Venerdì, 06 Dicembre 2013 18:13

Romanzo. L’eterno ritorno dell’esistenza

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Breve introduzione 

L’eterno ritorno dell’esistenza è un romanzo a puntate, scritto in un periodo caratterizzato dalla totale sfiducia per qualsiasi istituzione e dalla voglia di sfuggire da un'esistenza che sembra obbligare l’individuo, e in questo caso il nostro personaggio, al continuo ripetersi di fallimenti e frustrazioni, dovute alla società in cui viviamo.

La storia passa dall’Italia alla Galizia, una “nazione” della penisola Iberica ancora libera dallo stress e dall’inquinamento sia umano che ambientale delle grandi città. Questa fuga dalla realtà di tutti i giorni serve ad Orazio per ritrovare la felicità che aveva perso standosene in casa, senza nessun “simile”. La riscoperta dell’amore da parte del protagonista, cambia un’altra volta quel suo modo di pensare che in Italia si era fatto negativo e pessimista. Il ritrovamento di un’umanità semplice ma profonda fa sì che il protagonista possa rilassarsi per qualche attimo della sua vita, senza dover pensare a difendersi dall’indifferenza e freddezza che viveva tutti i giorni in una cittadina del Nord Italia. L’esito negativo della sua fuga in termini lavorativi non scoraggerà Orazio che abituato a lottare contro il sistema, sopporterà il peso di questo dolore per stare con chi veramente ama.

Nota biografica 

Marco Marian nasce a Desenzano del Garda nel 1983. Qui frequenta gli studi di liceo. Nel 2004 si trasferisce a Padova dove studierà filosofia e conseguirà la laurea nel 2010. In questi anni esplora la vita, fa lavori di tutti i tipi, dall’operaio al cameriere, imparando a convivere e a conoscere ambiti totalmente distinti da quelli universitari. Frequenta i centri sociali, restando pero’ in disparte dalla parte borghese di alcuni di essi. Attualmente è un dottorando di filosofia in una Università Spagnola. Grande osservatore e critico dell’esistenza cerca di trasmettere nei suoi romanzi il suo pensiero. I suoi personaggi teoricamente riflettono le sue idee. 

Pur facendo parte della vita accademica che tutt’ora critica, ritiene che l’Università chiuda gli occhi ai suoi studenti, non permettendo loro di esprimersi. Sostiene che la ricerca debba essere fatta innanzi tutto a partire dalla prorpia persona. Ora non ha fissa dimora, vive dove capita. 

Questo lo aiuta a trovare l’ispirazione per i suoi romanzi e le sue storie.

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