CRONACA
Roberto Bertoni

Roberto Bertoni

Che il cielo accolga anche il nostro dolore, che ci sia pace per le nostre lacrime, per i nostri sospiri e per il nostro tentativo di andare avanti, noi che raccontiamo e loro che pedalano, ora che alla vigilia del Giro del centenario uno dei suoi protagonisti annunciati ci ha lasciato in maniera assurda a soli trentasette anni.

Giovedì, 20 Aprile 2017 20:23

Sì Juve, questo può essere l'anno giusto

Un'impresa ai limiti dell'epica. Non è retorico asserire che l'eliminazione del Barcellona ad opera della Vecchia Signora costituisce la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova era nella storia del calcio internazionale.

Era ancora l'America del reverendo King e delle marce per i diritti civili, era l'America delle proteste giovanili contro l'autoritarismo dello Stato e la barbarie della Guerra del Vietnam che stava costando la vita ad un numero impressionante di ragazzi, era l'America che sperava di affidarsi a Robert Kennedy per poter voltare pagina, era insomma l'America di prima del '68, quando le speranze di un decennio di lotte vennero vanificate dalla "maggioranza silenziosa" che, preferendo il conservatore Nixon al progressista Humphrey dopo l'assassinio di Kennedy, avrebbe condotto il paese nel baratro della vergogna e del disonore. 

Lunedì, 17 Aprile 2017 09:24

Ottone, Boncompagni e l'Italia che se ne va

Una Pasqua triste per il nostro Paese.

Piermario Morosini aveva venticinque anni quel maledetto 14 aprile di cinque anni fa, oggi ne avrebbe trenta e sarebbe, senza dubbio, un calciatore affermato. Era bravo, umile, dolce, era rimasto un ragazzo della porta accanto nonostante i soldi, la celebrità e le attenzioni dei molti osservatori che ne avevano colto le qualità umane, oltre che quelle atletiche.

Almeno apparentemente, Jacques Prévert, Alex Baroni e la tragedia del Titanic non hanno nulla in comune, se non il fatto di costituire quest'anno altrettanti anniversari. 

Mercoledì, 12 Aprile 2017 11:15

Steno e l'Italia del sorriso

Steno, al secolo Stefano Vanzina, lo scorso 19 gennaio avrebbe compiuto cento anni. Se ne è andato, invece, a soli settantuno anni, il 13 marzo 1988, lasciando un vuoto che nessuno ha ancora colmato nel variegato universo della commedia all'italiana. 

Quanti errori, povero Mancini! Se ne è andato quindici anni fa e merita comunque di essere ricordato con stima e rispetto; fatto sta che Giacomo Mancini, socialista a ventiquattro carati, per due anni segretario nazionale del PSI e ministro in alcune delle migliori esperienze di governo del nostro Paese, visse ottantacinque anni, si batté fino all'ultimo per i suoi ideali e commise, come tutti, molti sbagli, nel suo caso resi più gravi dal fatto di essere stato per  parecchio tempo un protagonista della vita politica italiana. 

Mi rendo conto che non sia il momento più adatto per occuparsi di politica interna; oltretutto, in questa fase, ho deciso di ridurre al minimo i miei interventi in tal senso, proprio per evitare di alimentare il fastidioso chiacchiericcio che purtroppo caratterizza questa stagione d'attesa. Fatto sta che oggi si riunisce a Ivrea quel bizzarro soggetto politico che è il M5S, ufficialmente per rendere omaggio alla memoria di Gianroberto Casaleggio, scomparso un anno fa, molto probabilmente anche per accreditarsi agli occhi di un certo mondo del potere, quello vero, che fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile ritrovare al cospetto di una compagine nata con il preciso obiettivo di smantellare i poteri forti e di sovvertire l'ordine costituito. 

Appuntamento a Fiano alle ore 18 di un giovedì di inizio primavera. Cominciamo col dire che Fiano è un ameno paesino alle porte di Roma, da sempre roccaforte della sinistra, al punto che fu addirittura il collegio di Enrico Berlinguer. E la presenza di Berlinguer si fa sentire ovunque, a cominciare dal nome della sala nella quale si svolge l'incontro, all'interno di un parco situato in via Aldo Moro, giusto per completare il pantheon degli statisti e dei punti di riferimento del neonato Articolo Uno. 

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