Martedì, 04 Luglio 2017 22:30

CSC. Maieutica: “Tutto può insegnare, ma cosa educa veramente?”

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PALERMO - C’è una correlazione positiva tra il miglioramento dei dati sulla povertà educativa e l’aumento delle esperienze culturali. Per questo occorre costruire una comunità educante locale in senso olistico, che sappia rispondere ai bisogni del territorio attraverso una rete di associazioni, scuole e famiglie.

Il laboratorio maieutico Tutto può insegnare, ma cosa educa veramente?, realizzato a Palermo in occasione dell’ottava edizione di Una marina di libri, ha raccolto educatori, curatori artistici, insegnanti, genitori, rappresentanti istituzionali e cittadini muovendo i primi passi da questo assunto. Il workshop è nato dall’esigenza di partire dalla nostra realtà per individuare desideri, interessi e necessità di chi, in prima persona, vive il territorio. L’atmosfera suggestiva dell’Orto Botanico ha favorito un momento di confronto che ha sposato in pieno il tema cardine dell’ottava edizione di Una Marina di Libri, ovvero l’Educazione.

Cristina Alga e Cristiano Inguglia hanno aperto il confronto con un riferimento all’analisi delle quattro dimensioni della privazione educativa, individuate nel report di Save the Children Futuro in partenza? quali:   

  • Apprendere per comprendere, ovvero per acquisire le competenze necessarie per vivere nel mondo di oggi;
  • Apprendere per essere, ovvero per rafforzare la motivazione, la stima in se stessi e nelle proprie capacità, coltivando aspirazioni per il futuro e maturando, allo stesso tempo, la capacità di controllare i propri sentimenti anche nelle situazioni di difficoltà e di stress;
  • Apprendere per vivere assieme, o la capacità di relazione interpersonale e sociale, di cooperazione, comunicazione, empatia, negoziazione. In sintesi, tutte quelle capabilities essenziali per gli esseri umani in quanto individui sociali;
  • Apprendere per condurre una vita autonoma e attiva, rafforzare le possibilità di vita, la salute e l’integrità, la sicurezza, come condizioni “funzionali” all’educazione.

Partendo dai quattro punti chiave individuati da Save the Children,  Amico Dolci ha introdotto l’esperienza degli anni ‘70 relativa alla nascita del centro educativo di Mirto, a Partinico. È stato condiviso come, in seguito a un lungo percorso di confronto attivo e di ascolto della popolazione del posto, sia potuto nascere un nuovo centro educativo come risultato corale di una ricerca comune. In seguito a questa riflessione è stato chiesto ai partecipanti di condividere le proprie esperienze sul tema dell’educazione e del contrasto alla povertà educativa affidandosi all’ascolto reciproco.

Negli interventi dei presenti è emersa la necessità di valutare i rischi e i bisogni educativi del territorio per attuare delle azioni di contrasto all’esclusione e alla disuguaglianza sociale.

La scuola dovrebbe essere il più possibile aperta al territorio, valorizzando gli spazi vivi dei quartieri oltre i siti artistici e culturali. Per migliorare il benessere della comunità, è necessario partire dall’educazione non formale così che tutti, adulti e bambini, abbiano la possibilità di esprimere le proprie idee e opinioni e sentirsi inclusi nei processi decisionali. Questo può essere possibile attraverso la comunicazione e il dialogo inclusivi, che diano a tutti lo spazio e il tempo di esprimersi in base alla propria esperienza, per una ricerca reciproca.

Un altro elemento fondamentale del confronto è stato il problema dell’istruzione negli istituti primari e secondari: occorre, secondo gli intervenuti, incentivare gli insegnanti a uscire fuori dagli schemi dell’offerta formativa e trasformare l’insegnamento in un momento di educazione e formazione reciproca. Bisogna, inoltre, motivare i ragazzi ad andare volentieri a scuola stimolando la loro curiosità e favorire la relazione con l’educatore riducendo il numero di bambini nelle classi.

Per ripensare l’educazione su più fronti, rivoluzionandola con la valorizzazione degli spazi aperti, è indispensabile coinvolgere il più possibile le famiglie, affinché anche figure come genitori e nonni possano favorire un’educazione più incisiva e inclusiva.

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