Giovedì, 17 Aprile 2014 14:32

Ucraina a un passo dalla guerra. Putin contro tutti, sanzioni in vista

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ROMA - L'Ucraina è diventato un luogo di morte. Mentre a est la situazione rimane tesa e si aggrava il bilancio delle vittime, Vladimir Putin nega la presenza di militari russi in Ucraina. Definisce "sciocchezze" le accuse mosse nei confronti del suo Paese, mentre denuncia l'uso della forza usato contro i manifestanti russofoni.

Insomma per Putin, Kiev sta spingendo l'Ucraina verso l'abisso. Durante il suo intervento televisivo il capo del Cremlino ha avvertito che  asupica molto sentitamente di non dover mandare le truppe in Ucraina, pur avendone il  diritto , dopo il via libera ottenuto dal Senato a marzo. Putin ha poi ribadito che farà farà il possibile per aiutare la popolazione russofona a difendere i propri diritti.  Ma non solo. Putin, nella sua maratona tv,  ha tirato in ballo anche il debito che Kiev deve alla Russia per il gas prelevato.  «Siamo pronti a tollerare ancora, tollereremo per un mese. Se non ci saranno pagamenti nel gire di un mese, allora, nel rispetto del contratto, passeremo a un cosiddetto pagamento anticipato». 

Insomma, la tensione è alle stelle. Anche a Ginevra  i colloqui a quattro  delle diplomazie di Mosca e Kiev, con la mediazione di Usa e Ue (i primi da quando è scoppiata la crisi) sono cominciati con una girandola di bilaterali da cui però non è emerso nulla. L'incontro è cominciato alle 11 e proseguirà con una colazione di lavoro che vedrà seduti tutti attorno allo stesso tavolo il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, il collega ucraino, Andriy Deshchytsia, il segretario di Stato Usa, John Kerry, e la responsabile della diplomazia Ue, Catherine Ashton. Sola contro tutti, paradossalmente la Russia è in una posizione di forza sul terreno e attende fiduciosa che si arrivi a una «soluzione di compromesso», come ha anticipato il presidente russo, Vladimir Putin. Ma il rischio è dell'impasse, di fronte a esigenze inconciliabili.  Putin ha attribuito «grande importanza» ai colloqui di Ginevra ma a suo avviso il compromesso necessario a uscire dalla crisi deve essere trovato «all'interno» del Paese e non all'esterno, «tra parti terze» come Mosca e Washington. Il primo passo, inoltre, deve essere una riforma costituzionale che preceda le elezioni presidenziali. Non è mancata l'attesa stoccata alla Nato, i cui piani di allargamento a est - a suo dire - mirano a far uscire la Russia dal Mar Nero, e agli Stati Uniti che premono per lo Scudo anti-missile in Europa orientale ma con scopo «offensivo» e non difensivo come vogliono farlo passare gli Alleati. Per l'Ue il monito è sull'energia: «Possono smettere di comprare gas russo? Dal mio punto di vista, no», ha sentenziato.  

Nel frattempo il presidente Francois Hollande ha menzionato l'ipotesi di inasprire le sanzioni europee contro la Russia in assenza di una «soluzione» ai negoziati di Ginevra. «Potremmo elevare il livello delle sanzioni se non emergessero soluzioni» a Ginevra, ha dichiarato il capo dello stato francese al fianco del primo ministro ceco, Bohuslav Sobotka, ricevuto all'Eliseo.

 «Ma non è nostra volontà», ha aggiunto proprio mentre si svolge una riunione a Ginevra tra i capi dello stato di Russia, Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea.

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