Lunedì, 04 Luglio 2011 18:07

Processo Eternit. Chiesti 20 anni. Dal 1983 sono morti 2.889 lavoratori

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TORINO - Continua il più grande processo per l'amianto in Europa che vede tra gli imputati  gli ex vertici Eternit Stephan Schmidhaeny e Louis De Cartier De Marchienne, per il reato di disastro Eternit., che in Italia ha ucciso dal 1983 2.889 lavoratori.


Chieste anche l'interdizione dai pubblici uffici e dalla direzione d'impresa e l'incapacità di contrattare con la Pubblica amministrazione.
Guariniello nella sua arringa ha definito "una tragedia immane"  la vicenda che coinvolge la multinazionale dell'amianto.  Il sostituto procuratore ha chiesto 20 anni a testa per i due alti dirigenti dell'azienda accusati di disastro doloso. "Mi sono voluto rileggere le pene inflitte dalla Cassazione per i casi più gravi di disastri e morti - ha spiegato Guariniello - e mi sono reso conto che una tragedia come quella rivissuta in questo processo non l'avevo mai letta. Una tragedia - ha proseguito - che ha colpito popolazioni di lavoratori e di cittadini che continua a fare morti e si è consumata in Italia e in altre parti del mondo con una regia senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a risponderne.

La pena richiesta dal pm Guariniello per i due alti dirigenti della Eternit era inizialmente di 12 anni, ma è stata accresciuta a 20 in quanto il reato è stato continuato. "E ancora oggi la tragedia - ha precisato il pm - si è consumata sotto un'unica regia senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a rispondere". Secondo la tesi dell'accusa, "si parla di dolo non solo eventuale, ma addirittura diretto. Abbiamo accertato, infatti, che gli imputati non si sono limitati ad accettare il rischio che il disastro si verificasse e continuasse a verificarsi, ma lo hanno accettato e continuano ad accettarlo ancora oggi". Ad aggravare il quadro accusatorio il fatto che gli imputati  sono stati mossi dalla precisa volontà di negare la cancerogenicità dell'amianto e di proseguire l'attivit… a tutti i costi, tra i quali anche il mettere a repentaglio la salute della popolazione e dei lavoratori.

Intanto la Procura di Torino procede per migliaia di persone morte o ammalate a causa dell'amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetica: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I fatti contestati vanno dal 1952 al 2008. Le parti civili ammesse dal Tribunale sono oltre seimila, principalmente ammalati (di asbestosi, tumori e altre patologie) o parenti di vittime. Proprio i loro legali inizieranno a parlare a partire dalla prossima udienza del processo, in programma lunedì. Visto il grande numero, il presidente del tribunale Giuseppe Casalbore ha previsto che ognuno di essi potrà intervenire per non più di un quarto d'ora.

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