Mercoledì, 27 Novembre 2013 16:35

Il caro leader

Scritto da

Più che la sostanza, come molte altre volte in questo sventurato paese, conta il simbolo.



Nell’antico Senato romano si votava la decadenza dalla carica per indegnità e bastava ciò affinché lo “sfiduciato” si consegnasse in silenzio al ludibrio altrui.
Qui invece, agitando un patetico e quanto mai attivo vittimismo, si grida al colpo di stato e si affida all’ufficio marketing la gestione dell’intero pacchetto martirio per vedere quanto renderà in termini di rendita e di tenuta.

Nel frattempo i torrenti d’inchiostro versati finora sul personaggio e sugli argomenti da lui ispirati, si sono ingrossati a tal punto da diventare fiumi straripanti e non esiste nessuna diga, costruita di semplice buon senso, in grado di contenerli.

Chi prova a ragionare (e se lo fa tenta di comunicare comunque il ragionamento solo a quelli che la pensano come lui) lo fa a proprio rischio e pericolo.
Mai, in questo paese, confondere testa e pancia.

Ma in fin dei conti cosa ci può essere nella mente di una proiezione sociologica? (tale risulta infatti essere il nostro per milioni di italiani che lo hanno votato e continuano a sostenerlo, vedendo in lui la propria epifania, πιϕάνεια, «manifestazione»).

Ci possono essere categorie “normali” come bene, male, diritti, doveri, reati, punizioni, semplici regole?
Tutte quelle minutaglie dell’etica con l’aggiunta di qualche sparso dettame di pubblica morale che di solito tocca in sorta tutti i giorni a milioni di spensierati cittadini?

Cosa ci regala il suo eloquio e la sua pagliaccesca interpretazione del potere se non l’eterna tentazione italica: un uomo solo al comando –almeno nelle intenzioni- circondato da uno stuolo di gregari.

Instancabile decatleta populista, tutto teso a bloccare e alterare costantemente la dialettica democratica.

Cosa si nasconde dietro il commettere scientemente reati dichiarandosi continuamente innocente? Una condotta cinica o pschiatrica? Lo fa per difendere sempre e comunque il proprio modus operandi o, più semplicemente, perché non considera reato ciò che si è commesso?
Ovvero può rappresentarlo per la legge ma assolutamente non per il proprio sentire e soprattutto agire.

Attualizzazione grottesca del laissez (moi) faire e di un originale neo-mio liberismo, scende in politica anni fa spinto da necessità varie dettate da terzi e per difendere i propri molteplici interessi.
Stringe patti con chiunque per raggiungere lo scopo; mafia, post craxiani, post democristiani, post comunisti compiacenti, passando ogni volta che serve per il Vaticano.
Il suo libro paga sarà in futuro un bestiario da studiare con interesse antropologico.

Governa da venti anni per difendere esclusivamente i propri interessi e cosa assai originale lo fa attraverso il consenso popolare.
Nel frattempo tanto che ci si trovava non potè fare a meno di mettere le mani nella marmellata e fregarsi il barattolo intero: frodando il fisco e gli azionisti delle proprie aziende; facendo approvare leggi ad aziendam (le sue), ad personam (la persona è lui) soprattutto per mettersi al riparo dalla giustizia e per allungare all’infinito i tempi del giudizio (stessa cosa che tenta di fare con la propria immagine attraverso lifting, cerone e trapianto di capelli, cioè rinviare all’infinito il momento del decadimento e dell’avvicinarsi dell’umana morte); corrompendo giudici; pagando testimoni e prostitute; facendo eleggere i propri avvocati come deputati e senatori , insediandoli nelle commissioni giustizia che successivamente avrebbero dovuto ratificare le leggi, scritte per se stesso e proposte dai propri deputati serventi; facendo eleggere le proprie concubine a posti di governo, poco importa se locale o centrale ; costruendo un enorme conflitto di interessi; intasando le residenze più o meno ufficiali di scenette da basso impero; avendo regalato al mondo sinceri sorrisi di commiserazione che ha prontamente interpretato come plausi allo statista; avendo imposto all’attenzione dei media una classe dirigente che sembra la compagnia di un varietà; avendo costruito e propagato (forse questa è la responsabilità più grande) un nefando modello culturale attraverso le proprie televisioni, dove il peggio, non solo non è mai morto, ma anzi gode di ottima salute.

Aspirò a divenire il nostro Grande Fratello, impersonò solo il Grande Cognato.

Eppure per i suoi numerosi adepti tutto ciò è un merito e naturalmente, attraverso sconosciute acrobazie logiche e dialettiche, chi lo attacca o lo giudica , attacca direttamente la democrazia.
Parlare di una clamorosa alterazione di senso è naturalmente un eufemismo.

Ora è condannato in via definitiva mentre altri processi sono in corso .
Eppure il nostro si agita. Ricattatore a giorni alterni, scinde partiti come un titano. Argomenta come turpe golpista dentro studi televisivi amici oppure, di tutto truccato e microfonato, si pone dondolando dentro a quinte di cartone scintillante, allestite in fretta e furia dai propri scenografi, per dare -via etere- al paese la propria versione dei fatti (avvenimento quest’ultimo notoriamente alla portata di tutti , specialmente se si ha qualche problema con la giustizia) mentre stuoli di ultras vengono mandati in trasferta ad animare talk show nemici.

Pretende la grazia, ma non la chiede.

I servizi sociali lo indignano perchè avrebbe a che fare con qualche persona normale.

S’avanza invece l’immagine e l’idea che fa dell’ex premier uno di quei pensionati illividiti e indispettiti dalla sorte che ad alta voce si lamentano e inveiscono contro tutto e contro tutti, paventando complotti e guerre imminenti, invasioni di extracomunitari e virus dallo spazio, non comprendendo che l'unico vero nemico che si sta avvicinando è la solitudine.

Ma forse la cosa più patetica rimane che tutti continuano a parlare di lui (anche io in questo articolo non sono esente da commiserazione) incuranti della noia profusa e straboccante da centinaia e centinaia di pagine, share, link, tweet, etc etc.

La noia come un manto di lava o peggio di neve, che copre tutto indifferentemente e paralizza. La noia che copre il momento grave del presente e zavorra di qualsiasi pensiero impegnato a volare verso il futuro.

Alla fine proprio il manto della noia ci restituisce la verità, o un indizio di verità.
Il caro leader non è che la sintesi e lo specchio di come siamo veramente e di come ci siamo ridotti.

Quanto tempo perso a dedicare attenzione all’ometto del destino?
Alla realizzazione di una promessa della pubblicità?
All’attesa di un miracolo?
A pensare che quella mediocrità fosse –finalmente- uno status alla nostra portata?

Forse è solo malato.
Un egoarca con sete di potere e di ricchezza che ha in odio le leggi civili e tutto ciò che ricordi il concetto di bene comune.
La proprietà non deve essere solo privata. Deve essere unica ed esclusiva.
Nulla di originale sotto il sole.
La storia ne ha prodotti tanti di uomini così e ne produrrà ancora ,magari in serie.

Negli ultimi tempi questa mediocre vicenda e il suo inappuntabile protagonista, mi ha ricordato una candela che agita disperata la propria fiamma prima di estinguersi e la necessità, si spera per chi la osserva, di umettarsi bene i polpastrelli del pollice e dell’indice prima di spegnerla, definitivamente, con un gesto deciso.

Ai poster l'ardua sentenza.

Correlati

Cerca nel sito

300X300.jpg

Opinioni

Nell’Italia che non legge, dilaga la “ringraziamentite”.

Gli scrittori di oggi hanno copiato dai titoli di coda dei film di ieri il vezzo di ringraziare tutti quelli che hanno collaborato alla fattura del film, fino all’ultimo elettricista...

Sandro Marucci - avatar Sandro Marucci

Jackson Hole: le reticenze delle banche centrali

E’ stato un incontro molto “strano” quello di fine agosto a Jackson Hole, dove si sono confrontati Janet Yellen, presidente della Federal Reserve e Mario Draghi, presidente della Banca centrale...

Mario Lettieri  e Paolo Raimondi   - avatar Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011 Direttore responsabile Alessandro Ambrosin Redazione +39 393 5048930 Società editrice ARTNEWS srl, via dei Pastini 114, 00186 Roma P.IVA e C.F. 12082801007 tel 06.83800205 - fax 06.83800208