Giovedì, 22 Novembre 2012 16:37

Scontrini scaricabili. Non è tutto oro ciò che luccica

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ROMA - Il dibattito sulla opportunità di rendere ‘scaricabili’ tutte le spese delle famiglie trascura spesso alcuni aspetti che rendono la materia un vero e proprio campo minato. Al di là di facili entusiasmi è quindi opportuno riflettere a fondo sui contenuti e sugli effetti di una norma che appare fin troppo semplice e che spesso viene tirata fuori in maniera semplicistica.

Scaricare tutte le spese. Che vuole dire contrasto di interessi
Rendere scaricabili ogni sorta di spesa delle famiglie significa che ciascun cittadino potrebbe scaricarsi tutte le spese che fa dalla propria dichiarazione dei redditi, ciò comporta l’innescarsi del cosiddetto ‘contrasto di interessi’. I consumatori saranno cioè fortemente stimolati a pretendere ogni scontrino e giustificativo di pagamento per poterlo poi passare in detrazione sulla propria dichiarazione dei redditi, lo stimolo sarebbe così forte da ‘costringere’ ogni professionista, idraulico, titolare di esercizio commerciale, che voglia continuare a lavorare ad emettere sempre lo scontrino.
Il minor gettito derivante dalle detrazioni assicurate alle famiglie per le loro spese sarebbe compensato, in tutto od in parte, dal maggior gettito derivante dall’emersione di una buona parte del nero.

Quanti problemi solleva la ‘scaricabilità’
Concedere la possibilità di detrarre indiscriminatamente ogni sorta di spesa dal reddito delle famiglie troverebbe però almeno due ostacoli costituzionali ed una serie di ostacoli più squisitamente etici ed ideologici. Mentre le questioni di legittimità costituzionale offrono problemi tecnici che possono essere ben risolti con una semplice modifica alla Carta le questioni etiche ed ideologiche offrono seri problemi di coscienza.


La prima questione costituzionale
Ci sono tre persone che svolgono il medesimo lavoro ed hanno il medesimo reddito, poniamo di 30 mila euro annui.
Il primo, lo chiamiamo Saggio, spende 20 mila euro all’anno e ne risparmia 10 mila.
Il secondo, il Cicala, spende tutti e 30 mila euro annui.
Il terzo, il Pascià, si diverte un sacco e spende 50 mila euro all’anno, ovvero ben più di quanto guadagna.
Se tutte le spese fossero detraibili queste tre perone, pur svolgendo lo stesso lavoro con lo stesso reddito subirebbero tre tassazioni profondamente differenti in base alle proprie abitudini di vita. Ciò sarebbe in contrasto con quanto previsto dall’Art. 53 della Costituzione che recita:”Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.”.
Non sarebbe invece in contrasto con questo dettato la facilitazione fiscale assegnata a fronte di precise e determinate tipologie di spese che il legislatore intenda tutelare e favorire perché rispondenti ad interessi sociali, come ad esempio le facilitazioni fiscali per le ristrutturazioni edili o per la creazione di una pensione integrativa

La seconda questione costituzionale e la questione etica
Ritornando all’esempio precedente dei tre contribuenti che guadagnano 30 mila euro annui e ne spendono 20mila, 30mila e 50mila rispettivamente, si verrebbe inoltre a creare una distorsione nella misura in cui, per effetto delle detrazioni o deduzioni, la tassazione sul reddito si trasformi, di fatto, in una tassazione del risparmio. Ciò comporta che il consumatore si troverebbe di fronte a un bivio di scelta di questo tipo:”Risparmio mille euro pagandone quindi 500 di tasse o i mille me li spendo e non pago un soldo allo Stato?”.
La tassazione del risparmio da una parte contrasterebbe con l’Art. 47 della Costituzione “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” e dall’altra sarebbe uno stimolo formidabile alla creazione di una economia basata sul debito.
Un’economia in cui chi spende molto è premiato dallo Stato con una minore partecipazione alle spese dello Stato e quindi con una maggiore disponibilità economica da investire a stretto giro di posta in consumi può essere affascinante per molti aspetti, resta però il fatto che non è un’economia in cui io mi riconosca o in cui vorrei crescere i miei figli.

 

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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