I libri non sono fatti per essere letti e riposti semplicemente nella propria libreria. Sono fatti per essere vissuti, sottolineati, compresi, tenuti dentro di sé.

Di Bruna Alasia

Irlanda, 1859. L’infermiera Lib Wright giunge dall’Inghilterra nelle Irish Midlands, perché convocata da un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Lib dovrà occuparsi di un caso misterioso: Anna O’Donnell, una bambina di undici anni, che afferma di vivere di “manna dal cielo” e non tocca cibo da quattro mesi. Considerata un “prodigio vivente”, la piccola attira stuoli di fedeli da tutto il mondo, anche se molti sono convinti che i suoi genitori siano degli impostori che, a scopo di lucro, abbiano architettato la messa in scena nutrendo la figlia di nascosto. Per questo un comitato di paesani ha ritenuto opportuno ingaggiare come sorveglianti due infermiere che per quindici giorni, a turno al fianco di Anna, indaghino per svelare se si tratta di truffa o miracolo. All’inizio, la bambina non fornisce alcuna prova di frode, sembra vivere di privazioni come una santa, al punto che Lib comincia a dubitare che il prodigio sia vero. Poi di colpo Anna scivola verso un visibile deperimento mentre affiorano segreti inenarrabili e Lib è posta di fronte a dilemmi delicati e pericolosi …

L’autrice ha un’innata capacità di tenere alta la suspense e in “Prodigio”, intessuto di maestria psicologica, prosa scorrevole, ambientazione storica attendibile, il lettore è catturato in un’avventura drammatica e verosimile. Scrive Emma Donoghue nella postfazione: “Questa è una storia inventata, però trae ispirazione dalle cosiddette ‘digiunanti’ – se ne registrarono una cinquantina nelle Isole Britanniche, l’Europa occidentale e il Nord America, fra il sedicesimo e il ventesimo secolo”. Da avvenimenti accaduti la Donoghue intesse un avvincente racconto sull’eterno conflitto tra superstizione, fanatismo religioso, ignoranza, misticismo e scienza. Un romanzo che evidenzia i pregiudizi di una comunità e la crudeltà tra consanguinei. Consigliato anche da Stephen King.

Emma Donoghu scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice irlandese naturalizzata canadese, è stata finalista al Booker Prize nel 2010 e nel 2011 ha vinto il premio Alex con “Room. Stanza, letto, armadio, specchio” – che narra il sequestro e l’interminabile segregazione di una ragazzina messa incinta da un bruto – del quale ha firmato la sceneggiatura del film omonimo. 

Il prodigio

Emma Donoghue

Traduttore: M. Ortelio

Editore: Neri Pozza

Collana: I narratori delle tavole

Anno edizione: 2017

Pagine: 301.

Euro 17

Irlanda, 1859. L’infermiera Lib Wright giunge dall’Inghilterra nelle Irish Midlands, perché convocata da un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Lib dovrà occuparsi di un caso misterioso: Anna O’Donnell, una bambina di undici anni, che afferma di vivere di “manna dal cielo” e non tocca cibo da quattro mesi.

TAORMINA - Nell’ambito di Taomoda, Catena Fiorello ha presentato, presso l’NH hotel di Taormina, il suo libro “Picciridda”. Un romanzo d’esordio pubblicato da Giunti editore.

Graeme Macrae Burnet, finora sconosciuto autore scozzese, mai tradotto prima in italiano, è appena arrivato in libreria con “Progetto di sangue” grazie a Neri Pozza, romanzo che, pubblicato in Inghilterra dal piccolo editore indipendente Saraband, a sorpresa è giunto finalista all’importante “Man Booker Prize 2016”, surclassando nelle vendite ogni altro concorrente.

Edito da Scatole Parlanti Edizioni, il libro sarà presentato per la prima volta al pubblico il prossimo 25 luglio alle ore 19 nel locale romano “Venice Beach”, sul lungotevere Castello (riva destra del Tevere, Castel Sant’Angelo)

Honoré De Balzac è universalmente considerato uno dei più grandi scrittori francesi del secolo diciannovesimo per il realismo dei suoi romanzi, che offrono un ritratto vivo dell’aristocratica e della nascente borghesia del tempo. Le descrizioni degli ambienti e dei tipi psicologici sono così precise e approfondite da divenire archetipi. “Papà Goriot”, scritto nel 1834 è, in questo senso, uno dei più rappresentativi della “Commedia umana”, per la complessità dei personaggi, prototipo ciascuno di certa condizione universale.

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