Mercoledì, 16 Febbraio 2011 09:02

Iran: l’Onda Verde è tornata a manifestare contro il governo

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TEHERAN –  Oggi il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad nel corso di un’intervista trasmessa questa sera dalla televisione di Stato ha affermato che i nemici che hanno organizzato le manifestazioni dell'opposizione di ieri falliranno nella loro campagna contro il governo.

Ahmadinejad ha avvertito i suoi nemici di non illudersi che farà la fine degli ex presidente tunisino, Ben Ali, e dell'egiziano Hosni Mubarak. Una dichiarazione che giunge all’indomani del ritorno in piazza, a manifestare contro il regime degli Ayatollah, di migliaia di sostenitori dell'opposizione. Oggi, in un clima tesissimo, la situazione in Iran è tornata apparentemente normale. Nelle strade di Teheran e delle altre città del Paese mediorientale, dopo gli scontri di ieri tra forze di sicurezza e migliaia di manifestanti anti-governativi, tutto sembra tornato come prima. Oggi poi, gli agenti antisommossa iraniani, che ieri sono intervenuti per disperdere la folla a colpi di manganellate, usando anche gas lacrimogeni e sparando in aria, sono stati schierati in forze, fin dall’alba, nelle principali piazze di Teheran. Un dispiegamento questo, avente l'obiettivo di impedire che anche oggi si tenessero nella capitale iraniana nuove manifestazioni, come quelle di ieri indette dall’opposizione riformista.

 

Movimento noto come Onda Verde e i cui due leader sono l'ex premier ed ex candidato alle presidenziali, Mir Hossein Moussavi e l'ex Presidente del Parlamento iraniano, Mehdi Karroubi. Da giorni i sono agli arresti esponenti riformisti sono agli arresti domiciliari per impedirgli di partecipare alle manifestazioni di ieri. Oltre agli agenti in tenuta anti sommossa, oggi in giro si sono visti anche moltissimi basij. Si tratta di forze paramilitari fedeli agli Ayatollah. Alcuni si sono distribuiti per le vie di Teheran e altri si sono posizionati di fronte al parlamento. Nel cui edificio era in corso una seduta parlamentare molto infuocata. Una seduta durante la quale i parlamentari dello schieramento ultraconservatore hanno invocato la pena di morte per i leader dell'opposizione, Karroubi e Moussavi. “Morte a Moussavi, Karroubi e Khatami”, hanno urlato a gran voce in aula. Poco prima il presidente del Parlamento, Ali Larjani aveva accusato apertamente gli USA e i loro alleati di aver dato supporto alle manifestazioni antigovernative. “Il Parlamento condanna i sionisti, gli americani, gli anti-rivoluzionari e l'azione anti-nazionalista dei sediziosi”, ha affermato Larjani nel suo discorso all’assemblea. Un acceso discorso che non ha fatto altro che alzare i toni, già alti, dello scontro politico nella capitale iraniana. Il Parlamento ha anche comunicato che istituirà un comitato per valutare questo movimento contro-rivoluzionario e avere indicazioni su come reagire. Un clima acceso ieri dalle numerose manifestazioni antigovernative duramente represse dalle autorità iraniane. Manifestazioni sfociate in duri scontri che, secondo quanto ha riferito oggi il portavoce della commissione Sicurezza nazionale e politica estera del Parlamento, Kazem Jalali, avrebbero provocato he la morte di due membri delle forze rivoluzionarie e popolari. Prima di lui il capo della polizia, Ahmad Reza Radan aveva riferito di un morto e nove agenti feriti. Per Radan le vittime erano cadute colpite da Mujaheddin del Popolo, Mko, la principale organizzazione di opposizione armata, che avevano sparato sulla folla.

 

Da Parigi i Mujaheddin però, hanno negato ogni loro responsabilità. Comunque sia, resta il fatto che l’opposizione al regime degli Ayatollah è tornata a manifestare dopo oltre un anno dall’ultima grande manifestazione di piazza antigovernativa nel dicembre 2009. Manifestazioni che il governo iraniano aveva vietato. Però, il movimento riformista, Onda Verde, nato nel giugno 2009 per protestare contro la rielezione del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, è sceso in piazza lo stesso. Una chiara sfida alle autorità di Teheran certamente spinta dagli avvenimenti accaduti in Egitto e Tunisia. Avvenimenti che il regime degli Ayatollah ha apertamente elogiato, ma che reprime al suo interno. Il divieto del governo iraniano era infatti, dettato dalla volontà di voler evitare che ogni forma di raduno potesse essere sfruttato dall'opposizione per risvegliare, negli animi degli iraniani, quei sentimenti che avevano spinto le proteste di piazza del 2009. Allora la repressione delle autorità fu cruenta con decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di arresti. Anche stavolta la risposta del governo di Teheran alle manifestazioni  anti governative non si è fatta attendere ne è stata da meno delle altre volte. Tra ieri e oggi sono stati arrestati migliaia di attivisti anti-governativi. A rivelarlo dalle sue pagine web il sito Kaleme molto vicino a Moussavi. Tra gli oppositori finiti dietro le sbarre anche Baqer Oskui, capo della sezione giovanile di Etemad Melli, il partito di Karroubi. Arrestato anche Ramtin Meqdadi, responsabile del movimento giovanile di Moussavi nella città di Babol, nel nord del Paese. Ieri erano stati arrestati  anche Ali Baqeri, ex alto funzionario del ministero dell'Interno ai tempi della presidenza del riformista Mohammad Khatami, e lo scrittore Hamed Shamlu. Le autorità iraniane hanno inoltre, confermato l'arresto di almeno altri 1.500 manifestanti. Oppositori del regime che sono stati tutti rinchiusi nel famigerato carcere di Evin a Teheran. Molti degli arrestati sono stati identificati come manifestanti grazie ai proiettili riempiti di vernice, i paintball. Si tratta di proiettili in dotazione alle  forze di sicurezza che permettono poi, di identificare come manifestante chi ne viene colpito. Come spesso accade i loro  familiari si sono radunati di fronte al Tribunale della rivoluzione in attesa di avere notizie dei loro cari. Le forze di sicurezza però, li hanno caricati e dispersi. Le autorità iraniane di fatto si rifiutano di dare informazioni ai familiari sui manifestanti ora detenuti. La repressione di fatto era già iniziata alcuni giorni prima quando a finire dietro le sbarre erano stati una ventina di attivisti dell'opposizione e diversi giornalisti. Tra questi l'ex direttore riformista dell'agenzia ufficiale Irna, Abdullah Nasseri. Messi agli arresti, però domiciliari, oltre a Moussavi e Karroubi, anche l'ex presidente, Mohammed Khatami grande sostenitore dell’Onda Verde. Stamani la magistratura iraniana ha fatto sapere che: “affronterà in tempi rapidi e severamente' i capi dell'opposizione”.

 

A parlare il procuratore generale, Gholamhossein Mohseni-Ejei. Il procuratore ha anche sottolineato quanto le proteste antigovernative siano state fomentate e organizzate dagli Stati Uniti attraverso dei movimenti di opposizione attivi in Iran. Tra gli arrestati di ieri figurava anche il consigliere spagnolo per gli affari consolari a Teheran, Ignacio Javier Perez-Cambra. Un fatto questo che ha innescato una crisi diplomatica tra Teheran e Madrid. Il diplomatico ieri, dopo essere stato fermato, era stato trattenuto per oltre quattro ore in un commissariato della capitale iraniana. Messo in guardia le autorità iraniane affinchè un episodio del genere non si ripeta più. Madrid ha minacciato di richiamare in patria il proprio ambasciatore in Iran se da Teheran non giungeranno entro 48 ore le scuse e spiegazioni soddisfacenti su quanto accaduto. L’episodio è stato definito dal capo della diplomazia madrilena, Trinidad Jimenez intervenendo in Parlamento come molto grave e inaccettabile. 

 

Il ministro ha anche fatto sapere di aver comunicato l'accaduto a Bruxelles, sede dell’Ue, ricordando che la detenzione di un diplomatico è vietata dalla Convenzione di Vienna e viola l'immunità. Per Madrid la gravità dell’episodio consiste proprio nel fatto che  le autorità iraniane hanno proceduto all'arresto senza considerare lo status del diplomatico spagnolo. Salutando il coraggio dei manifestanti, il segretario di Stato american, Hillary Clinton ha dato pieno sostegno alle loro rivendicazioni ed ha messo in guardia il regime contro l'uso della violenza. Nei giorni scorsi, con la speranza di contattare utenti iraniani, il Dipartimento di Stato USA ha inviato messaggi in lingua farsi su Twitter del tipo: “Vogliamo unirci alle vostre conversazioni” e “Annunciando di non autorizzare la marcia dell'opposizione, il governo iraniano dimostra di considerare illegali per il proprio popolo le attività elogiate nel caso dell'Egitto”. Nel frattempo, nel Paese mediorientale sono in atto dei veri e propri attacchi informatici contro i media e i blog dell'opposizione, all'indomani delle proteste antigovernative dell'Onda Verde. Sotto attacco sono: 'Daneshjoo News', il sito degli studenti universitari iraniani, 'Saham News', vicino a Karroubi, e il portale d'informazione 'Balatarin'. Proprio attraverso questi siti web, nei gironi scorsi era stato possibile divulgare nella rete i messaggi di sostegno alla manifestazione di ieri. Sui muri di Teheran da giorni sono anche comparse scritte inneggianti alla contestazione in vernice verde. Quel verde che è il colore del movimento di protesta Sempre nei gironi scorsi erano tornati a farsi sentire, dai tetti e dalle terrazze dei diversi quartieri della capitale, le grida di 'Allah Akbar', Dio è grande. Di fronte alla dura repressione, attuata dalle autorità iraniane, la comunità internazionale si  è mobilitata. Il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton ha invitato il governo iraniano a rispettare il diritto dei manifestanti antigovernativi di protestare pacificamente e ha criticato le restrizioni attuate dalle autorità locali nei confronti di alcuni membri dell'opposizione riformista.

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