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Disordine (Prima parte)

Disordine (Prima parte)

La totale disinformazione, l'esclusione sociale dovuta alla sua situazione, le zero risorse di cui poteva disporre, portarono Sil ad un odio sempre più aspro per il mondo a lui circostante. Nella situazione di estremo degrado etico e materiale in cui la società si trovava, nessuno protestava per i propri diritti. Non c'erano concentrazioni di piazza, tafferugli, scontri, rivendicazioni. La rabbia popolare non esisteva; nessuno più lottava.

La concezione di popolo non aveva alcun valore, ogni individuo pensava nel suo interesse e alla propria misera esistenza. I quotidiani soprusi che il soggetto era costretto a soffrire erano compiuti anche dagli stessi miserabili che per sentirsi vivi dovevano fottere un loro simile, pur vivendo la stessa situazione. Non esisteva un orgoglio sociale, una coscienza di classe. I miserabili volti pallidi e tristi degli individui camminavano sotto la veste invisibile della concordia per mascherare tutta la loro schizofrenia e violenza. Il vero soggetto che come Sil rappresentava o per lo meno tendeva ad essere un esempio di autenticità, era visto come un individuo pieno di problemi, incapace, fallito, senza scopi nella vita, inutile. In realtà rappresentava la verità; l'odio e il disprezzo per la società che lo circondava erano dovuti proprio alla schizofrenia di quelle relazioni che gli uomini si obbligavano ad esercitare fra di loro. Falsità, ipocrisia, scorrettezza, narcisismo, sfruttamento, sottomissione ed umiliazione del più debole anche da parte di un proprio simile erano all'ordine del giorno. Sil non voleva vivere quel mondo, ed in quel modo. Ma non poteva sottrarsi da quel insofferente faccia a faccia con la realtà. Quella realtà creata, artificiale, fatta per sopprimere le personalità, la creatività dei soggetti. L'essere umano si convertiva in un essere non animato, senza emozioni, freddo. Tutto quello che uno poteva dire era ascoltato da una macchina che era stata programmata per rispondere  con delle scelte prefissate, senza ascoltare nessuna ragione e distinzione tra i vari e complicati casi della vita. Erano i test a crocette, a risposta chiusa, che non contemplano la libertà di riflessione. Tutto era stabilito, la sola cosa che poteva muovere le acque era il denaro. Questa forma di violenza esercitata dagli individui tra di loro era la sola che potesse cambiare gli avvenimenti. Per Sil era semplicemente un pezzo di carta con dei disegni e con dei numeri. Purtroppo era cosciente del fatto che senza quello non avrebbe potuto sopravvivere. Anche chi si prodigava nella falsa lotta e solidarietà di classe non avrebbe mai regalato niente a nessuno e tanto meno ad uno con meno risorse di lui. L'impossibilità di poter far valere le proprie ragioni e i propri diritti era un altro fattore che contribuiva ad aumentare l'astio nei riguardi dei propri compagni di sventura che non volevano ammettere la loro situazione di precarietà sia esistenziale che materiale. Sil non aveva niente e avrebbe avuto sempre meno. Come era possibile? Nella società capitalista tutto è possibile e soprattutto se uno non ha i soldi è consuetudine che stia fuori dal gioco. Alcuni ragazzi si divertivano a fare i poveri, dormivano in case occupate, rubavano il cibo al supermercato, chiedevano l'elemosina ...... Poi però quando si sarebbero stufati e avessero voluto cambiare moda sarebbero tornati nella loro calda casetta e avrebbero chiesto a papà e a mamma di finanziare la propria attività. Alcuni erano ancora studenti, ricercatori della gara dei sai perché, delle informazioni, dei gadgets che l'università insegna e pretende da chi la segue. Branco di teste non pensanti, ben pensanti arroganti; mucchio di storici feticisti.

Quella sera per cena c'erano fagioli, un po' di pane e qualche patata. Quanta solitudine e silenzio avvolgeva i due inseparabili compagni di vita che iniziavano a sentire la mancanza dei bei momenti passati con Lucia che chissà dov'era e che cosa stesse facendo in quel momento. Tra una carezza e l'altra data a Tebra i conti tornavano un'altra volta in superficie. Spese per i prossimi giorni, la medicina per Tebra, qualche calzino nuovo, viveri, legna, ecc..... Tutto era confuso, nemmeno Sil sapeva di cosa aveva bisogno, non riusciva a pensare immerso in quel disordine esistenziale. E adesso che fare? Quanto sarebbe durata? Per quello che sapeva occupare un posto da quelle parti non era tanto in uso e quelli che lo avevano fatto erano durati sempre poco, per poi essere colpiti da delle denunce e quindi essere catturati dalla rete amministrativo-penitenziale. Non c'era una via di fuga, questo era il vero problema. Gli occhi di Tebra guardavano Sil malinconici, in attesa di un'altra sventura. Sil si sentiva impotente di fronte a tutto, la sua frustrazione aumentava di giorno in giorno. Quel mondo dove gli specialisti nascondono la loro ignoranza nei confronti della totalità delle cose, indeterminata, dove il potere dato dalle istituzioni fungeva da impedimento al dialogo e alla conoscenza, quell'universo costituito da un pensiero della limitazione, creato dal sistema capitalista, che cerca di eliminare le differenze, rappresentava un grande cerchio delimitato e suddiviso dalla razionalità divenuta irrazionale. L'eccesso di razionalità ha portato gli esseri a perderla. Il sistema del controllo che si perpetua da solo, ha pervaso qualsiasi ambito della vita. Non è possibile fare nulla senza essere etichettati. Non esiste un altro modo di vedere le cose, quello della scienza e della tecnica sono i mandanti dell'esistenza. Tutto ciò che esce dalle loro fauci è verità, quello che viene proclamato da un intellettuale che non ha dei riconoscimenti in materia non può essere preso in considerazione perché non è scientifico, certificato. L'illusione di un mondo perfetto ha fatto si che le persone possano affidarsi ad esso; vivere di simulacri è ciò che conta. Guardare la propria miseria fa paura, osservare la propria schiavitù fa male, è meglio evitare ed andare avanti. Ma chi come Sil guarda questi lati della propria vita soffre, però è libero. La libertà ha un prezzo grande da pagare, chi si assume questa responsabilità deve essere pronto a pagarne le conseguenze. Il sistema tende ad eliminare le persone che cercano la propria libertà, che non la pensano come la cultura addomesticata e tesa a rieducare gli individui. Chi cerca la propria autenticità è pazzo, è da rinchiudere. I manicomi non sono stati eliminati, adesso si chiamano case di cura. La camicia di forza no serve più, ora ci sono i farmaci, che stendono una persona a letto senza nemmeno che se ne accorga. Altri morti viventi. La violenza è ovunque, solo che non si vede, è mascherata dalla concordia, dal falso benessere e da quella falsa preoccupazione  nei confronti dell'individuo con il fine di poter perpetuare l'interesse economico-politico. 

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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011
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