Venerdì, 09 Novembre 2012 20:02

Investire da se o pagare qualcuno? E pagare chi? La costanza paga? Capitolo 6

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ROMA - Investire per la vecchiaia è un processo lungo, talmente lungo che ci si invecchia a farlo, e bisogna ragionare di conseguenza.


Chiedersi quindi se è il caso di destinare qualche soldo all’acquisto di un consiglio è una domanda cruciale quando si parla di investimenti con orizzonti temporali che possono superare i 40 anni. Ma la domanda in realtà va posta solo alla fine di un percorso quasi di autoanalisi.
Il punto da cui si dovrebbe infatti partire è che un investimento di lunga durata non può seguire gli istinti momentanei e le novità dell’ultima ora ma deve essere costruito lungo un percorso di dedizione e di affidamento perché è questa l’unica strada premiante. L’investitore accorto dovrebbe infatti cercare innanzitutto di comprendere che l’errore peggiore che si può fare nel campo degli investimenti di lunga durata è quello dell’iper attivismo, del cambio frequente di strategia, della ossessione del controllo quotidiano dei risultati e della sostituzione di tutti i prodotti o titoli appena si vede comparire un segno meno. Se si decide di dedicare una parte dei propri risparmi ad investimenti in mercati azionari, magari in valute strane e straniere, si deve essere preparati a leggere qualche segno meno sul proprio rendiconto, segno meno all’occasione anche consistente.
Il risparmiatore dovrà quindi comprendere se e quanto se la senta di aderire ad un progetto che coinvolge molti anni della propria vita lavorativa, ancor prima di cominciare a cercare qualcuno che gli possa fornire, o vendere, dei consigli, il risparmiatore dovrà cioè cercare di comprendere se sarà in grado, ed in che misura, di ascoltare quei suggerimenti e seguire quelle indicazioni.
Non ha infatti senso ricevere i migliori consigli possibili ed immaginabili sulla gestione dei propri risparmi in vista del pensionamento se poi ci si ‘annoia’ di seguirli e ci si lancia ad inseguire investimenti nuovi e ‘alla moda’.
E’ quindi in se stesso che il risparmiatore dovrà cercare la prima risposta, ce la farà ad ascoltare, è pronto a seguire dei consigli? Solo una volta risolto questo interrogativo potrà procedere ad una vera e propria selezione della persona, della associazione o della istituzione cui rivolgersi.
Nella fase di selezione del contraente emerge un ulteriore problema, quello di analizzare se noi, in quanto risparmiatori, abbiamo la capacità di comprendere se ci si sia rivolti alla persona giusta per essere aiutati a costruire e costruirsi una pensione integrativa.
Capire se si è in grado di effettuare una simile valutazione è importante non tanto per riconoscere la persona giusta quanto, ed è certamente più importante, per riconoscere la persona sbagliata.
Ed il primo quesito che il risparmiatore deve porsi, una volta superate le banali ovvietà della adeguata preparazione e formazione tecnica, è relativo alle fonti di reddito della persona o della organizzazione (Banca, assicurazione) che ti propone un piano di investimenti.
La domanda che emerge pur semplice, viene spesso trascurata.
Chi paga chi ed in che modo?
Ponete questa domanda a chi vi propone un investimento, in forma diretta o in forma brutale, ma fatelo.
“So perfettamente che il suo lavoro come mio consulente va giustamente retribuito ma esattamente come funziona, Lei prende una percentuale su ogni vendita, un premio al raggiungimento di determinati budget?
“Senta ma a Lei in che forma la pago?”


Se la risposta è negativa, con ampie arrampicate sullo specchio della privacy, o puntualizzazioni sul fatto che non sono cose che riguardano il cliente, o anche solo vaga con un po’ di fumo negli occhi e il chiaro tentativo di non farvi capire nulla, se insomma la persona a cui dovreste mettere in mano, figurativamente, i vostri risparmi per 20 o 30 anni è reticente sulle proprie fonti di reddito, se non vuole spiegarvi se è pagato al mese o in base alla quantità di determinati strumenti finanziari riesca a piazzarvi in portafogli, secondo me la cosa migliore che potete fare a questo punto, e sottolineo come si tratti di un mio parere personale, è salutare educatamente e lasciare l’ufficio di corsa senza lasciare un soldo alle vostre spalle da gestire.
E la fuga è legittima e sacrosanta in quanto è naturale, è giusto pagare qualcuno che ti offre un servizio ed è altrettanto naturale sapere come e quanto pago chi mi offre un servizio.
Sei un dipendente di banca e quindi ti trinceri dietro la tua privacy ed il fatto che sei già stipendiato, va bene ma quali sono i tuoi benefit aggiuntivi? cosa guadagni se vendi questo prodotto o quell’altro? Purtroppo fin troppo spesso i venditori cercheranno di massimizzare la propria utilità, vendendo prodotti che fanno alzare i propri redditi, invece di prodotti realmente ottimali per l’investitore che hanno davanti.
In sintesi, se decidete di pagare qualcuno cercate di fare anche per i vostri investimenti una cosa che fate normalmente per ogni altro acquisto che effettuate, chiedete lumi sul prezzo che dovrete pagare e sulle modalità di pagamento di quel prezzo. A nessuno passerebbe per la mente di uscire da una concessionaria d’auto avendo acquistato una berlina senza sapere tutto sul prezzo complessivo, sul numero di rate da pagare, sull’entità di ogni rata e sulla presenza di una maxi rata finale, ed una vettura, se va bene, dopo dieci anni non ti ricordi neanche più di averla posseduta, perché per un acquisto così importante come la propria pensione è così difficile chiedere informazioni altrettanto precise?

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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