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L'eterno ritorno dell'esistenza

9. FINE (seconda parte)

Il ritorno a casa fu un trauma, le cose e le persone che pensava di non rivedere più tutto ad un tratto si stavano interessando del suo fallimento. Orazio nel giro di due giorni arrivò nell’isola e da lì iniziò la sua schiavitù. Doveva lavorare tutti i giorni dalla mattina alla notte, aveva anche un letto dove poter svenire nelle poche ore di pausa. I colleghi erano la gente più di merda che avesse mai conosciuto in vita sua e se non fosse stato per Paz non ce l’avrebbe fatta. L’estate passò così, però, almeno, quando tornava a casa con le gambe distrutte e l’animo a pezzi, vedendo Paz trovava le forze per continuare. Venezia gli era sempre piaciuta, ma questa volta la odiava. 

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9. FINE (prima parte)

“Orazio?” chiamò una voce al telefono. “Puedes pasar a la una de la tarde para trabajar?”, continuò la voce al telefono. Orazio stava per piangere dalla gioia, era una vineria della città vecchia che lo stava chiamando per proporgli di lavorare come cameriere. Era entusiasta, non sapeva cosa fare, chiamò Paz e le disse di passare subito da lui che aveva una cosa importante da dirle. Paz una volta che seppe la buona notizia era felice e più rilassata.

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Stanco (seconda parte)

Orazio quasi ogni venerdì era nervoso, quella “fiesta” da bisogno iniziale era diventata un tormento. La gente durante la “fiesta” alla fine beve, beve, beve, consuma droga e in stati di non coscienza finisce con il rompere i coglioni agli altri. E perché Orazio doveva innervosirsi in questo modo? Chi lo obbligava?

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7. IL CASO (terza parte)

Che fare? Orazio era così, non sopportava le ingiustizie, a volte era un po’ idealista, altre volte non si poneva troppo nei panni degli altri, però alla fine il suo istinto lo rendeva libero. E l’amore allora? Orazio con Paz aveva capito che quando due persone stanno a guardarsi negli occhi per ore senza dire nulla allora possono dirsi innamorati. Orazio provò a parlare con Paz però lei non si voleva compromettere più di tanto, non si sbilanciava, non voleva soffrire. 

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7. Il CASO *(seconda parte)

Ma non si può nemmeno poi tanto pensare al futuro in questi termini. Le affezioni provocano questo sintomo di autodifesa dal dolore che porta ad invadere un po’ troppo la vita di un altro individuo. Ma chi può comandare i pensieri? Orazio aveva deciso di abbandonarsi agli eventi che la vita gli proponeva, cercava di comprendere sempre di più la parte differente dalla sua, l’altro.

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Il caso (prima parte)

In Italia faceva un freddo terribile, la gente era tornata ad essere scorbutica e ad innervosire Orazio appena solo dopo dieci minuti dal suo atterraggio all’aeroporto di Bergamo. Lo aspettavano venti giorni di immersione nella sua precedente vita tanto amata. Orazio salutò così anche uno dei suoi unici amici rimasti al paese dove era nato e fu a visitarlo per qualche giorno.

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6. PAZ (terza parte)

Quanta cattiveria, quante umiliazioni genera il mondo del lavoro, nel quale l’individuo, mosso dalla fame, deve mettere da parte totalmente il suo ego e i suoi valori, per fare quello che gli dice un altro individuo che ha il potere di comandarlo all’interno della rete sociale. Lavorare per qualcuno è il continuo subire violenza.

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6. PAZ (seconda parte)

Ad Orazio piaceva uscire di festa anche per conoscere gente nuova e chissà anche per incontrare qualche bella ragazza. Quella notte dopo aver bevuto il vino della casa in un’osteria della zona vecchia, tutti un po’ ubriachi se ne andarono in un locale strapieno di gente, quando ad un certo momento gli si avvicinò una ragazza, gli disse qualcosa e poi i due si baciarono appassionatamente per qualche minuto.

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