Mercoledì, 17 Giugno 2015 15:10

Girone e Latorre: oltre 3 anni di agonia

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Oltre al danno, la beffa: la controversia sul “caso Marò” sta affogando in un mare d’indifferenza. Contrordine del ministro della Difesa, Roberta Pinotti: stop alla missione ed ai militari sui mercantili 

TRIESTE - Il caso dell'Enrica Lexie e dei due marò italiani del 2º Reggimento "San Marco" della Marina Militare, il capo di 1ª classe Massimiliano Latorre ed il secondo capo Salvatore Girone, si trascina tra alti e bassi dal 15 febbraio 2012, quando i due fucilieri di marina, a bordo della petroliera come forza di protezione contro possibili attacchi di predoni del mare, misero in atto graduali azioni dissuasive contro un peschereccio indiano sospettato di ospitare pirati, misure culminate con una  serie di colpi d'avvertimento in acqua, a seguito dei quali la barca da pesca si allontanò.

Informato del fatto, il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Mumbai (Bombay) contattò l’Enrica Lexie dopo aver fermato un'imbarcazione presumibilmente coinvolta nell'evento, richiedendo alla petroliera di dirigersi verso il porto di Kochi per «contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati»; si trattava del peschereccio St. Antony, che a sua volta aveva allarmato la Guardia Costiera indiana asserendo di essere stato bersaglio di colpi di arma fuoco esplosi da una nave sommariamente corrispondente al cargo italiano, addebitandole l’uccisione di due pescatori presenti a bordo. A seguito dell’arresto in porto e successivo fermo dei due fucilieri incriminati di omicidio, tra Italia ed India si è aperta una controversia riguardo la competenza giuridica sulla vicenda che coinvolge «organi dello Stato operanti nel contrasto alla pirateria sotto bandiera italiana e in acque internazionali».

Trascorsi più di tre anni dai fatti, susseguitisi ben tre diversi governi (Monti, Letta, Renzi), riguardo al “caso Marò” nulla è cambiato: il tema della giurisdizione è ancora il primo dei nodi gordiani da sciogliere, dovendosi chiarire se l’incidente sia avvenuto in acque internazionali od in acque territoriali indiane, fattesi “acque contigue” all’insegna del“politically correct”, cui si accodano una formalizzazione delle accuse mai realmente  effettuata, un processo che si svolgerà tra una ridda di perizie e controperizie che ora accusano ed ora scagionano, uno stato, l’India, che non ha offerto neppure congrue garanzie sul fatto che i due Marò non rischino la pena di morte in caso di sentenza di colpevolezza.

Quello che continua a sfuggire della vicenda, che forse non si vuole dire per il solito “vivi e lascia vivere” che anima l’Italiano medio, è che la Marina Militare Italiana avrebbe posseduto sin da subito, nell’immediatezza dei fatti, la prova madre che scagionerebbe radicalmente i due Marò: la posizione esatta dei due natanti stabilita da un sistema satellitare di localizzazione in forza al nostro servizio di intelligence. Ancora una volta fu il momento politico ad influenzare comportamenti e scelte: messo alle strette dal cambio della guardia tra governo Berlusconi e governo Monti, il nostro Stato Maggiore stava rivivendo un clima da 8 settembre pervaso da trame ed oscuri disegni destinati a segnare carriere, posizioni ed incarichi, spingendo chi poteva a non fare e chi sapeva a fingere di non sapere.

Un abisso di vergogna e disonore dove due Uomini, i nostri Marò, pagano gli errori e le inettitudini di altri omuncoli, per lo più politici rampanti, intenti a far affogare la vicenda nel vasto mare dell’indifferenza: da Mario Monti che li ha restituiti ai loro aguzzini, all’assoluta mancanza di qualsiasi iniziativa per cui si è distinto Enrico Letta, al disinteresse dimostrato dai Matteo Renzi verso due connazionali “rei” soltanto di aver adempiuto al proprio dovere.

Al danno segue la beffa: l’attuale ministro della Difesa, Roberta Pinotti, lo scorso 20 marzo ha comunicato che i nostri militari scendono dai mercantili che incrociano nelle rotte a rischio pirati, annunciando anche il termine della partecipazione italiana alla missione antipirateria Nato “Ocean Shield”, misure chiaramente legate all’interminabile vicenda dei due Marò. Che razza di governanti sono quelli che scaricano due militari comandati a svolgere una missione perfettamente eseguita, ma finita male perché i loro referenti si nascondono dietro un dito e non li difendono ?

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