Venerdì, 02 Giugno 2017 10:07

Notizie fuori controllo. Il web impazza di fake news

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Il numero infinito di informazioni che viaggiano sulla rete e che raggiungono miliardi di persone senza alcun controllo, fa si che oggi sia concreto il pericolo che una parte di queste sia poco veritiera se non del tutto falsa. 

Le fake news, questo il loro nome tecnico, sono un problema di cui bisogna tener conto ogni volta che ci si collega alla rete e si legge o si guarda qualcosa, che sia su un motore di ricerca o su un social network o su qualsiasi altro mezzo di comunicazione.     

A volte si tratta di bufale o di false informazioni di poca importanza. Il caso più eclatante è quello dei vaccini che riempie media e rete da settimane. Tutti a sentenziare sulla validità o meno dei vaccini e sui possibili effetti collaterali, ma pochi anzi pochissimi (e a volte anche su siti istituzionali) dietro le loro affermazioni hanno eseguito direttamente studi o ricerche attendibili e affidabili: nel migliore dei casi si tratta di relata refero ovvero di riferimenti a ricerche fatte da altri e vengono riportate sul web, senza però aver prima effettuato i dovuti controlli sulla fonte e sulla attendibilità. 

Nel peggiore dei casi, si tratta di opinioni e pareri privi di qualsiasi fondamento scientifico. Ad esempio, recentemente su un sito, per abbassare la febbre è stato consigliato di indossare per qualche giorno dei calzini bagnati nell’aceto (invece di ricorrere ai “tradizionali” antipiretici) . Una bufala che gira in rete e che è finita in una chat di mamme che hanno i bambini iscritti alla medesima scuola dell’infanzia. L’ennesima fake news che l’Ordine dei Medici e l’Asl Città di Torino hanno cercato contrastare aprendo un portale dove vengono riportate e smentite notizie false spiegandone i motivi scientifici. Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) sta facendo qualcosa di analogo.  

Altre volte, invece, si tratta di falsità messe volutamente in circolazione. Come nel campo della politica. La prova la si è avuta qualche mese fa durante la corsa alle elezioni presidenziali degli USA. Secondo molti l’enorme quantità fake news a favore o contro questo o quel candidato alla Casa Bianca avrebbe influenzato la scelta finale. Per questo molti social network, a cominciare da Google o da Facebook, hanno deciso di correre ai ripari. Ma controllare, come propone Zuckerberg, in tempo reale i miliardi di informazioni che girano sulla rete non è facile: richiederebbe troppo tempo e troppi soldi. E le misure proposte non serviranno a molto: la rimozione del post non serve a impedire che una notizia o un file o un video circoli in rete “condiviso”. Quanto ai provvedimenti da prendere nei confronti di chi ha diffuso la notizia ammesso di riuscire ad identificarlo non vuol dire essere in grado di procedere nei suoi confronti (potrebbe trovarsi in chissà quale paese).

A lanciare l’allarme è stata anche Wikipedia, l’enciclopedia informatica che vanta 284 edizioni in diverse lingue e più di 44 milioni di voci compilate e modificate. Una piattaforma a cui tutti possono accedere e che tutti possono aggiornare (sono oltre 2 milioni i contributori volontari) con i rischi che questo comporta sulla attendibilità. La sola versione in italiano, consultata più di 14 milioni di volte al giorno, conta attualmente oltre un milione e 300mila pagine. Proprio Wikipedia è stata la prima a lanciare l’allarme sulla attendibilità dei contenuti che mette il rete. Il controllo delle fonti è cruciale: se è vero che chiunque ha l'occasione di aggiungere informazioni non verificate, rischiando di rendere Wikipedia un veicolo di diffusione di fake news, allo stesso modo tutti possono intervenire per correggere gli errori, voluti o meno.

“Scrivere la voce di un'enciclopedia ti obbliga alla verifica delle fonti da cui attingere” ha detto Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia. Il problema però è che non esistono criteri scientifici per valutare l’attendibilità delle fonti che girano sul web, ma ci sono alcuni indizi che possono aiutare a individuarle. 

Ma i rischi maggiori legati alle fake news sono altri. Ad esempio la Presidente della Camera Laura Boldrini è stata vittima di una fake news riguardante la sorella, morta da anni. per questo avrebbe deciso di lanciare la campagna #BastaBufale. 

Ma il settore dove le fake news hanno avuto effetti più devastanti è senza dubbio la finanza, dove basta una notizia data al momento giusto per far guadagnare o perdere miliardi di dollari. 

Nel 2012 su un sito di finanza, un analista rivelò che un’azienda quotata in borsa (ImmunoCellular Therapeutics, azienda farmaceutica californiana quotata a Wall Street), aveva scoperto un trattamento anticancro efficace ed economico. Scoppiò la corsa alle azioni della ImmunoCellular che in pochi mesi passarono da quota 42,8 a 155,2 dollari, con un balzo del 263%. Solo in seguito si scoprì che (come rivelò l’inchiesta della Sec, la Consob americana) quell’analista era stato pagato dalla  ImmunoCellular Therapeutics per diffondere una “fake news”. La conseguenza fu un ulteriore balzo delle azioni che precipitarono a 1,5 dollari. 

Più di recente sei banche sono state multate per 4,3 miliardi di dollari per aver manipolato il mercato dei cambi: le banche fornivano false informazioni per influenzare l’andamento di due tassi di cambio. Le informazioni fornite sono usate come parametri di riferimento per valutare le attività in valuta dei portafogli e, modificandole o anche solo fornendole in modo differito, i banchieri riuscivano a trarre profitto nei momenti cruciali. E se i 4,5 miliardi di dollari di multa possono sembrare tanti, basti pensare che il forex fa girare circa 5.000 miliardi di dollari ogni giorno. È bastata una “piccola” bugia per permettere ad alcuni grandi investitori di fare gli investimenti giusti e di guadagnare miliardi di dollari in pochi giorni. 

In entrambi i casi a rimetterci sono stati gli investitori comuni che hanno perso i propri soldi. Ma la borsa è un gioco “a somma zero”: per molti che perdono, c’è sempre qualcuno che guadagna un bel po’ di soldi. E a volte lo fa anche grazie alle “fake news”.

  

Last modified on Venerdì, 02 Giugno 2017 19:24

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