Giovedì, 07 Maggio 2015 17:26

No diet day? sarebbe meglio Correct Diet Day Featured

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“Nutrire il Pianeta”: lo slogan dell’EXPO 2015 non è il solo problema legato all’alimentazione, in molte parti del mondo: oggi il problema è una “corretta alimentazione”. 

Da quasi 25 anni, ogni anno, il 6 maggio, si celebra l''International No Diet Day'. Un’idea venuta, nel 1992, a Mary Evans Young, fondatrice dell'associazione 'Diet Breakers' ed ex anoressica. ''Ho deciso di passare all'azione dopo aver visto un programma televisivo in cui delle donne si sottoponevamo a interventi chirurgici per ridurre il peso, e dopo aver saputo che una ragazza di 15 anni si era suicidata perché la prendevano in giro perché grassa''.

Un’idea sorprendente, quella di dedicare una giornata al cibo senza limiti. Specie se si considera che se è pur vero che l’anoressia è un problema serio, l’obesità è un problema molto più grave. 

Oggi, circa un terzo della popolazione mondiale è sovrappeso. E per almeno 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne si può parlare di obesità (dati OMS). Senza contrare che questi numeri sono in costante crescita: i valori sono raddoppiati rispetto al 1980. L’Organizzazione Mondiale della Sanità  ha definito l'obesità un "epidemia" connessa ad una pletora di malattie non trasmissibili, come il diabete di tipo 2, il cancro e le malattie cardiocircolatorie. 

Un problema che ha un costo spaventoso per la società: secondo un recente studio condotto dal McKinsey, il costo derivante dall’obesità è di oltre 2.000 miliardi di dollari l'anno. Le stime si basano su molte decine di variabili, tra cui la perdita in produttività economica, i costi per i servizi sanitari e gli investimenti richiesti per mitigare l'impatto dell'obesità. Il totale è pari all'equivalente del 2,8% del Pil globale, ovvero il costo di tutti i conflitti armati e delle malattie legate al fumo insieme. 

Un problema che si sta espandendo a macchia d’olio in molti Paesi del mondo. Secondo uno studio (Global burden of disease) pubblicato sulla rivista medica The Lancet, il 62% de 2,1 miliardi di persone in sovrappeso vive nei Paesi in via di sviluppo. Oggi l'obesità è un problema che tocca tutto il mondo, indipendentemente dall'età, dal luogo o dal reddito", ha detto Christopher Murray, direttore dell'Istituto di controllo sulla salute dell'università di Washington, autore dello studio sulla popolazione di 188 paesi.

Ma non basta. “L'obesità infantile può avere gravi conseguenze sulla salute, soprattutto sul sistema cardiovascolare, per il diabete e numerosi tumori", ha detto Marie Ng, la ricercatrice che ha coordinato lo studio. Si stima che, solo nel 2010, sovrappeso e obesità abbiano causato circa 3,4 milioni di morti, la maggior parte dei quali per cause cardiovascolari.  

Un problema che riguarda da vicino anche il Bel Paese: secondo i dati dell'ultima analisi estesa dell'ISTAT, il 33,4% della popolazione italiana risulta in soprappeso o obesa, con una discreta prevalenza nelle regioni meridionali (36,3%) rispetto a quelle settentrionali (31,6%). Dati confermati dal VI rapporto sull'obesità in Italia, presentato dall'Istituto Auxologico Italiano nel 2007, che anzi indica un peggioramento della situazione. Solo il 52,5% degli italiani adulti risulterebbe normopeso, mentre la popolazione in soprappeso è pari al 34,9% e gli obesi al 9,9%.  Ad essere sottopeso, invece, è solo il 2,7% della popolazione. 

Forse ripensando ai “numeri” dell’obesità, il 6 maggio di ogni anno, invece di festeggiare l''International No Diet Day' e di incentivare il consumo smodato di cibo spazzatura (alcune delle maggiori aziende mondiali di il junk food  sono tra i principali  sponsor dell’EXPO 2015), non sarebbe sbagliato richiamare l’attenzione della gente sul problema dell’obesità e celebrare il “Correct Diet Day”. 

 

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