Giovedì, 17 Febbraio 2011 17:08

Iran: governo isola leader opposizione e minaccia punizioni

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TEHERAN - In Iran Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi, i due leader dell’opposizione riformista iraniana, sono sempre più isolati.

Il regime degli Ayatollah, dopo averli tenuti lontani dalla piazza, mentre a Teheran e nel resto del Paese si svolgevano manifestazioni anti governative, le prime dopo oltre un anno, ora punta ad impedirgli ogni contatto con i manifestanti antigovernativi. Le autorità hanno anche in programma di prendere provvedimenti contro i due leader riformisti.  La prima mossa delle autorità iraniane, come già accaduto in altre occasioni, è stata quella di sostenere che Moussavi e Karroubi sono alla guida di un movimento sedizioso contrario ai principi della Repubblica Islamica. Inoltre, ha annunciato per domani venerdì, dopo la preghiera di mezzogiorno, una contro-manifestazione a Teheran per condannare la rivolta di lunedì e per denunciare le malvagie forze di opposizione facenti capo ai due oppositori. Oggi il  capo dell'autorità giudiziaria iraniana, l'ayatollah Sadegh Larijani ha accusato Moussavi e Karroubi di tradimento e di essere sostenuti da sionisti, Stati Uniti e Regno Unito. “Il tradimento dei capi della rivolta è visibile a tutti.

Questo gruppo di Kharavej deve sapere che nonostante la bontà islamica, noi non accettiamo che mettano in pericolo il regime”, ha affermato Larijani aggiungendo: “Chiedo a tutti di permettere alla giustizia di agire nel rispetto della legge, nell'interesse del regime. Voglio impedire ai capi della rivolta di rilasciare dichiarazioni”. Sadegh Larijani ha infine esplicitamente affermato: “I capi della rivolta devono sapere che non hanno nessun posto nel Paese”. Una dichiarazione, quella del procuratore capo iraniano, che getta benzina sul fuoco e giunge all’indomani di quella del procuratore generale iraniano, Gholam Hossein Mohseni Ejeie e del presidente del parlamento Ali Larjani, suo fratello. Mohseni aveva annunciato la sua intenzione di prendere provvedimenti nei confronti di Moussavi e Karroubi. “I capi delle sommosse debbono essere punti per i loro atti criminosi e, ad Allah piacendo, saranno intraprese azioni legali in tal senso”, aveva affermato il procuratore generale. Mentre, Ali Larjani aveva ulteriormente innalzato i toni, già alti, dello scontro politico nella capitale iraniana con un discorso all’assemblea parlamentare in cui attaccava i due leader riformisti. I Kharavej sono le persone che si ribellano al potere religioso. Un colpa che in Iran è punita con la morte. Ed è forse proprio a questo che punta la nomenclatura del regime iraniano per liberarsi dei due leader riformisti. I due, rispettivamente ex primo ministro e ex presidente del parlamento durante la presidenza del riformista Mohammad Khatami, sono diventati una vera e propria spina nel fianco delle autorità iraniane.

Dal giugno 2009 hanno dato vita nel Paese Mediorientale ad un movimento riformista che si oppone al presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Si tratta dell’Onda Verde che contesta le elezioni presidenziali del giugno 2009, che videro la riconferma alla presidenza dell’Iran di Ahmadinejad. Un vittoria che su cui ancora oggi pesano forti sospetti di brogli. Moussavi e Karroubi furono due dei quattro candidati sconfitti dall’attuale capo dello stato iraniano. Moussavi nei pronostici della vigilia era il favorito e anche gli exit poll a seggi chiusi lo davano per vincitore. Inspiegabilmente appena 24 ore dopo la chiusura dei seggi, un record, Ahmadinejad venne proclamato vincitore delle elezioni. Negli ultimi giorni contro di loro si sono moltiplicati gli appelli al regime per un processo rapido e una punizione severa. Da giorni la Tv di Stato iraniana mostra manifestazioni e immagini in cui manifestanti e deputati chiedono a gran voce che Moussavi e Karroubi vengano impiccati. Per le autorità iraniane i due oppositori sono ritenuti responsabili, in quanto ispiratori, della manifestazione di piazza di lunedì scorso. I due effettivamente nei giorni antecedenti alle manifestazioni hanno diffuso, attraverso la rete, inviti ai cittadini iraniani a partecipare ai cortei a sostegno delle rivolte arabe. Manifestazioni in cui ha perso la vita almeno una persona e alcune centinaia sono state arrestate in seguito agli scontri tra manifestanti dell'Onda Verde e forze di sicurezza iraniane. Ieri, nel corso dei  funerali della vittima, Sane'e Zhale, studente della Facoltà delle Belle Arti di Teheran, ci sono stati ancora scontri tra sostenitori del regime e manifestanti antigovernativi. Un gruppo di basij, la milizia islamica pro-regime, ha assalito degli studenti che avevano organizzato un sit-in di protesta contro il governo e la polizia.

Da qui ne è nato un cruento scontro che ha coinvolto anche altre persone. Ieri le autorità iraniane hanno anche cercato di accreditarsi il giovane studente morto come uno di loro ed hanno organizzato i funerali di Stato per il ragazzo, definendolo un martire della repubblica islamica. In realtà il giovane, ucciso lunedì con un colpo d'arma da fuoco, era un sostenitore dell’Onda Verde. In risposta a queste proteste anti-governative le autorità iraniane hanno anche messo in atto una dura repressione e compiuto numerosi arresti di oppositori anche nei giorni successivi alle proteste. Anche Hossein Karroubi, figlio maggiore di uno dei due leader, sarebbe sfuggito ad un tentativo di arresto da parte dei basij che hanno fatto irruzione nella sua abitazione a Teheran, ma non l’hanno trovato in casa. Quello di perseguitare anche i loro familiari è una tattica a cui ricorrono sovente i miliziani del regime iraniano resisi responsabili di una sanguinosa repressione nei confronti dei manifestanti riformisti. Hossein è sottoposto da mesi alle pressioni degli agenti delle forze speciali della polizia iraniana ed è stato almeno una volta aggredito e picchiato e circa tre settimane fa anche arrestato e trattenuto per alcune ore. Lo stesso Karroubi padre, che ora è da sei giorni agli arresti domiciliari, è stato più volte aggredito e lo stesso vale per Moussavi e la moglie.

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