Venerdì, 11 Dicembre 2015 08:24

Psicologia sport. Le Ultra sono un vero e proprio viaggio introspettivo

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ROMA - Gli atleti considerano l’importanza del fattore mentale, affermando che non basta solamente l’allenamento fisico ma è opportuno sviluppare anche aspetti mentali quali la caparbietà, la tenacia, la determinazione e questi aspetti poi saranno utili anche per la vita quotidiana, infatti permetteranno di saper gestire ed affrontare determinate situazioni considerate difficili.

Per esempio per Angelo Fiorini riconosce l’importanza degli aspetti mentali in questo tipo di disciplna: “La motivazione principale che mi ha spinto ad iniziare tale percorso, è stata la mia caparbietà e tenacia nel cercare il prossimo risultato dopo averlo ottenuto, sfidando la fatica fisica, grazie ad un’ottima tenuta mentale che in questo tipo di attività estrema, è fondamentale perché le gambe possono essere in forma ma se la testa dice no non vai da nessuna parte!!!”

Per tanti atleti si tratta di una sfida con se stessi, con gli altri, per vedere dove si può arrivare, superare ogni limite, racconta Vincenzo Luciani: “Soprattutto la voglia di sfidare me stesso, di mettermi alla prova e di tentare l’avventura, di compiere un’azione straordinaria. E poi ho considerato la corsa come un esercizio allenante anche per la vita di tutti i giorni, perché si impara a resistere, a saper disciplinare se stessi, a mantenere la barra dritta anche nelle avversità della vita. Naturalmente la corsa presenta anche molti aspetti gioiosi: un senso di libertà, la possibilità di incontrare amici validi e di conoscere bene la multiforme fauna umana dei podisti.”

Per alcuni da un lato si tratta di un sano agonismo e dall’altra sperimentarsi per conoscersi per superare crisi in competizioni che poi ti aiutano a superare crisi nella vita, è il caso di Giuseppe Mangione: “Sono entrato nell’ottica di paragonare l’ultramaratona alla vita con tutte le sue difficolta momenti piacevoli e momenti brutti andare avanti e affrontare i vari problemi e cercare di pensare sempre positivo poi mi piace anche un po di sano agonismo.” Anche per Roberto d’Uffizi si tratta di una scuola di vita: “Lo sforzo organico prolungato nel tempo e il dover in qualche modo farvi fronte anche per mezzo della mente, rappresentano un’ottima scuola di vita per affrontare positivamente e costruttivamente gli imprevisti che ci capitano davanti nella vita di tutti i giorni: le mie motivazioni sono quindi anche indipendenti dall’aspetto sportivo.”

Le donne non si risparmiano a questo tipo di disciplina dura ed estrema, per loro è come dover dimostrare di essere superiori a se stessi ed agli altri che siano donne o uomini, quasi un godere a uscirne fuori stanche ma soddisfatti, ecco come lo spiega Francesca Canepa: “Mi piace l’endurance, spostare i confini di ciò che si ritiene di poter fare, provare a correre sempre più forte anche dopo molte ore. Adoro la sensazione di fatica appena finita la gara e vederla trasformarsi in recupero già nel giorno seguente. Io recupero subito.”

Per alcuni significa uscire fuori dalla zona di confort, fare qualcosa al di la dell’ordinario , come succede a Roldano Marzorati: “Uscire fuori dal gregge mi motiva, partecipare a gare che non sempre si è sicuri di potere portare a termine mi motiva, fare nuove conoscenze con un variegato mondo di persone non comuni mi motiva, la preparazione (allenamento) mi motiva, tutto il percorso che porterà alla gara mi motiva.”

Per alcuni si può trattare di una sorta di voto, di una promessa sfidante per dimostrare di tenerci a qualcuno o a qualcosa, ecco il racconto di Valentina Spano: “Alla base della decisione di andare oltre la maratona c'è comunque stata una spinta psicologica forte. Volevo portare la medaglia ad una persona che non poteva camminare più.mio suocero è stato in coma vegetativo per 14 mesi. Dalla sua malattia ho cambiato la mia corsa. È come se volessi fare tutti i km che lui non può fare più.”

Alcuni cercano sensazioni forti per sentire davvero di vivere intensamente, di essere veramente al mondo com spiega Vito Rubino: “Correre mi ha permesso di esplorare percorsi piu’ lunghi rispetto al trekking. In un certo modo la corsa e’ per me un trekking accelerato, per chi va di fretta. Ma c’è anche qualcos’altro che si innesca correndo. Respirare più forte, sentire gli odori della natura piu’ intensamente, sentire il cuore andare su di giri e spingere i miei limiti, in una parola vivere quei momenti piuùintensamente. Correre ha anche effetti di benessere a lungo termine.”

Per alcuni definire obiettivi ambiziosi è il giusto modo per passare all’azione ed organizzarsi per raggiungerlo nel miglior modo possibile, è un esempio Dante Sanson: “La consapevolezza di poter “riuscire a farcela”, e la creazione di un circolo virtuoso nel quale un ambizioso obiettivo mi dà la forza per affrontare una ambiziosa preparazione psicofisica e viceversa. Sarebbe psicologicamente quasi impossibile sacrificarsi per lunghi allenamenti fine a se stessi, sarebbe altrettanto impossibile, sciocco ed anche pericoloso, affrontare una ultramaratona senza la giusta preparazione (si potrebbe anche azzardare una gara senza la giusta preparazione ed arrendersi a meta ma per me sarebbe molto frustrante).”

Per alcuni è una possibilità per scoprirsi, per conoscersi meglio, lo spiega Andrea Accorsi: “Il senso della scoperta. Inteso come viatico per conoscermi meglio. Cerco la crisi, nello sport come nella vita. Sia chiaro: non sono un masochista. Per crisi intendo tutte quelle situazioni dove vengo ‘messo alle strette’, perché le vedo come opportunità di crescita e di scoperta. Odio aspettare che la vita accada. La cerco in ogni spigolo, anche dove so che può far male, che è pericolosa.” Anche per Raffaele Luciano si tratta di un’opportunità per conoscersi: “Nelle tre ultra che ho concluso, ho approfondito la conoscenza di me stesso, ho imparato a conoscere i miei limiti e superarli, rispettando il mio corpo. A livello mentale, ho imparato che con il sacrificio, e il duro lavoro posso raggiungere qualsiasi obiettivo, quelli che sembrano ostacoli insormontabili, paure che destabilizzano, possono essere superati con la volontà di arrivare e di superarsi.” Anche per Michele Graglia si tratta di una conoscenza personale oltre che all’esplorazione del territorio: Semplicemente Avventura ed esplorazione. Non solo di paesaggi selvaggi dove spesso mi trovo a correre ma forse, e soprattutto, esplorazione

dei propri limiti e delle proprie capacita. Le Ultra sono un vero e proprio viaggio introspettivo. 

Alcuni si divertono a raccontare le proprie imprese quasi impossibile e si divertono ad osservare lo stupore degli interlocutori, divertente è il racconto di Mario Demuru: “Mi sento importante! Quando racconto, ad esempio, l’esperienza al rientro da un’ultra, guardo gli occhi chi ascolta e mi rendo conto che resta affascinato dall’impresa, magari a caldo vorrebbe anche avvicinarsi ad una prova simile ma la corsa purtroppo non è per tutti, soprattutto non è per quelli che amano divano e pantofole. Noi, dico della cerchia dei runners che frequento, parliamo dei km come se fossero bruscolini. Una volta, per esempio, ho sentito il mio amico Stefano (di cui ho perso il conto delle ultra che ha fatto) che rispondeva ad una proposta di gara; la presentazione riguardava una competizione di pochi km e Stefano sorridendo ha detto: per una distanza del genere, non metto neanche le scarpe, rimango con le infradito ai piedi. Abbiamo riso per mesi, imitando la sua battuta, ogni volta che facevamo la valutazione di gare dove  andare a correre. Per me, correre un’ultra, è come intraprendere un lungo viaggio. I mesi di preparazione che precedono la gara sono faticosissimi ma motivanti. Faccio tantissime rinunce, sane privazioni, che a mio modo di vedere mi aiutano ad essere migliore; nella vita, in famiglia e anche nel lavoro. “

Per tanti vi è la bellezza della natura misto al piacere di una competizione performante come è il caso di Matteo Colombo: “In primis la passione e l’amore per la corsa e la montagna; poi, indubbiamente, il piacere di competere con me stesso e con gli altri corridori, oltre al fatto di poter raggiungere obbiettivi importanti… Tuttavia, la mia prerogativa più importante, a prescindere dalla distanza, è il piacere di correre in mezzo alla natura e di condividere momenti di gioia e di euforia con chi assieme a me corre con questo spirito.”

Alcuni atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere sperimentate ed alla ricerca della sfida, di vedere quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo.

 

Matteo Simone

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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