Sabato, 14 Ottobre 2017 10:21

Con la crisi economica gli investimenti pubblici sono crollati del 35%

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Nel nostro Paese sono crollati gli investimenti pubblici. Dal 2005 al 2017, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, la contrazione è stata del 20 per cento; ma rispetto al 2009, punta massima di crescita registrata prima della crisi, la riduzione è stata pesantissima: -35 per cento. Nessun altro indicatore economico ha registrato una caduta percentuale così rovinosa.

In termini nominali in questi ultimi 8 anni abbiamo “bruciato” 18,6 miliardi di euro di investimenti. Se rispetto al 2016 abbiamo leggermente invertito la tendenza, nella Nota di aggiornamento del Def presentata nelle settimane scorse si evince che nel 2017 l’ammontare complessivo della spesa per investimenti del settore pubblico si dovrebbe attestare  a quota 35,5 miliardi di euro (vedi Graf. 1).

“Gli investimenti pubblici – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - sono una componente del Pil poco rilevante in termini assoluti, ma fondamentale per la creazione di ricchezza. Se non miglioriamo la qualità e la quantità delle nostre infrastrutture materiali, immateriali e dei servizi pubblici, questo Paese è destinato al declino. Senza investimenti non si creano posti di lavoro stabili e duraturi in grado di migliorare la produttività del sistema e, conseguentemente, di far crescere il livello delle retribuzioni medie. Ricordo, altresì, che il crollo avvenuto in questi ultimi anni è stato dovuto alla crisi, ma anche ai vincoli sull’indebitamento netto che ci sono stati imposti da Bruxelles che, comunque, possiamo superare, se, come prevedono i trattati europei, ricorriamo alla golden rule. Ovvero alla possibilità che gli investimenti pubblici in conto capitale siano scorporati dal computo del deficit ai fini del rispetto del patto di stabilità fra gli stati membri”. 

A livello territoriale, invece, gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2015   e, a differenza di quelli riportati nel Graf. 1, includono anche quelli realizzati dal Settore pubblico allargato (Spa), ovvero dalle imprese pubbliche nazionali (Posteitaliane, Gruppo Ferrovie dello Stato, Terna, Aci, Gestore servizi elettrici, etc.)   e da quelle locali (Municipalizzate, Consorzi di Enti locali, etc.). 

Se tra il 2005 e il 2015 gli investimenti del Settore pubblico allargato in conto capitale sono diminuiti a livello nazionale del 23 per cento (pari a -13,3 miliardi di euro), la ripartizione territoriale che ha registrato la contrazione più importante è stata il Nordest che ha subito un “taglio” pari a 5,3 miliardi di euro (-37,4 per cento). Friuli Venezia Giulia (-51,1 per cento), Piemonte (-44,9 per cento) ed Emilia Romagna (-41,9 per cento) sono state le regioni più “colpite” da questa “sforbiciata”. Se anche il Nordovest (-32,2 per cento) e il Centro (-27,6 per cento) segnano riduzioni  molto consistenti, l’unica macro area che ha registrato un risultato positivo è stata il Mezzogiorno (+ 419 milioni di euro pari al +2,7 per cento). Tra le regioni del Sud spicca il risultato positivo ottenuto dalla Puglia (+20,3 per cento), dalla Basilicata (+24,3 per cento), dalla Calabria (+38,1 per cento) e dall’Abruzzo (+57 per cento) che ha potuto beneficiare degli interventi pubblici riconducibili alla ricostruzione post terremoto (vedi Tab. 1). 

Sempre sul tema degli investimenti, anche se di natura privata, il segretario della CGIA, Renato Mason afferma: “Pur essendo uno strumento intelligente, il piano impresa 4.0 rimane tarato sulle esigenze delle medie e delle grandi aziende. Non è un caso, infatti, che fino a ora la stragrande maggioranza degli incentivi sia stata utilizzata da queste ultime. E’  necessario, inoltre, che nella rivoluzione digitale che dovremo affrontare nei prossimi anni non siano coinvolte solo le aziende, ma anche la Pubblica amministrazione, la scuola e  le maestranze. Questa sfida si vince se, tutti assieme, saremo in grado di  fare squadra, giocando questa partita con la consapevolezza che chi rimarrà indietro avrà poche possibilità di stare al passo con le principali potenze economiche del mondo”. 

Ritornando ai numeri di questa elaborazione, se alla spesa per investimenti aggiungiamo anche la spesa per trasferimenti in conto capitale,  osserviamo che in questi ultimi 10 anni i primi, come segnavamo più sopra, sono diminuiti del 23 per cento, i secondi, invece, sono aumentati del 15,7 per cento. Complessivamente, comunque, il totale della spesa in conto capitale (investimenti + trasferimenti) è in calo del 12,7 per cento, attestandosi nel 2015 su un valore nominale pari a 69,1 miliardi di euro (vedi Tab. 2).

Grazie alla disponibilità di queste 2 fonti, è stato possibile  mettere in linea gli interventi pubblici in conto capitale che sono stati effettuati tra il 2005 e il 2015 sia dalla Pa sia dalla Spa per ciascun livello di governo. Il risultato che emerge è molto significativo. Se la Pa nel suo complesso ha tagliato  decisamente gli investimenti del 30,6 per cento (pari a -15,2 miliardi di euro), le aziende del Settore pubblico allargato, invece, hanno aumentato l’impegno del 17,5 per cento (+5,1 miliardi di euro)  (vedi Tab. 3). In buona sostanza lo Stato e gli enti locali hanno ridotto il loro impegno di spesa e a investire ci hanno pensato le grandi aziende pubbliche. 

Sempre tra il 2005 e il 2015, i settori maggiormente interessati da questa stretta sugli investimenti sono stati in termini nominali la mobilità (-5,2 miliardi pari a -24,9 per cento), la cultura e la ricerca (-4,1 miliardi pari a -47,6 per cento), l’amministrazione generale (-2,3 miliardi di euro pari a -41,8 per cento), le attività produttive e le opere pubbliche (-2,2 miliardi pari a -13,3 per cento). In controtendenza, invece, solo le reti infrastrutturali che hanno visto aumentare gli investimenti in conto capitale (grazie soprattutto alla realizzazione della rete ferroviaria alta velocità/alta capacità) sia della Pa sia della Spa di 9 miliardi di euro (+76,5 per cento) (vedi Tab. 4).

Graf. 1 – Spesa per INVESTIMENTI del Settore Pubblico 

Valori nominali in milioni di euro

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Istat

Nota: si puntualizza tuttavia che secondo l’aggiornamento del DEF di settembre del 2017, la spesa per investimenti della PA dovrebbe salire nei prossimi anni passando da 35,4 miliardi di euro del 2016 a 38,1 miliardi di euro del 2020; l’aumento sarebbe pari a meno del 2% l’anno e il risultato più basso di circa 6,5 miliardi rispetto a 15 prima (anno 2005). 

Tab. 1 – Gli INVESTIMENTI del Settore Pubblico Allargato tengono solo al SUD (*) 

Valori nominali in milioni di euro

Regioni, prov. aut.
e ripartizioni

2005

2015

Var. ass.
2015-2005
(in mln €)

Var. % 2015/2005

Friuli Venezia Giulia

1.787,6

874,8

-912,8

-51,1

Piemonte

4.695,2

2.588,3

-2.106,9

-44,9

Emilia Romagna

4.617,6

2.683,3

-1.934,3

-41,9

Umbria

895,9

551,3

-344,6

-38,5

Toscana

4.066,6

2.510,7

-1.555,9

-38,3

Molise

374,4

233,8

-140,6

-37,6

Veneto

4.871,7

3.075,2

-1.796,5

-36,9

Liguria

1.834,7

1.209,2

-625,5

-34,1

Valle d'Aosta

579,2

403,4

-175,8

-30,4

Marche

1.421,4

1.016,2

-405,2

-28,5

P.A. Bolzano

1.482,9

1.109,6

-373,3

-25,2

Lombardia

8.342,7

6.278,4

-2.064,3

-24,7

Sardegna

2.334,2

1.836,6

-497,6

-21,3

P.A. Trento

1.424,8

1.135,9

-288,9

-20,3

Lazio

6.247,6

5.065,8

-1.181,8

-18,9

Sicilia

3.693,7

3.171,4

-522,3

-14,1

Campania

3.779,3

3.505,6

-273,7

-7,2

Puglia

2.126,4

2.557,8

+431,4

+20,3

Basilicata

682,0

847,8

+165,8

+24,3

Calabria

1.722,5

2.378,9

+656,4

+38,1

Abruzzo

1.051,6

1.651,2

+599,6

+57,0

ITALIA

58.032,0

44.685,4

-13. 346,6

-23,0

         

Nord Est

14.184,6

8.878,8

-5.305,8

-37,4

Nord Ovest

15.451,8

10.479,3

-4.972,5

-32,2

Centro

12.631,5

9.144,0

-3.487,5

-27,6

Mezzogiorno

15.764,1

16.183,1

+419,0

+2,7

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati CPT – Agenzia per la Coesione Territoriale (**) 

(*) L’universo di riferimento considerato è il settore pubblico allargato (SPA) composto dalla PA (Amministrazioni Centrali, Amministrazioni Locali e Amministrazioni Regionali) e dall’Extra PA (Imprese Pubbliche Nazionali e Imprese Pubbliche Locali). 

(**) La spesa pubblica in conto capitale nelle Regioni Italiane (Anno 2015, Temi CPT n. 5 2017).

Si comunque presente che il 2015 rimane per il Mezzogiorno un anno condizionato dalla fase conclusiva del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013 e quindi da un certo innalzamento della spesa (2 miliardi in più rispetto al 2014). Sarà quindi da attendere i dati del 2016 per verificare la tenuta o meno del segno più su orizzonte decennale. 

Tab. 2 – Il totale della SPESA IN CONTO CAPITALE del Settore Pubblico Allargato 

(INVESTIMENTI + TRASFERIMENTI)

Valori nominali in milioni di euro

 Tipologia di spesa

2005

2015

Var. ass.
2015-2005
(in mln €)

Var. % 2015/2005

Spesa per investimenti (A)

58.032,0

44.685,4

-13. 346,6

-23,0

Spesa per trasferimenti (B)

21.110,9

24.430,7

+3.319,8

+15,7

Totale SPESA IN C/C CAPITALE (A+B) (*)

79.142,8

69.116,1

-10.026,7

-12,7

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati CPT – Agenzia per la Coesione Territoriale (**) 

(*) Al netto delle partite finanziarie ovvero al netto delle voci relative a Concessione di crediti e anticipazioni e Partecipazioni azionarie e conferimenti. 

(**) La spesa pubblica in conto capitale nelle Regioni Italiane (Anno 2015, Temi CPT n. 5 2017).

Tab. 3 – SPESA IN CONTO CAPITALE per livello di governo (*)

Valori nominali in milioni di euro

Livello di governo

2005

2015

Var. ass.
2015-2005
(in mln €)

Var. % 2015/2005

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (A)

49.640,1

34.439,0

-15. 201,1

-30,6

     di cui: Amministrazioni Locali

22.464,8

13.987,7

-8.477,1

-37,7

     di cui: Amministrazioni Centrali

14.168,0

12.615,6

-1.552,4

-11,0

     di cui: Amministrazioni Regionali

13.007,3

7.835,7

-5.171,6

-39,8

EXTRA PA (B)

29.502,7

34.677,1

+5.174,4

+17,5

     di cui: Imprese pubbliche nazionali

20.364,1

27.540,5

+7.176,4

+35,2

     di cui: Imprese pubbliche locali

9.138,6

7.136,6

-2.002,0

-21,9

TOTALE SPESA IN C/C DEL SETTORE PUBBLICO ALLARGATO (A+B)

79.142,9

69.116,1

-10.026,8

-12,7

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati CPT – Agenzia per la Coesione Territoriale (**) 

(*) Al netto delle partite finanziarie ovvero al netto delle voci relative a Concessione di crediti e anticipazioni e Partecipazioni azionarie e conferimenti. 

(**) La spesa pubblica in conto capitale nelle Regioni Italiane (Anno 2015, Temi CPT n. 5 2017).

Tab. 4 – SPESA IN CONTO CAPITALE per settore di intervento (*)

Valori nominali in milioni di euro

Macrosettore di intervento
(rank per anno 2015)

2005

2015

Var. ass.
2015-2005
(in mln €)

Var. % 2015/2005

Reti Infrastrutturali

11.815,6

20.855,2

+9.039,6

+76,5

Mobilità

21.108,6

15.845,4

-5.263,2

-24,9

Attività Produttive e Opere Pubbliche

16.875,8

14.633,0

-2.242,8

-13,3

Conoscenza, Cultura e Ricerca

8.774,6

4.601,3

-4.173,3

-47,6

Amministrazione Generale

5.670,9

3.301,6

-2.369,3

-41,8

Ambiente e Gestione del Territorio

4.381,7

2.455,2

-1.926,5

-44,0

Sanità

2.619,0

2.107,7

-511,3

-19,5

Ciclo Integrato dell'Acqua

3.011,3

2.076,1

-935,2

-31,1

Politiche sociali

2.128,4

1.632,6

-495,8

-23,3

Servizi Generali (***)

2.757,0

1.607,9

-1.149,1

-41,7

TOTALE SPESA IN C/C DEL SETTORE PUBBLICO ALLARGATO

79.142,9

69.116,1

-10.026,8

-12,7

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati CPT – Agenzia per la Coesione Territoriale (**) 

(*) Al netto delle partite finanziarie ovvero al netto delle voci relative a Concessione di crediti e anticipazioni e Partecipazioni azionarie e conferimenti. 

(**) La spesa pubblica in conto capitale nelle Regioni Italiane (Anno 2015, Temi CPT n. 5 2017).

(***) Il macrosettore dei Servizi Generali include Difesa, Sicurezza Pubblica, Giustizia e Oneri non ripartibili.

NOTE

La natura dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) è di tipo finanziario e la ricostruzione dei flussi è effettuata nella maggior parte dei casi sulla base dei valori di cassa riportati nei bilanci consuntivi degli enti considerati, tenendo conto dunque dei pagamenti definitivi. Ciascun ente viene considerato quale erogatore di spesa finale, attraverso un processo di consolidamento dei flussi intercorrenti tra i vari livelli di governo. 

I flussi di spesa di questa banca dati sono riferiti al Settore Pubblico Allargato (SPA), al fine di dar conto anche delle politiche di spesa effettiva delle Imprese Pubbliche Nazionali e Locali che, rappresenta il vero carattere distintivo dei CPT rispetto alle altre fonti statistiche ufficiali relative all’attività economica del solo operatore pubblico.

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