Lunedì, 23 Maggio 2016 07:47

Cagliari e Trieste: due città da non sottovalutare

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ROMA - Siamo giunti alla fine di questo nostro lungo viaggio nei principali comuni italiani che andranno al voto il prossimo 5 giugno e, in conclusione, abbiamo deciso di occuparci congiuntamente di due città importanti, sia pur minori rispetto ai “colossi” di cui abbiamo dato conto finora.

Cagliari e Trieste, infatti, rappresentano due mondi antitetici ma ugualmente importanti: una città del sud e una città del profondo nord-est, due luoghi isolati, lontani, invisibili agli occhi di molti osservatori eppure importantissimi nell’economia della Nazione. Ad accomunarle il fatto di essere fondamentalmente due terre di frontiera, due posti di cui si parla solo nell’imminenza del voto e in occasione di qualche tragedia o di qualche evento letterario o sportivo: l’uscita di un libro di Magris, per esempio, la promozione in Serie A del Cagliari o qualcosa di simile.

Occhio, tuttavia, a dimenticarci di loro, in quanto potrebbero dirci molto di più di quanto non pensiamo circa il nostro futuro e le prospettive riguardanti il nostro Paese negli anni a venire. 

Andiamo, dunque, a dare un’occhiata a queste due realtà locali e alle forze politiche che si contenderanno il ruolo di sindaco.

Cagliari: dove la sinistra ha ancora un senso

A Cagliari è accaduto un piccolo miracolo: il PD e le forze alla sua sinistra, infatti, non solo corrono unite, senza strappi e senza spaccature di alcun tipo, ma addirittura propongono un candidato proveniente dalle file di queste ultime, per la precisione da SEL, quale il quarantenne Massimo Zedda, sindaco uscente nonché firmatario, lo scorso autunno, di una lettera in cui, insieme a Doria (sindaco di Genova) e Pisapia (sindaco di Milano), chiedeva espressamente a PD e Sinistra Italiana di restare unite in vista delle Amministrative e di riallacciare i rapporti, al netto delle divergenze sempre più nette che si andavano delineando fra le due compagini. 

Posto che, ovviamente, per la sinistra è impossibile non rompere con un partito che guarda apertamente a Verdini, al punto che ALA sostiene con una propria lista la Valente a Napoli e dà il suo esplicito appoggio ad altri candidati sindaci del PD sparsi per la Penisola, e posto che il referendum d’autunno sarà uno spartiacque senza ritorno, dal quale , in caso di vittoria del SÌ, nascerà di fatto il Partito della Nazione, posto tutto questo, è senz’altro una buona notizia che sinistra e Partito Democratico abbiano scelto di non mettere a repentaglio la buona amministrazione di Zedda: operazione favorita dalla marginalità di Cagliari rispetto a città come Milano, Torino o Bologna ma comunque un’ottima notizia per i cittadini cagliaritani e per la politica nel suo insieme.

Dovrebbe farcela senza particolari patemi d’animo, in quanto né l’ex senatore azzurro Piergiorgio Massidda né la candidata grillina Antonietta Martinez sembrano in grado di impensierirlo; fatto sta che alcune uscite di quest’ultima sono state accolte da un particolare interesse ed entusiasmo popolare e, dunque, sarà da vedere innanzitutto se Zedda ce la farà al primo turno e, in secondo luogo, se non si verifichino sorprese.

Trieste: la frontiera dell’usato sicuro

A Trieste, città dai trascorsi travagliati e dalle prospettive incerte, stavolta più che mai ci si affida su tutti i versanti all’usato sicuro. Il PD ricandida il sindaco uscente, Roberto Cosolini, sostenuto anche da SEL, dalla minoranza slovena di Slovenska Skupnost e dalla civica Trieste Cambia. Il M5S punta su Paolo Menis, attuale capogruppo in consiglio comunale. La destra, infine, si affida al rodato Roberto Dipiazza, già sindaco di Muggia (1996-2001) e per dieci anni primo cittadino di Trieste (2001-2011). A suo favore sono schierate: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Italia Unica di Passera, Trieste Popolare, riconducibile all’area centrista di Alfano e Casini, più varie civiche. 

In totale, a Trieste, si sfideranno dodici candidati e sarà interessante vedere se Cosolini ce la farà già al primo turno o se sarà costretto ad andare al ballottaggio, così come non è del tutto da escludere un ritorno di Dipiazza. Menis appare più indietro ma, come sempre, saranno decisive le ultime due settimane di campagna elettorale.

Roberto Bertoni

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