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#MuseOggi: il museo dallo spazio fisico al digitale, andata/ritorno

#MuseOggi: il museo dallo spazio fisico al digitale, andata/ritorno

“L’architettura è la comunicazione nella quale abitiamo” Gae Aulenti

ROMA - Il  19 febbraio si è concluso il Convegno Internazionale di Studi “Comunicare il museo oggi: dalle scelte museologiche al digitale”, due giorni all’Università Sapienza di Roma in cui si sono avvicendati professori, social media manager, operatori nei servizi culturali con le loro diversificate esperienze in un campo contrassegnato da importanti cambiamenti.

Nati sotto Mercurio ha partecipato, anche con live tweets (per inciso l’hashtag #museoggi è entrato in Tendenza Twitter) soprattutto all’ultima sessione, quella dedicata all’uso del digitale per la valorizzazione del patrimonio museale. Cercheremo di sintetizzare in quattro punti le impressioni ricevute, mettendo a fuoco i momenti che hanno particolarmente stimolato la riflessione.

La rivoluzione copernicana dei social media: dal monologo piramidale delle Istituzioni all’orizzontalità democratica del dialogo con gli utenti

Il social media manager del Mibact Giuseppe Ariano ha esposto i dati del Ministero dei Beni Culturali, dai quali emerge il segnale di indubitabile cambiamento apportato dall’approdo del Ministero sui canali social (https://www.facebook.com/MIBACT/?ref=br_rs). Molte delle iniziative sono nate, infatti, proprio dalla consultazione della community, così come tanti “aggiustamenti” di tiro sono stati possibili proprio grazie all’ascolto di un pubblico non più solo ricettore passivo ma anche dotato della possibilità di far arrivare le proprie critiche ed esigenze.

La forza costruttiva delle critiche social è stata sottolineata anche da Isabella Toffoletti (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) e Silvia Bendinelli (Zètema progetto Cultura), le quali hanno poi presentato il variegato ventaglio delle iniziative on line dei Musei In Comune di Roma, una delle realtà museali più forti quanto a presenza sui social network, con 129.000 follower su Twitter, 21.317 like su Facebook e una rete complessa di sedi gestita in maniera omogenea, coerente e creativa (http://www.museiincomuneroma.it/).Tra le attività straordinarie promosse dai Musei in Comune sui social non possiamo non menzionare #EmptyCapitolini, l’accesso al museo per 100 influencer della rete in un orario non di apertura al pubblico; un’esperienza singolare, come traspare dai racconti dei fortunati partecipanti. Ma non mancano iniziative più inclusive, come #BeMyValentine, dove chiunque può postare la propria opera del cuore o l’app Mic (http://www.museiincomuneroma.it/musei_digitali/mic_roma_app) per consultare le informazioni ufficiali ed aggiornate in tempo reale su tutte le attività mostre, eventi e didattica (in corso e in programma) dei 20 musei civici del circuito Musei in Comune di Roma in italiano e in inglese.

Rivoluzione Social(e)

Il racconto che ha catalizzato l’emotività del pubblico è stato quello di Elisa Bonacini (Università di Catania), rappresentante siciliana di Invasioni Digitali. Una voce dall’inconfondibile languore quasi orientale della Trinacria e al tempo stesso perentoria e secca nel lanciare giudizi e denunce contro le amministrazioni locali. Elisa Bonacini ha presentato il singolare caso del Museo Salinas di Palermo (https://www.facebook.com/Museo.Archeologico.Antonino.Salinas.Palermo/?fref=ts) “museo chiuso per restauro, aperto per vocazione”. Il museo vive la sua rinascita e possibilità di riscatto grazie all’eccellente uso del digitale e della diffusione sui social media, e con il loro hashtag #storiedituttinoi - missione culturale ma anche diremmo “politica” di diffusione dei contenuti - il fin troppo sfruttato termine storytelling finalmente ritrova il diritto di cittadinanza. 

Rivoluzione temporale – Slow digital experiences

Ultima tranche di interventi è dedicata al progetto PRIN (Progetti di ricerca di interesse Nazionale del Miur) “La vita delle opere” presentato da Antonella Gioli (Università di Pisa), Maria Elena Colombo (Progetto PRIN Digital Media Curator), Maria Chiara Piva (Università Ca’ Foscari di Venezia), Maria Beatrice Failla (Università degli Studi di Torino). 

La vita delle opere: dalle fonti al digitale (http://lavitadelleopere.com/it/) è uno dei progetti a nostro avviso più interessanti degli ultimi anni: “nasce dalla necessità di rendere visibile al pubblico la lunga storia che ogni opera d’arte ha attraversato nella sua vita. Le opere d’arte infatti non sono nate come oggi le vediamo e non sono state realizzate per i musei dove oggi sono esposte, ma nel tempo sono state trasformate e spostate, sono state oggetto di interventi e modifiche da parte di artisti, custodi, restauratori, studiosi, collezionisti, mercanti, ladri, conservatori: generazioni di persone che ne hanno scritto la biografia e che ne hanno consentito la trasmissione fino ai nostri giorni”. Questa è la presentazione ufficiale: una slow digital experience - definizione solo apparentemente ossimorica - che serve a riappropriarsi delle storie delle opere attraverso una lenta degustazione che ne ricostruisce il percorso nel tempo. La bravura degli studiosi che si occupano di tradurre le fonti in racconti digitali sta nel trovare anche un lessico “intermedio” tra tecnicismi e linguaggio comune, e consegnarli al futuro.

La rivoluzione siamo noi?

“La rivoluzione siamo noi” è un’opera di Joseph Beuys del 1971, conservata al Museo Madre di Napoli. L’artista appare in quattro serigrafie di grandi dimensioni che lo ritraggono mentre con piglio deciso avanza verso lo spettatore quasi ad uscire dalla sua stessa immagine. Durante la #MuseumWeek 2015 è stata per così dire “sceneggiata” per la #poseMW da alcuni bambini ripresi mentre marciano volitivi verso di noi partendo da queste gigantografie. Un chiaro messaggio di come le nuove generazioni corrano verso un futuro da conquistare (sulla MuseumWeek2015 e l’opera di Beuys associata ai social si veda http://artemagazine.it/nati-sotto-mercurio/item/88-museum-week-2015-la-rivoluzione-siamo-noi)

L’intervento di “La vita delle opere” si è concluso facendoci capire che i contenuti digitali hanno pari dignità delle paludate pubblicazioni accademiche. Un’affermazione non scontata e di cui molti dovrebbero ormai prendere atto. Sintetizzando tutti gli input che abbiamo ricevuto in questa sessione del convegno, più che parlare di “realtà aumentata” si potrebbe parlare di “visione aumentata”. Gli strumenti conoscitivi a nostra disposizione oggi rendono la fruizione dei beni culturali molto più accessibile e variegata, disponibile a più livelli di conoscenza a seconda del proprio vissuto. Non solo: ognuno, nel proprio piccolo può aggiungere un tassello alla molteplicità di informazioni, o, come abbiamo visto, permettere a volte di “aggiustare il tiro”, rendere più comprensibile o più completa la trasmissione di un sapere che, da esclusivo si fa inclusivo. A conclusione della giornata sono intervenuti come discussant Valentino Nizzo (Direzione Generale dei Musei, Mibact) con tutta la sua portata di lunga esperienza in merito, e Antonella Sbrilli, docente di storia dell'arte contemporanea e veterana del tema. Si devono a lei, infatti, le immagini dense navigabili dei CD’Art, pubblicati nel 1996 dal quotidiano La Repubblica, mentre è ormai quasi “maggiorenne” il suo testo Storia dell’arte in codice binario, che compie 16 anni. Antonella Sbrilli ha voluto sottolineare l’attuale spostamento/compenetrazione dei confini dell’apprendimento: come ci ha fatto notare, il museo oggi è uno spazio fisico che, trasferito in uno spazio virtuale, diventa un palinsesto su cui ciascuno di noi può stratificare la propria esperienza.

Il convegno, organizzato da Valter Curzi e Lida Branchesi, è stato moderato, nel pomeriggio preso in esame, da un’impeccabile Nicolette Mandarano – di cui a suo tempo recensimmo il testo Il marketing culturale nell’era 2.0: Come la comunità virtuale valuta i musei (http://artemagazine.it/nati-sotto-mercurio/item/91-nicolette-mandarano-il-marketing-culturale-nell-era-del-web-2-0-come-la-comunita-virtuale-valuta-i-musei) – la quale ha trasferito in quest’occasione le qualità che servono anche sul web: capacità di ascolto, tenere il polso del sentiment del pubblico, evitare sbavature, saper comunicare. 

Usciamo da queste giornate di studi con molte domande e tanto su cui riflettere; ed anche con una consapevolezza: qualcosa sta ormai davvero cambiando. La rivoluzione siamo noi? Dal museo al digitale, andata/ritorno.

Postilla: l’ex ergo è stato scelto leggendo un recentissimo contributo di Marco Stancati, oggi Consulente aziendale di Comunicazione e fino al 2013 docente di Comunicazione interna e pianificazione dei Media alla Sapienza di Roma, e che per Nati sotto Mercurio è sempre un punto di riferimento per affinare le tecniche comunicative (un messaggero deve pur tenersi aggiornato!).

Michela Santoro

@mercuriomaga

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Ultima modifica ilLunedì, 22 Febbraio 2016 11:01
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