POLITICA
Fulvio Lo Cicero

Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

Il Governatore della Banca d’Italia, nella sua prima Relazione generale, lo annuncia senza mezzi termini: ci vuole un cambio di passo, perché non è pensabile di continuare sulla strada dell’austerità mozzando la testa a qualsiasi ipotesi di crescita. Necessaria in altri termini, secondo Ignazio Visco, una «road map» politica, concertata a livello europeo, perché la Banca centrale ha già fatto quello che doveva fare, cioè salvaguardare il sistema monetario con l’immissione di forte liquidità nel circuito interbancario. «Una ripresa potrà affiorare verso la fine dell´anno – ha annunciato il Governatore –  con probabilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l´utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall´Unione europea».

In poche ore, questa mattina, il differenziale fra i nostri Bpt e i bund tedeschi decennali, è volato oltre la soglia dei 460 punti base, essendo partito da 436, vale a dire il livello più alto dal 19 gennaio. Il rendimento dei Bpt decennali è oramai al 5,93%, un livello che si avvicina pericolosamente alla soglia critica del 6%. Lo spread fra i titoli spagnoli e tedeschi è arrivato questa mattina ai 520 punti; gli interessi sui Bonos a cinque anni hanno superato il 6%.

Oggi su «Il Fatto quotidiano» Luca Telese annuncia quella che potrebbe essere una novità politica di assoluto rilievo: l’impegno in politica del principale sindacato dei metalmeccanici. Niente di certo, ma qualcosa sicuramente bolle in pentola. Telese, infatti, racconta di come, negli ultimi mesi, la dirigenza del sindacato dei metalmeccanici abbia organizzato tutta una serie di incontri con i leader di riferimento di «Sel», «Idv», e ovviamente del Partito democratico per spingerli ad adottare, in vista delle prossime elezioni, impegni precisi sul fronte del lavoro. Il numero due della Fiom, Giorgio Airaudo dice: «Dobbiamo fare politica a viso aperto perché il sindacato e i lavoratori non restino più soli».

Il più autorevole fra i quotidiani moderati, liberisti e garantisti, cioè il «Corriere della sera», scarica Roberto Formigoni. E senza che una delle sue penne, sempre pronte a prendere le difese degli accusati, come Pigi Battista abbia niente da dire.

La quarta banca spagnola rischia di fallire. Il caso di Bankia è scoppiato clamorosamente in questi giorni, costringendo il governo di Mariano Rajoy a ipotizzare dapprima un intervento da 10-11 miliardi, poi addirittura da 23,5. E non è detto che la cifra sia sufficiente ad evitare il default dell’istituto di credito.

Ci sarà un motivo se Paul Krugman è oramai osannato in America (e non solo) ed è diventato il più lucido analista economico, fortemente critico sulle politiche restrittive dell’Unione europea e dei principali organismi internazionali? Ci sarà un motivo se Paul Krugman conquista il premio Nobel  per l’economia? Ci sarà  un motivo se, in Italia, gli economisti considerati la “guida” del pensiero unico sono la premiata ditta Alesina&Giavazzi?

A distanza di 64 anni, oggi si sono celebrati i funerali di Stato di Placido Rizzotto, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo che l’analisi del DNA aveva fugato ogni dubbio sui resti trovati in una foiba di Corleone.

Nel suo ultimo libro, il sociologo fornisce cifre che smentiscono clamorosamente il pensiero unico neo-liberista, svelando come, in realtà, sia in atto un poderoso tentativo di arretrare la società italiana ai primordi dell’industrializzazione, abolendo la democrazia

Il problema per i primi 65 mila “esodati” dovrebbe essere risolto a breve, perché, ha sottolineato la ministra del lavoro, le risorse ci sono. Finalmente questi primi reietti potranno avere una qualche sicurezza sul loro futuro, cioè una pensione, avendo firmato un patto che lo Stato ha successivamente rinnegato.

Maurizio Belpietro, in stato comatoso dopo la stangata elettorale che ha colpito il suo amato partito berlusconiano, è uno dei pochi giornalisti italiani a sentenziare: “il Partito democratico ha perso”. Ieri un titolo che voleva stupire (senza effetti speciali) gridava: “Parmacotti”, purtroppo copiato pedissequamente da “Il Fatto”. Entrambi i quotidiani, con quel titolo, cercavano di asserire che il vero sconfitto elettorale fosse Pierluigi Bersani. Curioso destino accomuna i due giornali: entrambi vedono una sconfitta del principale partito della sinistra che, oggettivamente, non c’è stata. Al contrario, proprio il partito di Bersani ha mostrato di essere l’unica formazione italiana a reggere l’urto di una disaffezione dell’elettorato che ha lasciato a casa più della metà degli elettori.

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