Venerdì, 29 Settembre 2017 10:58

Rifugiati. Un mondo in fuga, i bambini pagano il prezzo più alto

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Scontri per finti ideali o per principi religiosi che nessuno ha mai scritto o per altri guerre che non porteranno mai la pace. E ogni volta decine, anzi centinaia di migliaia di persone in fuga lasciando tutto dietro di se. Spesso non portano nemmeno lo stretto indispensabile, ma solo il “trasportabile”.

Diretti verso luoghi dove vivere molte volte è ancora più difficile: manca l’acqua, il cibo scarseggia, nessuna traccia dei servizi che in occidente tutti danno per scontati. Molte volte i rifugiati finiscono in posti dove è difficile anche solo sopravvivere. E a pagare il prezzo più alto sono sempre i bambini. 

Come in Siria e o nello Yemen. O nel Myanmar. Nell’ultimo mese la persecuzione dei Rohingya da parte del governo guidato dal Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi sta causando una situazione inaccettabile dal punto di vista umanitario. “Dal 25 agosto ad oggi circa 429.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar e hanno trovato rifugio in Bangladesh. La situazione è insostenibile: il 60% di questi rifugiati sono bambini”. Ha detto Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia. “Entrando nei campi sfollati, dove questa popolazione vive in condizioni assurde, ciò che più colpisce è il numero impressionante di bambini. Bambini che non hanno dormito per giorni, deboli e affamati dopo un viaggio lungo e faticoso che li ha portati in Bangladesh. Questi bambini insieme alle loro famiglie hanno bisogno di tutto: acqua potabile, servizi igienici e uno spazio sicuro e pulito dove vivere”. 

Mentre il governo del premio della San Suu Kyi cerca di trovare scusanti o giustificazioni per il ritrovamento di mine antiuomo al confine tra Myanmar e Bangladesh attraversato dai Rohingya in fuga, le organizzazioni internazionali e il governo del Bangladesh cercano di far fronte a questa situazione: in 7 giorni il ministero della Salute con il sostegno di UNICEF e dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno provveduto a vaccinare 150.000 bambini Rohingya contro il morbillo, la rosolia e la poliomielite. 

Nonostante gli sforzi, però, nelle decine e decine di campi profughi allestiti in fretta e furia, manca di tutto. A cominciare dall’acqua: in molti attendono speranzosi l’arrivo dei camion dell’Unicef che trasportano acqua e kit igienico-sanitari di emergenza per le migliaia di bambini Rohingya, molti dei quali hanno perso entrambi i genitori e non sono accompagnati da nessuno. Per questi bambini nessuno parla di educazione o di crescita: il problema è la stessa sopravvivenza. Manca l’acqua potabile, il sapone, ma anche pannolini, vestiti e scarpe. “C’è una grave carenza di tutto, soprattutto di rifugi, cibo e acqua pulita”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, rappresentante dell’UNICEF in Bangladesh. Una situazione che (come è avvenuto nello Yemen – chissà come mai non se ne parla più) favorisce il diffondersi di malattie. Come quelle trasmesse dall’acqua: “Le condizioni sul posto mettono i bambini in serio pericolo di contrarre malattie legate all’acqua. Abbiamo un grandissimo compito di fronte a noi: proteggere questi bambini estremamente vulnerabili”. 

Secondo alcune stime sono seicentomila i bambini Rohingya fuggiti dal Myanmar e rifugiati in Bangladesh. Bambini che sono sfuggiti agli attacchi delle milizie del paese guidato dal Premio Nobel per la Pace, per finire in un’altra guerra. Quella per la sopravvivenza. E decine di migliaia di loro questa battaglia la stanno perdendo, nella totale indifferenza dei media e delle autorità internazionali (concentrate sulla questione Nord Coreana e sul campionato di calcio). Secondo Save the Children sono oltre 14mila i bambini in condizioni di malnutrizione acuta solo nel distretto di Cox’s Bazar in Bangladesh. Una situazione che li rende ancora più esposti al rischio di contrarre malattie mortali come il colera (una delle malattie legate all’acqua). Numerosi i casi di dissenteria e di diarrea (altre delle malattie legate all’acqua, di cui nessuno parla ma che causa ogni anno migliaia e migliaia di morti). 

Un peso troppo grande per bambini troppo piccoli per capire quali sono i motivi di questa persecuzione per fermare la quale, finora, nessuno ha mosso un dito.

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