POLITICA
Alice Scialoja

Alice Scialoja

Dopo Marrakech, un confronto pubblico sugli accordi di Parigi. Il punto di vista di esperti, giornalisti, associazioni e imprese sulle politiche climatiche italiane ed europee


ROMA - La ventiduesima Conferenza internazionale sul clima di Marrakech si è chiusa con l’impegno da parte di tutti i Paesi di proseguire nella direzione prevista dall’Accordo di Parigi (Cop 21) ma pur ribadendo l’urgenza dell’azione climatica, non sono stati presentati impegni concreti in questa direzione. Eppure, l’Italia e l’Europa sono chiamate ad assumere un ruolo di leadership per dare gambe all’Accordo di Parigi, ma soprattutto per lo sviluppo di un’economia europea fossil-free, la sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee.

Questi i temi affrontati oggi nella prima giornata del IX Forum QualEnergia organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia, Kyoto Club in partenariato con Cobat, in corso fino a domani a Roma e che si concluderà venerdì 25 novembre a Terni.

Come da tradizione, l’obiettivo del Forum è stato quello di mettere a confronto il punto di vista del mondo delle imprese e delle istituzioni, della ricerca e delle associazioni con il contributo, tra gli altri di Olivier Feix, Head of Communications & Public Affairs at 50Hertz, che ha illustrato la transizione alle rinnovabili in Germania e il “Climate Action Plan 2050”, approvato il 14 novembre dal Governo tedesco, la presidente di LegambienteRossella Muroni, Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante, il Vicedirettore Area Politiche Industriali di Confindustria Massimo Beccarello, il Direttore Scientifico di QualEnergia e Kyoto Club Gianni Silvestrini, e poi Ernesto Ciorra, Direttore Funzione Innovazione e Sostenibilità di Enel, Luigi MichiResponsabile Unità Strategia Sviluppo Terna e Amministratore Delegato Terna Plus, Simone Mori,Presidente di Assoelettrica, Agostino Re RebaudengoPresidente di assoRinnovabili, Furio FabbriPresidente di Eco.Energia, Giancarlo Morandi,Presidente di Cobat, Roberto OliviDirettore Relazioni Istituzionali e Comunicazione di BMW Italia, Sergio ChiacchellaDirettore Generale di CoSviG.

     

“Dopo la COP22 di Marrakech – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni - è arrivato il momento di aprire un confronto pubblico sugli obiettivi al 2030 per il Clima fissati dall’Accordo di Parigi e sui quali l’Unione Europea è impegnata con un importante processo legislativo. Ma l’Europa deve tornare ad avere un ruolo guida a livello internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici, per farlo è fondamentale che metta in campo azioni decisive e impegni ambiziosi. Non si può più nascondere dietro Usa e Cina, è ora che avvii un importante cambio di passo. In particolare sono due sono le sfide principali che si dovranno affrontare per contribuire allo sviluppo delle imprese e fermare la febbre del Pianeta: la decarbonizzazione dell’economia e il rilancio delle fonti rinnovabili in Italia”.

 “A Marrakech – ha dichiarato il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante - la buona notizia è stata che nessun Governo di nessun Paese ha dichiarato di voler seguire Trump e il suo negazionismo fuori tempo. Anzi è apparso evidente che la lotta ai cambiamenti climatici sta diventando anche un fattore economico potente nella geopolitica internazionale. Anche per questo l’Italia, che può vantare talenti ed eccellenze importanti nel campo della green economy, non può più permettersi di perdere tempo e deve imboccare con decisione la strada di politiche industriali che disincentivino i fossili e premino invece rinnovabili, efficienza ed economia circolare”

Raggiungere gli obiettivi europei al 2030 – cioè una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990 e che gli ambientalisti chiedono di alzare al 55%), il raggiungimento almeno del 27% di energia rinnovabile eun miglioramento almeno del 27% dell'efficienza energetica - può diventare una grande opportunità per ripensare e rilanciare i settori produttivi italiani. Dal 1990 ad oggi è già avvenuto il disaccoppiamento tra crescita dell’economia e andamento delle emissioni di CO2. E mentre il PIL è cresciuto del 16.3% le emissioni di CO2 equivalente sono diminuite del 19.8%. Del resto, nessun ragionamento che guardi al rilancio dell’economia italiana può prescindere da questi obiettivi, visti gli impegni internazionali, e ostinarsi a farlo renderebbe solo più debole e isolato il nostro Paese nel contesto internazionale. La Germania, infatti, ha approvato il 14 Novembre scorso il “Climate Action Plan 2050”, per ottenere una riduzione delle emissioni coerente con gli obiettivi europei e con l’Accordo di Parigi, prevedendo misure e strategie definite attraverso un confronto con il mondo delle imprese e del lavoro. La stessa scelta dovrebbe fare l’Italia per dare competitività al proprio tessuto di imprese, che possono ridurre la spesa energetica puntando su efficienza, innovazione e autoproduzione da fonti rinnovabili. Inoltre, la chiave della CO2 può contribuire ad accelerare processi già in corso che riguardano il settore delle costruzioni – che oggi ha di fronte la sfida della riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio -, l’agricoltura già in transizione verso una produzione sempre più biologica e a filiera locale, e i trasporti, per poter offrire un’alternativa sostenibile nella mobilità urbana e nel trasporto merci.

La seconda sfida riguarda il rilancio delle fonti rinnovabili in Italia. Negli ultimi anni, infatti, la crescita delle installazioni è proseguita a ritmi troppo lenti, tanto da determinare nel 2016 una diminuzione nella produzione rispetto all’anno precedente. Diminuzione giustificata, secondo il  Governo, dal fatto che l’Italia avrebbe già raggiunto gli obiettivi europei al 2020 e che gli incentivi avrebbero pesato troppo nelle bollette: una tesi miope rispetto ai vantaggi che la produzione nazionale da fonti pulite può garantire in termini ambientali, occupazionali e economici - vista anche la riduzione delle importazioni di fonti fossili - ma soprattutto errata, perché non tiene conto della riduzione del costo degli impianti e delle innovazioni avvenute nella distribuzione e accumulo dell’energia.

Per rilanciare le rinnovabili oggi invece, basterebbero alcuni interventi a costo zero, togliendo le barriere all’autoproduzione e alla distribuzione locale, semplificando le autorizzazioni per l’approvazione degli impianti, cancellando i sussidi alle fonti fossili, facendo partecipare le FER al mercato dell’energia con consorzi di produzione e contratti di lungo termine.

Serve rilanciare le fonti rinnovabili e arrivare ad almeno 2 GW all’anno di nuove installazioni di fonti rinnovabili (oggi siamo a 0,9), se vogliamo stare in linea con gli impegni internazionali, e in questo modo possiamo far crescere progressivamente la penetrazione del solare e delle altre fonti insieme al miglioramento dell’efficienza energetica, e far diventare l’Italia leader in Europa e nel Mediterraneo.

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Per chiedere confronto sugli impegni presi e da prendere contro la resistenza agli antibiotici

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