Lunedì, 07 Maggio 2012 09:05

Monti nuovo “socio” della Merkel. Quale futuro per l'Italia?

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ROMA - Fiumi di inchiostro stanno monopolizzando il mondo dell'informazione.  L'incoronazione a Presidente della Repubblica di Francois Hollande, tiene ovviamente banco.

E'giusto che ci sia attenzione e speranza, ma non è così semplice prevedere ciò che accadrà in Europa malgrado l'importante risultato ottenuto dalla sinistra francese. Il dato certo è che si è incrinato l'asse franco-tedesco, ma non si può certo dire che la vittoria della sinistra francese costituisca la soluzione definitiva (qualora esista, considerando che si parla di una crisi mondiale e strutturale) ad un momento davvero buio per l'Europa e l'Italia. Possiamo senza dubbio beneficiare di un sospiro di sollievo per il credito apertosi con questo evento.  Ancora di più dovremo essere ottimisti sul "risveglio" che la sinistra europea ha incassato con il sorprendente risultato nelle politiche in Grecia, dove Syriza, la coalizione della sinistra filo-europeista pur nettamente contraria al "cartello finanziario" della Bce, è risultato il secondo partito di poco dietro a Nea Democratia. Non trascurabile neppure lo scatto in avanti che si è registrato anche nella stessa Germania, proprio in quel Schleswig-Holstein dove L'Spd, insieme ai Verdi, potrà contare probabilmente sulla maggioranza che gli permetterà di governare un Land con oltre 2 milioni di cittadini, strappandolo alla Cdu della leader e Cancelliera tedesca, Angela Merkell.

Finora una girandola di numeri, percentuali e risultati. Ma già sui maggiori social network si poteva percepire la reazione accorta e attenta di moltissime persone. La domanda più frequente riguardava il destino dell'Italia, legato ovviamente alle future intenzioni politiche dello stesso governo Monti. Il fine "tecnico di origine" ma "politico di professione", è forse più pericoloso dello stesso Sarkozy, e proprio grazie alla sua conoscenza della materia "finanziaria" (ed ai suoi legami con il mondo della finanza), non c'è dubbio che sia il più accreditato per sostituire l'ex “iper-president” nel ruolo di principale interlocutore di Frau Merkell.
Il buongiorno si vede dal mattino, e l'ex Rettore della Bocconi non si è fatto attendere: "I risultati delle elezioni in Francia e in Grecia impongono una riflessione sulla politica europea. La disciplina del bilancio pubblico rimarrà un elemento essenziale dell'Unione economica e monetaria. È importante per i singoli paesi, anche a prescindere dai vincoli comunitari, attenersi ad una finanza pubblica responsabile sull'arco del ciclo economico, che nell'ambito della spesa pubblica privilegi quella per investimenti produttivi rispetto alla spesa corrente, e che non scarichi oneri sulle generazioni future, come per lunghi periodi era accaduto in Francia, in Italia, in Grecia e in altri paesi".  La verifica di quanto sopra scritto, qualora fosse necessaria, viene dalla rivendicazione che lo stesso Monti esplicita alle Agenzie di stampa sulla posizione dell'Italia, che deve avere "un particolare ruolo di orientamento e di impulso in Europa". In che modo non è dato sapere; si continua a parlare di misure per la crescita legandole ad altrettante misure di rigore. Se da una parte si vorrebbe "dare" dall'altra è ormai diventata prassi l'azione del "prendere".

Le reazioni politiche in Italia sono state forse meno prevedibili di quanto si potesse pensare. Leader di partito che per una vita hanno cantato le lodi di Sarkozy sono stati come al solito sorprendenti nel "saltare il fossato". Elogi e termini edulcorati nei confronti di Hollande non sono mancati neppure da parte di noti esponenti del centrodestra.  Classico l'esempio di Sandro Bondi, che alle prime avvisaglie di una probabile vittoria di Hollande, passava addirittura all'attacco di Sarkozy addossandogli la responsabilità di aver quasi distrutto il PPE (forse dimenticandosi i vecchi cinguettii tra l'amato Cavaliere e lo stesso “Sarko”). Uno strano quanto moderato clima di tranquillità si è registrato comunque da parte degli altri esponenti delle forze conservatrici, Casini in primis. La percezione comune è stata quella di aver associato questo tipo di reazione ad una fase di rigetto verso le politiche espresse dallo stesso governo Monti.  L'unico a dimostrarsi deciso e imperturbabile è ancora Pier Luigi Bersani, per il quale la situazione è chiara: "Le destre europee ci hanno messo nei guai, ora tutti si aspettano di vedere se c'è una novità e la novità può significare solo cambiare politica. Aspettiamo un po' di investimenti, lavoro, crescita".
Meno chiara è la sua posizione, e quella dello stesso PD, riguardo al sostegno che sottolinea di non voler far mancare a Monti. Sicuramente è la continuazione di una contraddizione che dura ormai da mesi, o forse sarebbe meglio dire, fin dall'inizio del mandato del Premier che lo stesso PD ha fortemente caldeggiato.

Le domande si susseguono, e se è vero che non si può valutare la febbre attraverso il termometro dei social network, è pur vero che il popolo di internet è tra i più attenti nei confronti delle  questioni politico-sociali.  Non è dunque un caso che ci si chieda il motivo per il quale la sinistra in Europa, laddove si è presentata unita ha colto successi o affermazioni di primo piano, mentre trova grosse difficoltà nella costruzione di un fronte comune proprio nel nostro paese!?  Forse perché a differenza di Hollande e Melenchon che hanno chiaramente espresso una netta contrarietà per le politiche iperliberiste e monetariste (così come ha fatto lo stesso Alexis Tsipras con Syriza in Grecia, rifiutando il "cartello della Bce"), la sinistra italiana è divisa dall'ondivago atteggiamento del PD, che a parole sostiene il nuovo inneggiando a Hollande, e nei fatti s'inchina ai voleri del Premier.  Così, mentre Vendola temporeggia non disperando nel ravvedimento dei Bersaniani, la sinistra cosiddetta radicale ci riprova con la Federazione, attraverso Ferrero e Diliberto che insistono sul modello del Fronte de Gauche. La realtà non si può negare e questa ci indica che non si può stare con i piedi su due staffe. Bersani non ha molto tempo per sciogliere i suoi (numerosi) nodi interni. Un Fronte della Sinistra, pagherebbe anche sul versante italiano. Basta poco: essere chiari!

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