Giovedì, 30 Giugno 2011 20:02

Licenziare solo donne, le reazioni

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MILANO – Ci risiamo. La Ma-Vib azienda che produce motori elettrici per condizionatori, ha 18 dipendenti donne e 12 uomini. Per fronteggiare un calo produttivo, ha deciso di mettere in cassa integrazione, per brevi periodi, le operaie. Non solo, ma ha annunciato il licenziamento di 10/13 lavoratori che casualmente sono di sesso femminile.


La notizia ha scatenato la reazione delle dipendenti indetto per questa mattina. Lo comunica il responsabile Fiom F. Mangiafico, informando che l'80% dei lavoratori ha presenziato. Mancavo all'appello i dipendenti maschi “indifferenti” alla protesta delle colleghe probabilmente per “grazia ricevuta” nonostante, il giorno precedente avessero promesso di presenziare alla protesta.    
Le lavoratrici interessate dal possibile licenziamento hanno 30/40 anni. Ma la chicca è la motivazione prosegue la Fiom: “licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio".
Indignato il sindaco che ritiene becero offensivo e discriminatorio l'atteggiamento dell'azienda.
Silenzio dall'apparato aziendale a conduzione familiare diretta da un nonno padre e nipote trincerati negli uffici aziendali.
Assessore Cristina Stanchi.


L'assessore provinciale alle pari opportunità Cristina Stanchi commenta: “Un’azione gravissima che denota una totale mancanza di rispetto e discriminazione nei confronti delle donne. Un ritorno al passato che non può essere tollerato e giustificato in alcun modo – e prosegue - domani incontrerò le lavoratrici e chiederò all’azienda un ripensamento a fronte di questa decisione che calpesta la dignità femminile”.
La Stanchi in comune accordo con l'assessore Lavoro e Formazione Paolo Del Nero hanno convocato i sindaci per venerdì 8 luglio: “Come assessorato al Lavoro siamo disponibili ad attivare immediatamente un tavolo tecnico con sindacati e proprietà affinché sia possibile confrontarsi e analizzare il problema occupazionale nel suo complesso che riguarda, oltre le 13 lavoratrici già licenziate, i restanti 17 impiegati dell’azienda che ha deciso di ridurre produzione e personale”.
Consigliere regionale Giulio cavalli
Anche il consigliere Giulio Cavalli interviene nel merito dichiarando: “I licenziamenti ai danni di 13 lavoratrici della Ma-Vib rappresentano una pericolosa deriva sessista, che non può e non deve trovare spazio nel mondo del lavoro. Le motivazioni addotte alla base dell’interruzione del rapporto lavorativo non sono disattenzioni, ma scelte consapevoli che relegano le donne al ruolo di massaie e casalinghe che, per hobby, decidono di lavorare. Questo atteggiamento non è solo un insulto di stampo medioevale, ma anche un preoccupante segnale di discriminazione sociale – e conclude -  La Ma-Vib ha consapevolmente calpestato la dignità di tutte le lavoratrici e si è posta in netto contrasto con i principi della nostra Carta Costituzionale. Mi auguro - conclude il consigliere regionale - che ci sia quanto prima un ravvedimento da parte dell’azienda e che i suoi dirigenti escano dalle primitive categorie sociali ottocentesche”.
Il segretario Fiom Maria Sciancati
Il segretario generale della Fiom di Milano Maria Sciancati spiega: “Dietro questa decisione c'è l'idea di un lavoro visto all'antica. Quando cioè le persone venivano considerate merci e le donne solo come soggetti a cui delegare la casa e la famiglia. Siamo sempre allo stesso punto. In questo Paese, a livello di governo e di imprese, c'è sempre la stessa vecchia logica che la donna è preferibile che stia a casa. Quello che sta avvenendo dietro ai cancelli della Ma-Vib di Inzago è la spia drammatica di ciò che avviene anche in altre zone e in altri contesti del nostro Paese. Prima non si assumevano le donne, poi potevano entrare nel mondo del lavoro a patto di firmare le cosiddette "dimissioni in bianco". Questo il quadro discriminatorio del nostro mercato del lavoro”.
Adesso la parola agli uomini della piccola azienda, che per l'occasione hanno rivelato il vero volto imprenditoriale di famiglia.

 

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