di non voler mai rimanere fermo sulle stesse posizioni.

“Coo-Bop”, acid jazz e rap di classe

Per questo album Miles Davis scelse gli studi di registrazione Unique Recording della Warner Bros. Le session impegnarono il trombettista e la sua band da gennaio a febbraio del 1991. Il “divino” si avvalse della collaborazione del giovane produttore Easy Mo Bee, noto nel mondo dell’hip hop e del jazz rap statunitense. Tra le sue principali collaborazioni si ricordano i rapper di grande talento e originalità come RZA, GZA, Afu Ra e Mos Def. Nelle nove tracce composte da Miles Davis e Easy Mo Bee, sono contenuti campionamenti dei Kool and the Gang, La Di Da Di, Pleasure, Donald Byrd, James Brown, Esg, Major Lance, Gene Ammons e dei Kc & The Sunshine Band. L’operazione di Miles Davis è come al solito molto ambiziosa e originale. Il ‘divino’ fonde alla perfezione e senza contraddizioni il fraseggio jazz della sua tromba con ritmi ipnotici e ripetitivi di una cultura musicale agli antipodi come il rap, l’hip hop e l’acid jazz. Ancora oggi a distanza di oltre vent’anni dalla sua pubblicazione, l’album di Miles Davis è attualissimo: i suoni elettrici, acustici e quelli campionati costruiscono un disegno complessivo di grande qualità. Le timbriche degli strumenti e la qualità degli arrangiamenti sono estremamente complessi e sofisticati.

In “Doo-bop”, Miles Davis si avvalse di musicisti del calibro di Foley alla chitarra, Kenny Garrett al sax alto, Deron Johnson alle tastiere, sintetizzatori e al piano elettrico, Ricky Wellman alla batteria, Kei Akagi al piano, Mino Cinelu alle percussioni, Robert Irving ai sintetizzatori e programming, Darryl Jones al basso, Joey DiFrancesco all’organo hammond, Adam Holzman alle tastiere e Rick Margitza al sax tenore.

“Doo-boop”, pubblicato dalla Warner il 30 giugno del 1992 ottenne un Premio Grammy Award per la miglior performance di R&B strumentale e  e arrivò al primo posto della classifica di Album Jazz Contemporanei.

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